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Dove si pagano le spese processuali?

18 Novembre 2020
Dove si pagano le spese processuali?

Come funziona la condanna alle spese e la distrazione delle spese processuali in favore dell’avvocato di controparte: a chi e dove bisogna versare i soldi. 

Un nostro lettore, dopo aver perso una causa civile, è stato condannato a rimborsare alla controparte le spese del giudizio. Ci pone quindi questa domanda: dove si pagano le spese processuali? In pratica, vuol sapere a chi rivolgersi – se al tribunale o all’avvocato dell’avversario – per adempiere all’obbligo contenuto nella sentenza. 

La domanda è frutto di un equivoco. La condanna alle spese processuali infatti non è né una sanzione, né un risarcimento del danno. Si tratta di una semplice disposizione, prevista dalla legge e attuata dal giudice con la sentenza finale, dovuta a titolo di rimborso. 

Ma procediamo con ordine e vediamo dove si pagano le spese processuali.

Chi paga le spese processuali?

Le spese processuali sono sostenute, di norma, da chi perde il giudizio. È il giudice a decidere, nella sentenza che definisce la causa, se addossare tali spese sulla cosiddetta parte soccombente o meno. Si intende soccombente la parte che non vede accolte le proprie domande (anche formulate in via subordinata) o che vede accolte le domande della controparte. 

La legge consente eccezionalmente di disporre anche la cosiddetta “compensazione delle spese legali” in base alla quale le spese gravano su ciascuna delle parti che le ha sostenute. In tal caso, non ci sarà alcun rimborso. Ciò avviene quando la questione trattata in giudizio è nuova, quando le parti sono entrambe vincitrici e soccombenti, o quando vi è un contrasto giurisprudenziale sull’interpretazione delle norme applicate dal giudice.

La regola però vuole che sia il soccombente ad essere condannato al rimborso delle spese a favore dell’altra parte. Il soccombente deve, quindi:

  • rimborsare alla parte vittoriosa le spese che ha sostenuto dall’inizio del giudizio;
  • pagare il compenso spettante all’avvocato della parte vittoriosa, nei limiti dell’importo liquidato dal giudice nella decisione: se la parte vittoriosa e l’avvocato si sono accordati per un pagamento del compenso in misura maggiore, tale accordo non rileva né riguarda il soccombente.

A chi e dove si pagano le spese processuali?

Le spese processuali, costituendo un rimborso, vanno versate alla controparte, ossia direttamente all’avversario che ha vinto il giudizio. Se, ad esempio, la sentenza ha condannato un soggetto a versare a un altro 2.000 euro a titolo di risarcimento del danno, oltre a 900 euro a titolo di spese processuali, il versamento dovrà essere complessivamente di 2.900 euro. 

Il soccombente dev’essere condannato a rimborsare al vincitore anche la somma dovuta da quest’ultimo al proprio difensore a titolo di Iva (voce accessoria, di natura fiscale, del corrispettivo dovuto per prestazioni professionali). L’eventualità che la parte vittoriosa, per la propria qualità personale (si pensi a un’azienda), possa detrarre l’Iva dovuta al proprio difensore non incide su tale condanna.

Per pagare le spese processuali quindi bisogna rivolgersi direttamente all’avversario e non al suo avvocato. Con quest’ultimo si potrà avere un contatto per conoscere il conto corrente su cui versare gli importi. 

È possibile pagare le spese processuali:

  • in contanti se non superano il tetto di tracciabilità imposto dalla legge (attualmente, è di 2.000 euro; dal 1° gennaio 2022, invece, sarà di 1.000 euro);
  • con assegno non trasferibile intestato alla controparte vincitrice;
  • con bonifico bancario direttamente sul conto della controparte vincitrice. 

Pagamento delle spese processuali all’avvocato di controparte

Eccezionalmente, la parte soccombente può essere tenuta a pagare le sole spese processuali all’avvocato della parte vincitrice. Ciò succede quando quest’ultimo richiede al giudice la cosiddetta distrazione delle spese processuali. 

Con tale istanza, il legale può chiedere al giudice che, nella stessa sentenza, in caso di vittoria del suo assistito, liquidi direttamente in suo favore le spese processuali. Ciò per ottenere più facilmente e con maggiore sicurezza il pagamento del proprio compenso e il rimborso delle spese anticipate.

In caso di mancato pagamento, l’avvocato avrà diritto ad agire personalmente nei confronti della parte soccombente: egli diventa quindi creditore verso quest’ultima, al posto del suo cliente.

Tra il difensore del vincitore e la parte soccombente si instaura quindi un rapporto autonomo rispetto a quello fra i contendenti che, nei limiti della somma liquidata dal giudice a titolo di rimborso delle spese processuali, si affianca a quello di prestazione d’opera professionale fra il cliente vittorioso e il suo difensore. 

Quindi, in caso di distrazione, la parte soccombente dovrà versare le sole spese processuali all’avvocato di controparte, mentre tutte le altre somme (ad esempio, a titolo di risarcimento del danno) andranno versate direttamente alla parte avversaria vincitrice. 

Il difensore diviene creditore del soccombente anche dell’importo relativo all’Iva e alla Cassa professionale (pari al 4%) e deve emettere la fattura con addebito della rivalsa al cliente, precisando di avere già ricevuto il relativo importo dal soccombente.

Che succede se non si pagano le spese processuali?

La parte o l’avvocato che non ha ricevuto il pagamento delle spese processuali può agire nei confronti della parte soccombente direttamente con il pignoramento dei beni, previa notifica di una diffida a mezzo dell’ufficiale giudiziario, detta «atto di precetto». Con l’atto di precetto si dà al debitore un ultimo termine di 10 giorni per adempiere spontaneamente prima dell’avvio dell’esecuzione forzata. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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