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Visite al minore: la distanza non scusa in caso di affidamento condiviso

3 febbraio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 febbraio 2014



Visite discontinue vietate: può essere escluso l’affido condiviso di un minore al genitore che, dopo la separazione, non faccia visita al figlio a causa della distanza.

Dopo la separazione di una coppia, non è raro il caso che una delle parti si trasferisca in un’altra città, ad esempio per ragioni di lavoro o dettate dalla vicinanza con la famiglia d’origine.

Quando, tuttavia, questo accade in presenza di figli minori, la distanza tra le residenze dei genitori viene a creare, per chi non conviva con i figli, un oggettivo ostacolo alla loro frequentazione.

Quello di far visita ad un figlio, non è solo un preciso diritto del genitore non convivente, ma anche un dovere che va esercitato con costanza, poiché il minore necessita di riferimenti affettivi stabili e continuativi.

Pertanto la distanza tra le abitazioni dei genitori non può essere una giustificazione per esercitare, in modo discontinuo, il diritto-dovere di visita del minore, specie nel caso in cui vi sia l’affidamento condiviso dei figli. In tali casi, chi vada a trovare saltuariamente il figlio, può perdere l’affidamento condiviso.

Lo ha affermato di recente la Cassazione [1].

La regola generale è che i figli debbano essere affidati in modo congiunto a entrambi i genitori (cosiddetto “affidamento condiviso”). L’affido in via esclusiva a uno dei genitori [2], infatti, va previsto nella sola ipotesi in cui vi potrebbe altrimenti essere un concreto pregiudizio al bambino.

Ebbene, secondo la Suprema Corte tale pregiudizio per il minore si verifica anche quando non gli venga garantita la continuità dei rapporti col genitore non convivente (anche se per causa a questi non imputabile).

Pertanto, a parere dei giudici, il tribunale può disporre l’affidamento in via esclusiva del minore in favore del genitore con lui convivente, se l’altro non lo vada a trovare in modo continuo.

Nella vicenda presa in esame dalla Suprema Corte, la mancanza di continuità nell’esercizio del diritto-dovere di visita verso un bambino era stata considerata come sintomo di grave disinteresse da parte del genitore e pertanto dannosa per il minore.

note

[1] Cass. ordinanza n. 17990 del 24.7.13

[2] Art. 155 bis cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com

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9 Commenti

  1. Buongiorno, nella fattispecie di un genitore che in questo caso ha difficoltà economiche (il costo della vita aumenta ma gli stipendi pubblici sono bloccati da anni) è questo è un dato di fatto che impedisce molti genitori a “saltare” le condizioni di visita alternate. Da uno stipendio di 1100euro mensili non si arriva a fine mese, la Corte di Cassazione non tiene conto di questo? Ma per affido condiviso s’intende l’interezza di quanto prescritto dalla legge, ma quando l’affido condiviso non contiene tutte le norme legislative con forti limiti di movimenti e di orari ad un genitore che lo si viene incluso solo per “pagare” senza altri diritti per il proprio figlio, il cambiamento di regime ad affidamento condiviso che condiviso non è se venisse cambiato non è un problema…questo la Cassazione lo ha mai valutato ? Grazie

  2. Le difficoltà economiche certamente possono costituire (e spesso costituiscono) delle notevoli limitazioni per genitori che vivono in città diverse che vogliono comunque esercitare la propria genitorialità.
    In questi casi, infatti, mi è spesso capitato che il Giudice, riconoscendo i limiti economici (di una o di entrambe le parti), favorisse una diversa regolamentazione delle visite, anche in parziale accoglimento di quanto suggerito da noi CTP. In alcuni casi, infatti, il Giudice ha disposto visite al genitore presso cui non era collocato il minore, visite più lunghe, benché più rade nel tempo. Per intenderci, anziché a weekend alternati e il giorno infrasettimanale, un weekend più lungo.
    E’ comunque fondamentale – come detto nell’articolo – che vi sia un reale desiderio di esercizio della propria genitorialità. Le questioni pratiche (ed economiche) possono poi quindi essere discusse.

    Dott. G. Franciosi

  3. Quando un padre vuole trascorrere del tempo col proprio figlio collocato presso la madre con affido condiviso , propone di occuparsene due volte a settimana con pernotto e riporto a scuola dell’infanzia (bambina di 5 anni) più un weekend col riporto del lunedì mattina a scuola a settimane alterne perché gli operatori sociali e psicologi sono contrari ? si inizia a parlare di bambini sballotati o pacchi postali …penso che sia una occasione di crescere meglio insieme anche da separati ma in italia è visto come anomalo perché gli uomini in generale sono disinteressati pertanto sei è considerati conflittuali anomali solo per far dispetto alle ex…nulla può far pensare all’amore e affetto desiderio di un padre …come fare per applicare la legge su questo diritto ????

  4. i bambini nn sono un pacco hanno gia perso la famiglia unita ,dovrebbero perdere anche la sicurezza di riconoscere e distinguere quale è il luogo che chiamano casa?inoltre i bambini sono abitudinari amano e hanno bisogno delle loro abitudini dei loro luoghi basta pochissimo per stravolgerli hanno bisogno delle loro cose e i loro spazi della loro cammeretta ecc. e non di andarsene continuamente in giro con una valigia ,penso che se di amore paterno si parla allora toccherebbe avere più sensibilita’

    1. perfetto, allora il bambino vive con il padre e tu vai a fargli visita senza sballottarlo. ovviamente dopo aver versato assegno di mantenimento mensile ed essere uscita dalla casa coniugale, sobbarcandoti in aggiunta le spese di trasferimento. Siamo d’accordo?

  5. Salve, ho un bambino di 3 anni il cui padre vive a 500 km di distanza. Viene a trovarlo una volta al mese x 2 giorni, gli ho proposto di soggiornare a casa mia, in una mansarda con ingresso indipendente, ma lui preferisce andare in albergo, e inoltre pretende che il piccolo si rechi, accompagnato dalla nonna materna, ogni mese a fargli visita a casa sua per 4 giorni..e mi ha detto che io dovrei contribuire alle sue spese di viaggio per vedere il figlio (contando che lui corrisponde un assegno di mantenimento di soli 200 euro mensili). ora sto per andare dal giudice per definire gli accordi, ma da quanto leggo sopra, quello che chiede lui è (per fortuna) totalmente inverosimile!Inoltre tenuto conto che io accudisco il piccolo 29gg al mese, dovrebbe corrispondere un assegno molto più sostanzioso,tenuto conto che ne ha la possibilità economica, o sbaglio?! Grazie

    1. Mandiamo il bambino a vivere dal padre, tu paghi assegno di mantenimento e vai a far visita al piccolo sobbarcandoti le spese di viaggio. Abbiamo ora risolto i tuoi problemi o ritieni questa faccenda ancora inverosimile?

  6. cara sara mi sento di rispondere indignato al tuo post in quanto ho una figlia di 3 anni che risiede a 300 km da me ……intanto tu giudichi questa richiesta inverosimile ma siete tutte brave a chiedere soldi e non lo siete affatto a mettervi nei panni dell altra persona che vive per lavoro la distanza affettiva dal figlio quindi nn considero affatto inverosimile che tu ti faccia carico della metà delle spese dei trasferimenti che si devono sostenere per esercitare il diritto di visita in quanto cosa che voi donne proprio non vi riesce di capire è che questo è nell interesse del figlio e non nell interesse del compagno questo è quello che spero dica il giudice al mio ricorso e DIO sa quanto è giusta questa cosa

  7. Buonasera, io invece ne devo fare 800 di km per vedere i figli, fino ad ora ogni 15 g ma economicamente non è più possibile ogni 15 gg

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