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Rendita per infortunio: quali parenti ne hanno diritto?

18 Novembre 2020 | Autore:
Rendita per infortunio: quali parenti ne hanno diritto?

I familiari del lavoratore vittima di un incidente sul lavoro hanno diritto al risarcimento da parte dell’Inail?

L’Inail, l’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, tutela la generalità dei lavoratori dipendenti dalle conseguenze derivanti dagli incidenti o dalle patologie connessi all’attività svolta. Questa tutela è sempre riconosciuta, anche se il lavoratore è in nero, o se il datore non paga i premi dovuti.

Non è solo il lavoratore ad essere coperto dall’Inail, ma lo sono anche i suoi familiari superstiti, nel malaugurato caso in cui si verifichi il decesso dell’assicurato a seguito di un infortunio lavorativo o di una malattia professionale. I congiunti della vittima, difatti, possono aver diritto alla rendita ai superstiti.

Ma, relativamente a questa rendita per infortunio, quali parenti ne hanno diritto? Ci si domanda, in particolare, se i familiari più stretti del lavoratore deceduto a causa dell’attività svolta abbiano sempre diritto alla tutela dell’Inail, oppure se, oltre al legame di parentela con la vittima, sia necessario soddisfare specifici requisiti.

Alla domanda ha risposto la Cassazione, con una nuova ordinanza [1] che fa chiarezza sull’argomento.

Osserviamo dunque, nel dettaglio, quali sono i familiari potenzialmente destinatari della rendita ai superstiti e come viene calcolata la prestazione economica, per poi capire, nel concreto, quali sono i presupposti per il riconoscimento e in quali casi può essere erogata dall’Inail.

Quali prestazioni riconosce l’Inail?

Ricordiamo innanzitutto che l’Inail, in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, può riconoscere le seguenti prestazioni al lavoratore assicurato, in base alle sue condizioni di salute generali e alla riduzione della capacità lavorativa:

  • la rendita diretta per inabilità permanente;
  • la rendita per inabilità temporanea assoluta;
  • l’indennizzo per danno biologico;
  • la rendita unificata per eventi lesivi che ricadono nello stesso regime assicurativo;
  • l’assegno personale continuativo;
  • la rendita di passaggio;
  • l’erogazione integrativa di fine anno;
  • le prestazioni protesiche;
  • l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • le prestazioni termali e i soggiorni climatici;
  • l’esenzione dal ticket sanitario;
  • le cure per la riabilitazione;
  • il rimborso spese di alcuni farmaci in classe C.

Ne abbiamo parlato approfonditamente in: Infortunio sul lavoro e malattia, che cosa paga l’Inail. Oltre a queste prestazioni, l’Inail riconosce la rendita ai superstiti del lavoratore. Può essere riconosciuto anche un beneficio una tantum previsto dal Fondo vittime gravi infortuni, su richiesta degli aventi diritto, oltre a un’anticipazione della rendita pari a 3 mensilità della rendita annua calcolata sul minimale retributivo di legge.

Che cos’è la rendita ai superstiti?

La rendita ai superstiti è una prestazione economica, non soggetta a tassazione Irpef, riconosciuta dall’Inail ai familiari superstiti del lavoratore deceduto a seguito di un infortunio o di una malattia professionale.

La rendita decorre dal giorno successivo alla morte del lavoratore.

A quali superstiti del lavoratore spetta la rendita?

La rendita è riconosciuta ai seguenti familiari del lavoratore aventi diritto:

  • il coniuge o il partner unito civilmente: a questi familiari, la rendita spetta fino alla morte o a nuovo matrimonio;
  • i figli:
  • fino al 18° anno di età, senza necessità di ulteriori requisiti;
  • fino al 21° anno di età, se studenti di scuola media superiore o professionale, viventi a carico e senza un lavoro retribuito, per tutta la durata normale del corso di studio
  • non oltre il 26° anno di età, se studenti universitari, viventi a carico e senza un lavoro retribuito, per tutta la durata normale del corso di laurea;
  • maggiorenni inabili al lavoro, finché dura l’inabilità.

In mancanza di coniuge/unito civilmente e figli, la rendita spetta:

  • ai genitori naturali o adottivi, viventi a carico, fino alla morte;
  • ai fratelli e alle sorelle, viventi a carico e conviventi, in presenza degli stessi requisiti previsti per i figli.

A quanto ammonta la rendita ai superstiti?

La rendita ai superstiti è calcolata sulla base della retribuzione massima convenzionale del settore industria e spetta nella misura del:

  • 50% al coniuge/unito civilmente;
  • 20% a ciascun figlio;
  • 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori;
  • 40% a ciascun figlio naturale riconosciuto o riconoscibile, sia in caso di decesso dell’unico genitore che lo abbia riconosciuto, sia in caso di decesso di uno dei due genitori naturali, prescindendo da ogni considerazione in ordine all’esistenza in vita dell’altro genitore naturale ed all’eventuale riconoscimento del figlio da parte di quest’ultimo;
  • 40% a ciascun figlio di genitore divorziato.

In mancanza di coniuge/unito civilmente e figli è riconosciuto il:

  • 20% a ciascun genitore naturale o adottivo
  • 20% a ciascuno dei fratelli e delle sorelle.

La somma totale delle quote di rendita che spettano ai superstiti non può superare il 100% della retribuzione presa a base per il calcolo della rendita stessa. In caso contrario le quote vengono ridotte.

La rendita viene rivalutata annualmente, a seguito di apposito decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Quando un familiare è vivente a carico di un lavoratore?

La vivenza a carico del lavoratore deceduto è provata quando l’interessato ha un reddito pro capite inferiore alla soglia ricavata sulla base del reddito medio netto delle famiglie italiane, pubblicato periodicamente dall’Istat e abbattuto del 15%.

La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata [1] sull’argomento, chiarendo con maggiore dettaglio quando è verificata la vivenza a carico; devono ricorrere contestualmente le seguenti condizioni:

  • Il superstite deve trovarsi senza sufficienti mezzi di sussistenza autonomi;
  • bisogna provare che il lavoratore defunto concorreva al suo mantenimento, in modo costante e regolare, anche non in misura totale; in pratica, il lavoratore doveva mantenere il familiare superstite, se non completamente, almeno in modo significativo e non occasionale;
  • bisogna poi considerare anche il reddito dell’eventuale coniuge del superstite della vittima che domanda la rendita: tra coniugi sussiste infatti l’obbligo di assistenza materiale.

Secondo la Suprema corte, in conclusione, per il diritto alla rendita deve essere verificato un rapporto diretto di dipendenza economica dei congiunti con il lavoratore infortunato: non è sufficiente dimostrare la sola convivenza con l’assicurato o il parziale mantenimento.


note

[1] Cass. ord. 25975/2020.


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