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Lesione della legittima: come si imputano le donazioni?

21 Novembre 2020
Lesione della legittima: come si imputano le donazioni?

Questione riguardante il calcolo corretto di una massa ereditaria, con disposizioni testamentarie da mio padre a noi tre sorelle. Non ci sono altri eredi.  Poiché mio padre, in vita, ha fatto numerose donazioni antecedenti al testamento, mi sono chiesta se il testamento possa porre una lesione della quota di legittima che toccherebbe a me.

Io ho ricevuto 105 milioni di lire versati da papà con due assegni circolari e mi chiedevo se sono da considerarsi un anticipo della legittima oppure una donazione che rientra nella quota disponibile? Se dovesse entrare nella disponibile (naturalmente soggetta a collazione) papà con il testamento non avrebbe avuto a disposizione ancora  tutto il 33% da donare ma una parte minore, perché l’avrebbe già in parte impegnata con atti precedenti.

La corretta procedura da intraprendere in questo caso, al fine di determinare la porzione disponibile ai sensi dell’art.556 c.p.c. del Suo defunto padre e, quindi, determinare se vi è stata lesione della Sua legittima è operare la cosiddetta riunione fittizia di tutti i beni che appartenevano al defunto al momento del decesso.

Di fatto, si tratta di un processo di riunione fittizia tra attivo netto (tolti eventuali debiti di Suo padre) e “donatum”, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione.

In tal modo, si determina la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma del valore del “relictum” al netto e del valore del “donatum”, imputando, le liberalità fatte al legittimario con conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (sul punto si è pronunciata Trib. Trento, 8 maggio 2015).

Come anche ribadito dalla Cassazione, nel procedimento per la reintegrazione della quota di eredità riservata al legittimario, il momento di apertura della successione rileva per calcolare il valore dell’asse ereditario (Cass. civ. Sez. II, 17/03/2016, n. 5320 (rv. 639182).

Nel Suo caso, l’avvenuta esecuzione delle disposizioni testamentarie e donatarie dovrebbe, quindi, portare ad una ricostruzione virtuale dell’asset patrimoniale del de cuius.

Il fatto che Suo padre abbia disposto per alcune donazioni, la dispensa da collazione non basta ad evitare la riduzione delle disposizioni in caso di lesione della Sua legittima, in quanto la dispensa ha comunque effetto nei limiti della quota disponibile (art. 737, II° co., cod. civ.).

Quindi, la dispensa dalla collazione non sottrae il donatario agli effetti di una eventuale azione di riduzione che venga esercitata contro di lui dagli altri riservatari al fine di recuperare la quota parte dei beni donati in eccedenza della disponibile.

Conseguentemente, il donatario dispensato dall’obbligo di collazione può ritenere la donazione fino alla concorrenza della quota disponibile e della sua quota di riserva, per cui se il testatore ha dichiarato che una sua disposizione deve avere effetto a preferenza delle altre, questa disposizione si riduce a meno che il valore delle altre disposizioni in favore del legittimario leso non siano sufficienti a integrare la quota riservata ai legittimari.

Per fare ciò, come dicevo, occorrerà però fare riferimento all’istituto della riunione fittizia; solo così potrà verificare effettivamente la lesione della Sua quota.

Non potranno rientrare gli atti di compravendita, seppure simulati, in quanto atti a titolo oneroso (almeno ufficialmente); in quel caso, occorrerà preliminarmente procedere con un’azione di simulazione nei confronti delle parti acquirenti interessate; azione che si prescrive in dieci anni.

La regola, dunque, stabilisce che tutte le donazioni fatte in vita devono sottostare a tale riunione, in quanto sono soggetti a riduzione anche tutti i beni di cui sia stato disposto a titolo gratuito, direttamente o indirettamente, come nel caso delle somme stanziate per l’acquisto dell’immobile.

Difatti, ai sensi dell’art.556 c.c., vanno riuniti all’asse anche i beni di cui sia stato disposto a titolo gratuito, ancorché in modo simulato, direttamente o indirettamente, da stimare, nella loro consistenza oggettiva, con riferimento al momento della donazione, e nel loro valore economico sulla base del potere d’acquisto della moneta al momento dell’apertura della successione.

Pertanto, tutte le donazioni da Lei elencate nella richiesta di consulenza dovranno formare questa virtuale riunione, concorrendo a formare il patrimonio ereditario insieme a tutti gli altri beni caduti in successione, sia essi beni mobili, sia essi beni in denaro.

L’istituto della riunione fittizia, benché operi in maniera diversa dalla collazione, trattandosi di una operazione meramente contabile, ha in comune con essa la disciplina relativa all’oggetto ed alla valutazione dei beni in forza del rinvio contenuto nell’art. 556 c.c. alle regole dettate negli artt. da 747 a 750 c.c..

Occorrerà, quindi, determinare, mediante una operazione algebrica, disciplinata nel citato art. 556 c.c., il valore della quota disponibile e quello della quota di legittima e, quindi, procedere alla riduzione delle porzioni spettanti a Lei quale legittimaria necessarie per integrare la quota riservata alla legittimaria.

Non mi soffermerei, quindi, su una valutazione anticipata relativa alla lesione della legittima o all’utilizzo della quota disponibile, ma ragionerei diversamente: tramite un Suo tecnico, procederei alla riunione fittizia di tutti i beni (a Sua conoscenza) donati in vita, sia direttamente che indirettamente, e di quelli residuati alla morte di Suo padre; a questi aggiungerei le somme presenti nei conti corrente, nei libretti postali, le autovetture e quant’altro di proprietà al momento del decesso.

Da lì occorrerà fare una valutazione dei beni, e del loro valore al tempo dell’apertura della successione (della donazione per i beni donati) e, quindi, tramite un calcolo algebrico verificherei se ci sono gli estremi per rivendicare la lesione della legittima. Se ci sono dei sospetti fondati, agirei in giudizio con la relativa azione di riduzione.

Sarà poi la consulenza tecnica d’ufficio a verificare l’effettiva lesione della legittima.

Le evidenzio pure che all’esponente in riduzione che sia reintegrato nella quota di legittima in natura spettano “pro quota” anche i frutti dei beni ereditari dall’apertura della successione (Cass. civ., sez. II, 4 dicembre 2015, n. 24755).

Tali frutti (ad esempio, i canoni di locazione) spettano nella misura corrispondente alle quote astratte di eredità a ciascuna di esse spettanti su tali beni ai sensi dell’art.561 c.c..

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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