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Invalidità civile: calcolo soglia reddituale

21 Novembre 2020
Invalidità civile: calcolo soglia reddituale

Una signora percepisce mensilmente l’assegno sociale proveniente da invalidità civile; la signora è vedova, vive da sola in casa in affitto e non possiede alcun tipo di reddito. Può la signora avere dei risparmi maturati nell’arco della sua vita senza che ciò comprometta il suo diritto a percepire l’assegno? 

La signora può con i sui risparmi acquistare un piccolo immobile la cui eventuale concessione in locazione non supererebbe i limiti fissati per legge? Esiste un limite al patrimonio mobiliare e immobiliare che la signora può possedere senza che gli venga sospeso l’assegno?

Partiamo dalla normativa.

L’art.13 della legge n.118 del 1971 stabilisce che agli invalidi civili nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso, a carico dello Stato ed erogato dall’INPS, un assegno mensile di euro 242,84 per tredici mensilità, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di inabilità e con un importo che può variare, in aumento, al verificarsi di particolari condizioni.

Tra le varie condizioni imposte dal legislatore per ottenere il beneficio, tra cui l’inesistenza di un rapporto lavorativo in corso, vi è la presenza di una soglia minima reddituale, oltre la quale il diritto all’assegno sociale viene perduto: ad oggi questa somma dovrebbe corrispondere a 4.926,35 euro.

Come ha avuto modo di confermare la giurisprudenza, questa somma si calcola sul reddito personale dell’assistito, con esclusione del reddito percepito dagli altri componenti del nucleo familiare (Cassazione civile, sez. lav., 27/05/2019, n. 14415), a differenza di quanto avviene per la pensione di inabilità dove il reddito da prendere in considerazione per verificare il mancato superamento della soglia di legge per l’accesso alle suddette prestazioni è quello personale, cumulato a quello del coniuge (Cassazione civile, sez. VI, 18/04/2016, n. 7698).

Questo reddito individuale va calcolato sul cosiddetto reddito Irpef.

La Cassazione, negli anni, ha avuto modo di specificare cosa si intenda con questo concetto e, in particolare, con riguardo agli immobili adibiti ad abitazione dell’assistito ha specificato come in tema di assegno sociale, attribuito a seguito della conversione dell’assegno di invalidità civile, ai fini della determinazione del requisito reddituale non si tiene conto del reddito della casa di abitazione, in quanto, da un lato, l’art. 3 della legge n. 114 del 1974, nonché il successivo art. 14 septies del d.l. n. 663 del 1979, convertito nella legge n. 33 del 1980, ne escludono il computo per la concessione dell’assegno di invalidità civile, mentre, dall’altro, l’art. 3, comma 6, della legge n. 335 del 1995 per la determinazione dei redditi utili per il riconoscimento dell’assegno sociale non include, a propria volta, tale voce.

Né assume rilievo, in senso contrario, la previsione di cui all’art. 2 del d.m. n. 553 del 1992, che comprende tra gli oneri deducibili anche la casa di abitazione, trattandosi di disposizione dettata in funzione della denuncia dei redditi a fini assistenziali e non relativa ai criteri per la determinazione effettiva del reddito da considerare per l’attribuzione del diritto (Cassazione civile, sez. VI, 21/01/2015, n. 1081).

Per tale motivo, il reddito della casa di abitazione non costituisce un onere deducibile o una ritenuta fiscale e, conseguentemente, il reddito IRPEF al lordo non comprende il reddito della casa di abitazione, occorrendo distinguere tra reddito complessivo, che comprende ogni reddito della persona, e reddito imponibile, che esclude i redditi non assoggettati a tassazione, come appunto il reddito derivante dalla casa di abitazione.

Nel caso della signora, quindi, l’acquisto di un immobile da adibire a prima casa non potrebbe essere considerato da ostacolo per il mantenimento dell’assegno di invalida civile.

Diverso sarebbe il caso dell’acquisto di una seconda casa, la quale potrebbe comportare una produzione di reddito maggiore (pensiamo alla possibilità di produrre frutti civili, come i canoni di locazione).

Pertanto, se l’immobile servirà per ricavare dei frutti civili, magari tramite la locazione a terzi, allora quelle somme ricadranno nel reddito IRPEF e, quindi, concorreranno al superamento del tasso soglia, per il 2020 fissato in 4.926,35 euro, oltre il quale la signora perderebbe il diritto a ricevere l’assegno sociale.

Se la soglia non viene comunque superata, non perderebbe il diritto all’assegno sociale.

Con riguardo alla somma accumulata, frutto di anni di sacrifici e risparmi, questa non può essere indicata come elemento negativo, tale da far venir meno il beneficio assistenziale.

L’importante è che i risparmi siano, però, giustificabili, in caso di controllo da parte dell’agenzia delle entrate.

Facciamo un esempio.

Se la signora dovesse aver avuto un reddito di 10mila euro annui per quarant’anni e, successivamente, dovesse procedere all’acquisto di una villa di lusso, è certo possibile che un funzionario dell’Agenzia delle Entrate possa procedere ad accertamento fiscale sulla posizione della signora.

In quel caso, la signora – magari assistita da un avvocato – dovrà dimostrare che quelle somme sono di provenienza legale e non frutto di – magari – lavoro non dichiarato.

Potrà, quindi, dimostrare che oltre ai risparmi, sono intervenute delle donazioni in denaro da parte di amici e parenti, oppure delle eredità o, ancora, delle vincite. Il tutto dovrà essere dimostrato tramite prova documentale.

Nel caso concreto, ovviamente, se il valore dell’immobile è congruo ai risparmi che ha verosimilmente potuto accantonare la signora nel corso della propria vita nessun problema potrà sorgere in merito alla fattibilità dell’operazione, né tantomeno potrà accadere che l’agenzia delle entrate provveda ad effettuare una verifica sull’operazione.

Diversamente, onde evitare qualsiasi problema di sorta, la signora potrebbe far acquistare l’immobile ad un parente prossimo con il denaro risparmiato che, su accordo preliminarmente sottoscritto tra le parti, si impegna a donare la casa alla signora stessa.

In questo modo, la signora sarebbe semplicemente destinataria della volontaria donazione di un immobile ad opera di un parente e si eviterebbe qualsiasi accertamento fiscale che, per quanto superfluo e ingiustificato, comporterebbe delle rogne legali da sostenere, quali l’assistenza di un avvocato di fiducia e i pensieri di un preoccupante giudizio tributario.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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