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Cittadini extracomunitari: come formalizzare convivenza?

21 Novembre 2020
Cittadini extracomunitari: come formalizzare convivenza?

Sono un libero professionista, proprietario della mia abitazione, con una relazione affettiva stabile dal 2018 con una cittadina turca, andata a giugno 2020 in pensione e residente in Turchia. Vorremmo convivere insieme in Italia con residenza nella mia abitazione. Vorrei gentilmente sapere esattamente la procedura legale corretta, per poter realizzare la nostra convivenza.

Partiamo dai riferimenti legislativi.

La legge n.76 del 2016 ha eletto le coppie non sposate, ove sussistenti vincoli affettivi, al rango di “famiglia”. Infatti, a prescindere dall’esistenza di un contratto scritto, si ha convivenza more uxorio qualora due persone siano legate da un legame affettivo stabile e duraturo, in virtù del quale abbiano spontaneamente e volontariamente assunto reciproci impegni di assistenza morale e materiale.

La giurisprudenza, da ultimo, ha individuato alcuni indizi che, per precisione e concordanza, lasciano presumere tale stabilità di rapporto: un progetto di vita comune, l’esistenza di un conto corrente comune, la compartecipazione di ciascuno dei conviventi alle spese familiari, la prestazione di reciproca assistenza, la coabitazione (Cassazione civile, sez. III, 13/04/2018, n. 9178).

Il fatto che la Sua compagna non sia italiana non può creare degli ostacoli a tale riconoscimento posto che la legge Cirinnà stabilisce che si intendono per conviventi di fatto due persone maggiorenni (la legge non parla di due cittadini italiani maggiorenni) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

E così, tramite tale convivenza di fatto, la Sua compagna avrà diritto a soggiornare all’interno del territorio italiano con un permesso per motivi familiari.

C’è da dire che questo diritto esisterebbe a prescindere dell’entrata in vigore della legge Cirinnà, in quanto anche la precedente normativa, seppur sorta per regolare solo i rapporti nascenti da unioni matrimoniali, è stata interpretata estensivamente dalla giurisprudenza che ne ha esteso gli effetti, così rispettando la nostra Costituzione, anche al partner con cui il cittadino abbia una relazione stabile debitamente attestata con documentazione ufficiale (Cons. Stato Sez. III, Sent., 31-10-2017, n. 5040).

L’attuale normativa in materia stabilisce che, agli effetti anagrafici, per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.

Una volta trasferita qui ed entrata con un semplice visto turistico, Lei dovrà comunicare alla questura di competenza la “dichiarazione di ospitalità” della signora presso la Sua abitazione, al fine far conoscere alle competenti autorità la presenza in casa Sua della signora.

Dopodiché, sarà opportuno redigere e trasmettere, magari tramite legale che ne inserisca il corretto contenuto (il luogo di residenza, le modalità di contribuzione, l’eventuale regime patrimoniale dei beni e quant’altro) e ne autentichi le firme, il contratto di convivenza al Comune di residenza che, così, sarà chiamato a registrare la convivenza iniziata. Questo servirà, infatti, a tracciare temporalmente l’inizio della convivenza.

L’aiuto del legale servirà ad agevolare la procedura e a limitare l’odiosa burocrazia italiana.

Subito dopo la formalizzazione della convivenza, dovrete inviare domanda di permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare in Questura, organo a cui compete il rilascio del nulla osta condizionato alla effettiva acquisizione della documentazione comprovante i presupposti di parentela o di convivenza, mentre all’autorità consolare compete il rilascio del visto d’ingresso, previa verifica dei presupposti di parentela o di convivenza (Cassazione civile, sez. I, 25/01/2007, n. 1656).

La domanda dovrà essere corredata da alcuni documenti, quali:

  • il passaporto della signora;
  • la dichiarazione di ospitalità presso la Sua residenza;
  • il contratto di convivenza trascritto presso il Comune di residenza;
  • i Suoi documenti;
  • e quant’altro possa essere necessario alla Questura.

Dopodiché, occorrerà attendere la convocazione della Questura, ufficio immigrazione, e il riscontro alla vostra istanza formale.

Per quanto sia pacifica tale procedura, alcuni uffici – vuoi per idee politiche differenti – continuano a creare problemi di tipo ostruzionistico-burocratico.

Nel caso in cui tali questioni non dovessero essere superate con l’ulteriore produzione documentale eventualmente richiesta, allora sarebbe necessario ricorrere all’autorità giudiziaria, impugnando il provvedimento che ha rigettato la richiesta di ricongiungimento familiare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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