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Quanto costa perdere una causa civile?

19 Novembre 2020
Quanto costa perdere una causa civile?

Condanna alle spese processuali: qual è il costo da sostenere in caso di sconfitta?

Dopo aver visto quanto costa fare una causa a una persona sarà bene comprendere, prima di imbarcarsi in giudizio, quanto costa perdere una causa civile. Questo perché, nell’ipotesi di una sconfitta, qualora il giudice decida di condannare la parte soccombente alle spese processuali, saranno a carico di quest’ultima tutti i costi del processo, dalle spese vive all’onorario dell’avvocato di controparte. E ciò vale anche per chi è stato ammesso al gratuito patrocinio: tale beneficio, infatti, non copre anche la condanna alle spese processuali.

Eccezionalmente, il giudice potrebbe decidere anche per la cosiddetta «compensazione delle spese», stabilendo che ogni parte sostenga i costi che ha dovuto affrontare per il giudizio. Ma, come detto, si tratta di ipotesi marginali prestabilite dalla legge.

Si può sapere in anticipo quanto costa perdere una causa? Assolutamente sì. Difatti, a differenza di quanto avviene per l’onorario del proprio avvocato – la cui determinazione, essendo rimessa alla libera trattativa delle parti, non può essere prestabilita (ogni legale può quindi applicare i prezzi che vuole) – la condanna alle spese segue delle apposite tabelle ministeriali. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di indagare in questa intricata materia.

Chi perde la causa deve pagare le spese processuali?

Il principio generale vuole che chi perde la causa paghi le spese processuali sostenute dall’avversario. È la cosiddetta regola della soccombenza. 

Pertanto, con la sentenza che chiude il processo, il giudice dispone, oltre alla condanna vera e propria (avente ad oggetto il diritto controverso), anche la condanna alle spese processuali. A tal fine, il magistrato liquida l’importo che la parte soccombente deve versare all’avversario. In tale importo, sono conteggiati i costi vivi da questi sostenuti per le imposte, i bolli e le notifiche, la parcella per l’eventuale consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice (il cosiddetto Ctu) e la parcella dell’avvocato di controparte. 

In presenza di alcune circostanze il giudice, in deroga al criterio della soccombenza, può decidere che ogni parte, anche quella vittoriosa, si sobbarchi le spese processuali che ha anticipato. È la regola della compensazione delle spese.

La valutazione circa l’opportunità di compensare le spese è lasciata alla discrezionalità del giudice. Ciò avviene in caso di:

  • soccombenza reciproca: quando il giudice accoglie parzialmente le domande di entrambe le parti o rigetta parzialmente la domanda dell’attore;
  • assoluta novità della questione trattata;
  • mutamento della giurisprudenza in corso di causa su una questione decisiva;
  • rifiuto ingiustificato di una proposta conciliativa;
  • per altre gravi ragioni che devono essere motivate dal giudice in sentenza.

Per approfondire questo argomento leggi: “Compensazione spese legali: quando si applica?“.

Quanto costa perdere la causa civile: i costi vivi

Se il giudice dispone la condanna alle spese, la parte sconfitta dovrà rimborsare all’avversario le somme da questi affrontate per il processo, per come indicate in sentenza. È il giudice che ne quantifica l’esatto importo.

La prima componente di tali costi è costituita dalle tasse eventualmente sostenute dall’avversario per l’avvio del giudizio. È il cosiddetto contributo unificato. Ciò succede se a vincere è la parte attrice, chi cioè inizia il giudizio. È su quest’ultima infatti che incombe l’onore di anticipare le spese processuali. La parte convenuta non sostiene quasi mai le spese per il contributo unificato (salvo nel solo caso di opposizione a decreto ingiuntivo); per cui, se dovesse essere questa a vincere, l’avversario non dovrà restituire l’importo del contributo unificato (che peraltro ha versato lui stesso).

È già possibile farsi un’idea di quella che sarà la condanna per il contributo unificato sulla base del valore della causa. Difatti, tanto maggiore è questo valore, tanto superiore è il contributo unificato versato all’Erario.

Ecco le tabelle del contributo unificato dalle quali è possibile iniziare a calcolare quanto costa perdere una causa civile.

Per il primo grado di giudizio:

  • valore della causa fino a € 1.100,00: contributo unificato € 43,00;
  • valore superiore a € 1.100,00 e fino a € 5.200,00: € 98,00;
  • valore superiore a € 5.200,00 e fino a € 26.000,00: € 237,00;
  • valore superiore a € 26.000,00 e fino a € 52.000,00: € 518,00;
  • valore superiore a € 52.000,00 e fino a € 260.000,00: € 759,00;
  • valore superiore a € 260.000,00 e fino a € 520.000,00: € 1.214,00;
  • valore superiore a € 520.000,00: € 1.686,00.

Ecco la tabella per il secondo grado di giudizio (appello):

  • valore della causa fino a € 1.100,00: € 64,50;
  • valore superiore a € 1.100,00 e fino a € 5.200,00: € 147,00;
  • valore superiore a € 5.200,00 e fino a € 26.000,00: € 355,50;
  • valore superiore a € 26.000,00 e fino a € 52.000,00:€ 777,00;
  • valore superiore a € 52.000,00 e fino a € 260.000,00: € 1.138,50;
  • valore superiore a € 260.000,00 e fino a € 520.000,00: € 1.821,00;
  • valore superiore a € 520.000,00: € 2.529,00.

Ecco la tabella per la Cassazione:

  • valore della causa fino a € 1.100,00: € 86,00;
  • valore superiore a € 1.100,00 e fino a € 5.200,00: € 196,00;
  • valore superiore a € 5.200,00 e fino a € 26.000,00: € 474,00;
  • valore superiore a € 26.000,00 e fino a € 52.000,00:€ 1.036,00;
  • valore superiore a € 52.000,00 e fino a € 260.000,00: € 1.518,00;
  • valore superiore a € 260.000,00 e fino a € 520.000,00: € 2.428,00;
  • valore superiore a € 520.000,00: € 3.372,00.

Oltre a tali costi, bisognerà versare le spese sostenute per bolli, notifiche e diritti di cancelleria che non ammontano mai a più di 200 euro, a seconda della complessità della causa.

In più, c’è da versare l’imposta di registro dovuta per la registrazione della sentenza, che deve curare la parte soccombente. L’imposta di registro è dovuta in una misura che varia tra l’1% e il 2% del valore della causa. In alcuni casi, è in misura fissa. Sul punto, leggi “Imposta di registro sentenza: chi paga quanto?”.

Quanto costa perdere la causa civile: la parcella dell’avvocato di controparte

Oltre ai costi vivi sostenuti dall’avversario, chi perde una causa civile deve anche rimborsare all’avversario il costo del proprio avvocato. Qui, però, va fatta una premessa. La parte sconfitta non deve corrispondere l’esatto importo che l’avvocato di controparte e il suo cliente hanno concordato tra loro. Se così fosse, infatti, si potrebbero verificare abusi con tanto di parcelle gonfiate artificialmente solo per ottenere dei lauti rimborsi. 

Pertanto il giudice liquida l’onorario all’avvocato di controparte secondo una tabella ministeriale fissata nel DM del 2014 che abbiamo riportato in questo articolo “Fare causa a qualcuno: quanto costa“.

Anche in tal caso, come per il contributo unificato, la parcella prevede importi più elevati al crescere del valore della causa. Così, ad esempio, bisognerà pagare di più per una causa di rivendicazione di un immobile piuttosto che per quella di opposizione a un decreto ingiuntivo di poche centinaia di euro. 

Volendo ridurre per cifre tale importo, con un ampio margine di approssimazione, si può ritenere che la parcella dell’avvocato secondo il D.M. del 2014 ammonti a una cifra pari al 4-7% del valore della causa. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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