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Ci si può fidanzare con un collega di lavoro?

18 Novembre 2020 | Autore:
Ci si può fidanzare con un collega di lavoro?

La legge o le aziende possono impedire una relazione amorosa in ufficio? E quali problemi può comportare?

Qualcuno ha fatto notare, più di una volta, che si passa più tempo con i colleghi di lavoro che con la propria famiglia o con gli amici. Non gli si può dare torto: considerate le canoniche 8 ore in azienda più quelle in cui si va insieme a prendere un aperitivo a fine giornata, a uno spettacolo o a mangiare una pizza, in effetti si condivide la maggior parte della giornata con loro. Così, il rapporto va inevitabilmente oltre il puro e semplice legame professionale, si diventa amici, ci si frequenta sempre di più. Ed in qualche caso, può anche scattare la scintilla. Così, l’aperitivo che prima si prendeva in gruppo si comincia a prendere in due, gli stessi due che poi andranno in coppia allo spettacolo per poi finire in pizzeria. Il giorno dopo e quello dopo ancora ci si guarda in modo diverso. L’attrazione c’è, le barriere cadono ed ecco che scatta la relazione tra i due: da compagni di scrivania diventano anche compagni di vita. Ma ci si può fidanzare con un collega di lavoro? Se il datore lo viene a sapere, può impedire quel tipo di rapporto o può prendere qualche provvedimento nei confronti dei due innamorati?

È ormai passata l’epoca in Italia (almeno dovrebbe essere così) in cui erano i genitori a decidere se un fidanzato o una fidanzata andavano bene per i propri figli. Possibile che al posto dei genitori ci si possa mettere il datore di lavoro a dire se si può o non si può avere una relazione amorosa con chi ci pare? La questione può essere più complicata di quel che appare. Perché anche se può mancare una legge che lo vieti, avere un rapporto intimo (clandestino o alla luce del sole che sia) con un collega può creare dei problemi seri al normale svolgimento dell’attività o al clima sul posto di lavoro. Soprattutto se la scintilla scatta nei confronti di un superiore. Per questo motivo, qualche datore ha voluto inserire nel regolamento interno il divieto di avere una relazione d’amore con un un’altra persona che lavori nella stessa azienda e con cui si abbia a che fare tutti i giorni. Ma allora, ci si può fidanzare con un collega di lavoro oppure no? Vediamo.

Fidanzati al lavoro: cosa dice la legge?

In Italia, non esiste una legge che vieti di fidanzarsi con un collega di lavoro. Ovviamente, si sta parlando di una relazione amorosa consensuale, non di molestie o di abusi: in questo caso, oltre al Codice penale subentrano i regolamenti interni delle aziende.

Quello che, invece, può esistere – e, come vedremo, ha il suo perché – è un’esplicita limitazione al modo in cui si deve vivere quel rapporto sul luogo di lavoro. Una sorta di codice etico che, per dirla in parole povere, stabilisca un principio estremamente semplice: fuori dall’azienda, comportatevi come vi pare ma qui siete soltanto dei colleghi, si lavora e basta. Da evitare, dunque, atteggiamenti troppo sdolcinati o troppo acidi, messaggi personali attraverso l’e-mail aziendale, discussioni di coppia alla macchinetta del caffè, ecc.

Questo vale non solo nelle giornate in cui «chissà che cosa c’era nel cappuccino di così eccitante da provocare irrefrenabili bollori» come nei giorni in cui «stammi alla larga che stamattina mi hai fatto andare la brioche di traverso».

Fidanzati al lavoro: i possibili ostacoli

Un conto è che una cosa la si possa fare e un altro ben diverso è che convenga farla. È vero che al cuore non si comanda, soprattutto quando si ha a che fare durante tutto il giorno con la persona per la quale si prova una certa attrazione. Ma è altrettanto vero che il contesto non aiuta a vivere con la massima serenità sia la relazione sia il lavoro.

Fidanzarsi con un collega, quindi, può comportare la necessità di superare diversi ostacoli. Il primo, immancabile, il giudizio degli altri colleghi. Lo dicono le statistiche: secondo un sondaggio, chi oltre all’ufficio condivide anche la casa viene ritenuto spesso più nervoso, più distratto, meno competitivo e meno corretto. In quest’ordine.

Poi, c’è l’invidia, anche questa più comune di quello che si pensa. Essere riusciti a conquistare un collega (o una collega) su cui qualche altra persona magari aveva messo gli occhi, può avere delle ritorsioni pesanti anche in ambito professionale.

Ma poi c’è una questione, diciamo così, pratica della coppia. Pensaci bene: quando hai un problema a casa con il tuo partner (moglie, marito, convivente, fidanzato o fidanzata che sia) e vai al lavoro, hai almeno 8 ore di tempo per concentrarti su altro, per parlarne eventualmente con qualche collega amico durante la pausa pranzo o nella pausa caffè. Ma resti – passami il termine – fisicamente «lontano» dal problema.

Ora, prova ad immaginare di avere avuto un’accesa discussione a casa con il tuo partner, che è anche collega di ufficio: inevitabilmente, vi porterete i vostri problemi al lavoro e ciò rischierà (se non questa volta, la prossima) di avere delle ripercussioni negative per entrambi. Avrete contribuito, infatti a minare il clima, sarete meno concentrati su quello che state facendo e lo spirito collaborativo tra di voi, in quanto colleghi, andrà a farsi benedire. Il vostro datore di lavoro non sarà contento di questa cosa. Così la minaccia di un provvedimento disciplinare, per non dire del licenziamento, può diventare concreta. E giustificata.

Si potrebbe anche capovolgere la situazione. Nel senso che, lavorando insieme e condividendo le difficoltà di ogni giorno, spesso si finisce per portarsi i problemi del lavoro a casa. A tavola si parlerà solo o prevalentemente di quel nodo da sciogliere in ufficio, del collega che non è stato corretto, del capo che pretende troppo, del lavativo di turno. Ventiquattrore al giorno di convivenza dentro e fuori dall’ufficio: tanti auguri.



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