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La “tassa” alla SIAE sull’acquisto di prodotti tecnologici: in arrivo aumenti del 500%

22 dicembre 2013


La “tassa” alla SIAE sull’acquisto di prodotti tecnologici: in arrivo aumenti del 500%

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 dicembre 2013



Contro l’aumento del compenso alla Siae per la copia privata si schierano le aziende venditrici di prodotti tecnologici: ma ad essere effettivamente colpiti saranno i consumatori, i quali ancora ignorano che l’aumento potrà toccare, in alcuni casi, il 500%; così, per esempio, nel caso degli smartphone.

A breve pagheremo una tassa salata alla SIAE per ogni acquisto di materiale tecnologico. O meglio, già lo facciamo, ma sono previsti dei forti rincari su quella da molti chiamata “la tassa invisibile”: aumenti in alcuni casi di oltre il 500%.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

Si chiama “equo compenso sulla copia privata” e, formalmente, non è una “tassa”, ma un indennizzo che l’industria della tecnologia paga agli autori ed editori per tutte le volte in cui un supporto di memoria vergine (come un hard disk, una chiavetta Usp, una sim telefonica, una scheda di memoria per macchine fotografiche, un Cd, un Dvd, un Blu Ray) viene concretamente utilizzato, dal consumatore finale, per copiare un’opera protetta dal diritto d’autore.

Questa è la forma. La sostanza, invece, è un’altra. Infatti:

– a pagare il balzello non è l’industria, ma i consumatori finali, su cui i produttori scaricano il relativo costo attraverso un aumento del prezzo;

– beneficiari immediati che percepiscono il compenso non sono autori ed editori, ma la Siae, che poi li distribuisce ai propri associati secondo logiche interne; logiche che, ovviamente, fanno ricorso a presunzioni e finiscono sempre per non premiare l’opera effettivamente copiata sul supporto. Così, per esempio, immaginando che su 10 cd, 9 vengano utilizzati dagli acquirenti per copiare album band sconosciute non protette dalla Siae, in tal caso, i ricavati dell’equo compenso verranno versati alla Siae che, a sua volta, ne distribuirà una buona fetta ad autori noti nel proprio roster:

– l’equo compenso viene pagato sempre e comunque: a prescindere dall’uso effettivo che della memoria vergine verrà fatto. Per esempio: anche se il cd viene utilizzato dal consumatore per archiviare le foto delle proprie vacanze, sconta l’equo compenso.

Un esempio renderà più agevole la comprensione. Tizio ha appena comprato l’ultimo CD di Albano Carrisi. Avendo acquistato un originale, la legge gli consente di estrarne quante copie vuole, purché ne faccia uso personale e senza scopo di lucro. Egli, dunque, potrà usare una copia in auto e l’altra per il lettore di casa (non potrà, invece, usare una copia per suonarla durante una festa pubblica). Ma stranamente, per quest’attività lecita, che la legge consente, va remunerato anche il povero Albano, in quanto “affiliato” alla SIAE, che quindi, prenderà una percentuale sul prezzo pagato da Tizio per l’acquisto di CD vergini, HD esterni, memory stick, ecc. e ciò sia che Tizio effettui le copie, sia che non lo faccia.

Tralasciando la discussione sull’opportunità di imporre un onere pecuniario su quello che invece è un diritto del consumatore (la copia ad uso personale), l’aspetto davvero curioso della disposizione si nasconde altrove. Per come concepito, l’equo compenso finisce per essere una sorta di imposta applicata alla vendita di qualsiasi supporto idoneo alla registrazione di suoni o immagini, proporzionale alla capacità di memoria del supporto medesimo.

Infatti, tali provvigioni non andranno a detrimento del lucro dei produttori di supporti masterizzabili, ma costituirà un peso ulteriore sul prezzo finale.

Dunque, la legge colpisce tutta una classe merceologia, a prescindere dall’effettivo uso che di essa se ne fa.

Del resto, chi mai userà una memory card del cellulare per copiare un cd musicale?

Si comprende bene come di “equo” e di “compenso” tale tributo abbia ben poco.

Ebbene, in un periodo in cui tutti si lamentano dei rincari dei prezzi, ma dove ogni categoria professionale e commerciale pretende una legge “ad personam” ad autorizzare un aumento dei rispettivi compensi, non fanno eccezione né la SIAE né l’equo compenso, che a breve schizzeranno in alto. Un incremento auspicato dalla Siae, ma malvisto dall’industria dell’Ict che si troverebbe alle prese con il “dilemma” se scaricare l’aumento sui propri conti o (cosa più probabile) sulle tasche dei consumatori.

C’è poi un fatto obiettivo che porterebbe a contestare l’aumento del balzello: oggi lo streaming rende meno diffusa la copia privata cosicché è molto verosimile che la memoria esterna venga utilizzata dal consumatore per le proprie produzioni e non per quelle protette dalla SIAE.

L’aumento che ha messo in allarme l’industria dei dispositivi elettronici è previsto all’interno di una proposta della Siae approvata dal “Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore” e trasmessa al Ministero. Ora basterà un decreto del ministro della Cultura, Massimo Bray, a chiudere il cerchio.

L’aumento previsto è in alcuni casi del 500 per cento. Nelle casse della Siae dovrebbero entrare fra i 165 e i 200 milioni di euro a fronte dei 72 dell’ultimo anno.

Per esempio, il contributo sugli smartphone dovrebbe salire da 90 centesimi a 5,2 euro, quello sui tablet da 1,9 a 5,2. Le smart tv darebbero un contributo di 5 euro.

Saremmo il primo Paese in Europa ad applicare l’equo compenso sulle tv, ha precisato il Presidente di Confindustria.

L’equo compenso è quel contributo che produttori e importatori di dispositivi elettronici (Pc, chiavette Usb, Mp3, tablet, smartphone, cellulari, Blu Ray cd, dvd e, novità, anche gli smartv connessi al Web) sono tenuti a versare come indennizzo verso i titolari dei diritti di sfruttamento delle opere (musicali e video). Soldi raccolti dalla Siae tenuta poi alla redistribuzione agli aventi diritto, cioè a quei produttori di contenuti che possono essere riprodotti su memorie e apparati che utilizziamo tutti i giorni. La prima contestazione è avanzata sul principio: oggi lo streaming rende meno diffusa la copia privata.

note

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. scusate, ma una percentuale dell’equo compenso che la siae distribuisce va anche alle case discografiche sotto forma di diritto connesso

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