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Quando scadono i permessi non goduti?

31 Gennaio 2021
Quando scadono i permessi non goduti?

Il lavoratore ha diritto a fruire di periodi di riposo durante i quali matura, comunque, il diritto a ricevere la retribuzione.

Sei un lavoratore del settore commercio. Sai che hai a disposizione dei permessi retribuiti ma, a causa delle esigenze di lavoro, non riesci ad utilizzarli regolarmente. Vuoi sapere se questi permessi possono scadere o possono essere monetizzati.

La legge e i contratti collettivi prevedono il diritto del lavoratore ad usufruire di determinate ore di assenza dal lavoro, con il pagamento dello stipendio. La fruizione dei permessi, però, non sempre è possibile e succede che le ore si accumulano. Cosa fare in questi casi? Quando scadono i permessi non goduti? Non esiste una risposta univoca a questi interrogativi. I permessi retribuiti, infatti, salvo alcuni casi previsti direttamente dalla legge, sono un istituto introdotto dai Ccnl ed è, quindi, alla disciplina contrattuale che occorre fare riferimento per rispondere a tali domande.

Permessi retribuiti: cosa sono?

I permessi retribuiti sono delle ore di assenza dal lavoro che possono essere fruite dal lavoratore mantenendo, comunque, il diritto alla retribuzione.

Tanto per essere chiari: se hai quattro ore di permesso retribuito significa che, se la tua giornata è di otto ore, puoi andare quattro ore al lavoro e le restanti quattro ore puoi startene a casa prendendo, comunque, lo stipendio.

Nel nostro ordinamento possiamo distinguere due tipologie di permessi retribuiti:

  1. permessi retribuiti previsti dalla legge;
  2. permessi retribuiti previsti dai contratti collettivi.

La differenza è molto importante. I permessi di legge, infatti, spettano alla generalità dei lavoratori, a condizione che ricorrano i presupposti cui la legge subordina la concessione del permesso.

Se, ad esempio, vuoi prendere un permesso retribuito per assistere un disabile [1] devi trovarti nella condizione oggettiva e soggettiva richiesta dalla legge per questo tipo di agevolazione.

I permessi retribuiti introdotti dai Ccnl, invece, si applicano solo ai rapporti di lavoro regolati da quello specifico Ccnl.

Permessi retribuiti previsti dal Ccnl: le tipologie

Di solito, i Ccnl prevedono due tipologie di permesso retribuito:

  • rol, acronimo di riduzione orario di lavoro: si tratta di gruppi di permessi retribuiti che, di fatto, riducono l’orario di lavoro del lavoratore con invarianza della retribuzione;
  • festività soppresse o ex festività: sono ore di permesso introdotte dalla contrattazione collettiva per compensare l’avvenuta abolizione, da parte della legge [2], di determinate festività nazionali precedentemente vigenti.

Questi permessi possono essere fruiti dal lavoratore senza alcuna causale specifica. Inoltre, i Ccnl possono prevedere anche dei permessi retribuiti che spettano solo in determinate circostanza come, ad esempio, in caso di matrimonio, morte di un familiare, nascita di un figlio, etc.

Permessi retribuiti previsti dal Ccnl: quando scadono?

Le tempistiche di utilizzazione dei permessi retribuiti sono stabiliti dallo stesso Ccnl che ha introdotto i permessi. Trattandosi di un istituto nato dalla contrattazione collettiva, infatti, la relativa disciplina è rinvenibile unicamente nel Ccnl stesso.

Il Ccnl Commercio, ad esempio, prevede che  i permessi siano fruiti individualmente in periodi di minore attività e mediante rotazione dei lavoratori che non implichi assenze tali da ostacolare il normale andamento dell’attività produttiva. Il Ccnl prevede altresì che i permessi non fruiti entro l’anno di maturazione decadono e devono essere monetizzati erogando al lavoratore un importo pari alla retribuzione (in atto al momento della scadenza) relativa ai permessi non goduti.

Se il lavoratore, alla data di scadenza, ha ancora 10 ore di permesso retribuito gli dovrà essere erogata una somma pari a 10 ore di retribuzione oraria.

In alternativa, i permessi potranno essere fruiti in epoca successiva e comunque non oltre il 30 giugno dell’anno successivo.

Permessi retribuiti: possono essere monetizzati?

I permessi retribuiti non soggiacciono al divieto di monetizzazione previsto dalla legge [3] per il periodo di ferie annuali minimo di quattro settimane annue.

Ciò significa che i permessi non goduti possono essere sempre monetizzati previa erogazione al dipendente dell’indennità sostitutiva dei permessi retribuiti non goduti.

In particolare ciò avviene in caso di:

  • scadenza del periodo di fruizione dei permessi previsto dal Ccnl;
  • cessazione del rapporto di lavoro;
  • accordo tra le parti.

note

[1] L. 104/1992.

[2] L. n. 54 del 05.03.1977; D.P.R. n. 792 del 28.12.1985.

[3] D. Lgs. 66/2003.


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