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I rapporti patrimoniali tra conviventi: come funzionano?

1 Febbraio 2021 | Autore:
I rapporti patrimoniali tra conviventi: come funzionano?

Le persone che convivono senza essere sposate possono regolamentare gli aspetti economici della loro vita in comune. Vediamo come.

Oggi, molte persone decidono di convivere senza convolare a nozze. Mentre in passato, quando si parlava di famiglia, ci si riferiva unicamente a quella nascente dal matrimonio tra due persone, ai nostri giorni si accetta che essa possa costituirsi anche tra coppie non sposate. Il cambiamento di mentalità ha indotto il legislatore ad occuparsi delle convivenze di fatto in tutti i loro aspetti.

In particolare, come funzionano i rapporti patrimoniali tra conviventi? Cosa prevede la legge a proposito del denaro, delle spese da sostenere, delle proprietà? L’organizzazione economica di due persone che convivono è uguale a quella di una coppia sposata, oppure permangono delle differenze? In questo articolo vedremo cosa ha previsto il legislatore per consentire a due soggetti conviventi di regolare la loro situazione patrimoniale.

Cos’è la convivenza di fatto?

Alcuni anni fa, la cosiddetta legge Cirinnà [1] si è occupata delle coppie che convivono senza essere sposate. Si tratta delle coppie di fatto. Esse non devono essere confuse con le unioni civili, di cui pure si occupa la stessa legge, che sono le convivenze tra persone dello stesso sesso legate tra loro da un vincolo affettivo.

I conviventi di fatto devono avere i seguenti requisiti:

  • essere di sesso diverso (altrimenti si tratterebbe di un’unione civile);
  • essere maggiorenni;
  • non essere legate ad altri da un matrimonio o da un’unione civile. Se uno dei due è sposato, occorre che intervenga il divorzio; se è vincolato a un’altra persona da un’unione civile, occorre che questa venga sciolta mediante una dichiarazione all’ufficiale dello stato civile;
  • il rapporto tra i conviventi deve essere simile a quello che sussiste tra marito e moglie; sono escluse dalla convivenza di fatto le relazioni affettive tra parenti o tra semplici amici che, per varie ragioni (ad esempio economiche), condividono la stessa abitazione.

Come funzionano i rapporti patrimoniali tra conviventi?

La legge consente ai conviventi di fatto di regolare i loro rapporti patrimoniali nel modo che ritengono più utile, sia per se stessi che per il nucleo familiare che costituiscono con la convivenza. A questo scopo, essi possono stipulare un contratto di convivenza: un accordo con il quale, come vedremo più avanti, stabiliscono nel dettaglio i loro rapporti economici.

Per stipulare il contratto occorre dimostrare di essere conviventi di fatto. A questo scopo la legge prevede che i conviventi possano dichiarare la propria convivenza presso il Comune. La dichiarazione viene trascritta in un documento che poi è registrato negli archivi dello stato civile. Fatto questo, sarà possibile ritirare un certificato di stato di famiglia. La dimostrazione di essere conviventi di fatto può essere data con ogni mezzo, ma questo è certamente il modo più semplice e più sicuro per farlo.

La coppia non è obbligata a stipulare il contratto; i partner possono decidere di regolare i loro rapporti in maniera informale e basandosi sulla reciproca fiducia. Tuttavia, il contratto è utile perché fa sì che i loro accordi siano certi ed abbiano tutela legale, anche nei confronti di terze persone.

Come si stipula il contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza deve essere stipulato in forma scritta. La stipula può avvenire da un notaio, oppure in presenza di un avvocato che autenticherà le firme.

Il professionista (notaio o avvocato) deve anche accertare e attestare che il contratto non contenga accordi contrari a norme imperative (cioè inderogabili) e all’ordine pubblico. Con quest’ultima espressione si intendono i valori fondamentali necessari al funzionamento della nostra società: ad esempio la libertà di pensiero e la tutela della salute.

Il professionista, avvocato o notaio, che ha assistito le parti nella stipula deve poi trasmettere una copia del contratto al Comune di residenza dei conviventi, perché ne venga effettuata la trascrizione presso l’anagrafe. Questo rende l’accordo opponibile ai terzi: ciò significa che nessuno potrà agire in contrasto con il suo contenuto.

Quali sono i contenuti del contratto di convivenza?

Nel contratto, i partner possono indicare il luogo che scelgono come residenza o stabilire altri aspetti della loro vita in comune. Di particolare rilevanza, per ciò che in questo momento ci interessa, sono i contenuti di carattere economico; infatti, i conviventi:

  • possono scegliere il regime della comunione dei beni. In tal caso, in maniera analoga a quanto avviene nel matrimonio, tutti i beni che vengono da loro acquistati, insieme o separatamente, diventano di proprietà comune. Sono esclusi i beni ricevuti in donazione o per successione ereditaria o quelli di carattere strettamente personale, come ad esempio quelli necessari all’esercizio di una professione;
  • possono stabilire il modo e la misura in cui ognuno di loro contribuirà alle necessità della vita in comune;
  • possono trasferire tra di loro la proprietà di immobili o di quote di essi, oppure altri diritti su immobili. In tal caso, il contratto deve essere necessariamente stipulato con atto notarile, per poi essere trascritto presso la Conservatoria dei registi immobiliari.

Il convivente può fare parte dell’impresa familiare?

Per completare l’esposizione di come funziona ciò che riguarda i rapporti patrimoniali tra conviventi, qualche parola va spesa sull’argomento dell’impresa familiare, vale a dire quella esercitata dal titolare con l’ausilio di persone della famiglia.

La legge [2] riconosce al convivente, che lavora stabilmente all’interno dell’impresa familiare (senza esserne socio o dipendente) il diritto di partecipare agli utili. Anche questa è una norma molto importante e innovativa, che tutela chi, con il proprio lavoro, contribuisce all’andamento dell’attività del partner. In passato, si sono verificati dei casi in cui le persone che dedicavano tempo e fatica all’impresa di un convivente, non hanno ottenuto alcuna gratificazione economica.


note

[1] l. n. 76/2016.

[2] Art. 230-ter cod. civ.


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