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Quando un bambino viene affidato ai servizi sociali?

29 Gennaio 2021 | Autore:
Quando un bambino viene affidato ai servizi sociali?

Situazioni di trascuratezza, maltrattamenti e violenza possono portare all’allontanamento di un minore dalla propria famiglia di origine e alla presa in carico da parte dei servizi sociali.

Attualmente, in Italia, il numero dei bambini che vivono fuori dalla famiglia di origine è molto elevato, bambini di cui, peraltro, non si conoscono bene le condizioni. I dati a disposizione sono incompleti e non si ha un quadro certo della situazione. La stessa Commissione bicamerale sull’infanzia e l’adolescenza, qualche anno fa, ha sottolineato la necessità di realizzare una rete nazionale di raccolta dati al fine di sapere in tempo reale quanti sono i minori allontanati dalle loro famiglie e dove sono collocati.

Ma quando un bambino viene affidato ai servizi sociali? L’autorità giudiziaria dispone il provvedimento di allontanamento e il contestuale affidamento ai servizi sociali quando i genitori per cause diverse (la perdita del lavoro, una grave malattia, ecc.) non sono in grado di rispondere alle esigenze di crescita del proprio figlio, lo fanno vivere in un ambiente inaffidabile oppure lo costringono a delle esperienze non adatte alla sua età (vedi ad esempio l’ipotesi in cui il minore assiste a ripetute scene di violenza tra padre e madre).

Un bambino, poi, può venire allontanato anche quando i genitori non si curano della sua salute o lo sottopongono a maltrattamenti fisici, mettendone a rischio, in alcuni casi, la sua stessa vita. L’intervento dei servizi sociali, quindi, è giustificato dalla necessità di tutelare il primario interesse del minore.

L’affidamento dei minori ai servizi sociali

L’istituto dell’affidamento dei minori ai servizi sociali è disciplinato da una legge del 1956 [1], che ha modificato il R.D.L. n. 1404 del 1934, con il quale era stato istituito il tribunale per i minorenni.

L’affidamento, che può venire disposto con provvedimenti anche provvisori ed urgenti, si realizza attraverso un’attività di sostegno e di controllo della vita del minore, effettuata dai servizi sociali.

Quando un bambino viene affidato ai servizi sociali

Affinché un bambino venga allontanato dai genitori e affidato ai servizi sociali non è sufficiente accertare una situazione di povertà della famiglia ma deve sussistere un degrado tale da sfociare in una situazione di:

  • trascuratezza fisica o malnutrizione, causata dalla mancanza di cura da parte del padre e della madre verso la salute del minore o dalle condizioni ambientali non adatte in cui vive quest’ultimo;
  • maltrattamenti o di violenza fisica e/o psichica;
  • pericolo a causa di genitori drogati, alcolisti o che si prostituiscono. Se il bambino è vittima di reati, è costretto a vivere con genitori dediti all’alcol o al consumo di sostanze stupefacenti oppure con la madre che si prostituisce, interviene il tribunale per i minorenni su segnalazione della procura della Repubblica;
  • incapacità del genitore di rispondere ai bisogni del bambino;
  • incapacità del genitore ad assicurare una routine corretta al minore, con degli orari ben definiti per mangiare e per dormire;
  • mancanza di una corretta gestione dei rapporti interpersonali per cui il bambino è costretto a vivere in un ambiente totalmente inaffidabile.

Come un bambino viene affidato ai servizi sociali

Il procedimento di affidamento ai servizi sociali inizia con una segnalazione del minore al tribunale per i minorenni da parte:

  • del pubblico ministero;
  • dei genitori;
  • dell’ufficio dei servizi sociali;
  • degli organismi di educazione (vedi la scuola).

Il tribunale, dopo avere compiuto le opportune indagini sulla personalità del minore, può disporre l’affidamento ai servizi sociali, eventualmente collocando il bambino presso una comunità di tipo familiare, una famiglia, una persona singola o un istituto di assistenza pubblica o privata.

Successivamente, il tribunale sente il minore e il rappresentate dei servizi sociali. All’esito, stabilisce tutte le prescrizioni che vanno seguite in ordine all’istruzione del minore e al suo tempo libero nonché detta le direttive relative all’assistenza.

Spetta, quindi, ai servizi sociali controllare la condotta del minore e riferire periodicamente al tribunale. I servizi sociali possono anche chiedere la modifica, la cessazione o la revoca delle prescrizioni già fissate dal tribunale.

I servizi sociali devono, inoltre, offrire consulenza e sostegno alla comunità familiare/ famiglia affidataria/persona singola/istituto di assistenza pubblica o privata dove è collocato il minore. A tal fine, elaborano un programma che ha come obiettivo quello di facilitare l’integrazione del minore nel nuovo contesto nel quale è stato inserito.

A seguito dell’affidamento del minore ai servizi sociali, la potestà dei genitori viene compressa, nel senso che sia il padre sia la madre sono tenuti a rispettare le prescrizioni stabilite dal tribunale per il figlio, accettando al contempo il controllo svolto dai servizi sociali. In ogni caso, devono continuare a provvedere al mantenimento della prole.

Affidamento ai servizi sociali: quali sono i problemi pratici

L’affidamento di un minore ai servizi sociali ha come scopo quello di proteggerlo da trascuratezza, maltrattamenti o violenze perpetrate dal padre e dalla madre nei suoi confronti.

Il relativo provvedimento è adottato dal tribunale per i minorenni quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia della decadenza dalla potestà genitoriale ma appare comunque pregiudizievole per il figlio.

L’affidamento ai servizi sociali può essere disposto anche dal tribunale civile nelle cause di separazione e di divorzio. In molti casi succede, però, che nel decreto di affidamento non vengono definiti in maniera chiara i poteri attributi ai servizi sociali, se e in che modo questi ultimi possono opporsi alle decisioni assunte dai genitori. Inoltre, la legge non determina la durata del provvedimento di affidamento sebbene lo stesso abbia natura temporanea per espressa previsione normativa.

Secondo la giurisprudenza prevalente, infatti, da tale natura provvisoria deriva che i genitori non possono proporre reclamo alla Corte d’Appello contro il decreto di affidamento, tranne se emesso nell’ambito dei provvedimenti temporanei ed urgenti presidenziali in materia di separazione o divorzio, e la mancanza di termini precisi comporta che in alcuni casi l’affidamento si possa protrarre anche per molti anni.

È auspicabile, quindi, che il legislatore intervenga in materia, modificando la vigente disciplina ed adattandola all’attuale contesto sociale e culturale.


note

[1] L. n. 888/1956.


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