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Trattamento fiscale degli automezzi in uso agli amministratori

29 Ottobre 2014 | Autore:
Trattamento fiscale degli automezzi in uso agli amministratori

Ecco tutte le regole per capire come e quando un automezzo concesso in uso ad un amministratore costituisce per lui reddito e per determinare con precisione la deducibilità dei costi sostenuti dalla società.

Capita spesso che le società concedano ai propri amministratori l’utilizzo di una autovettura per lo svolgimento della loro attività o come compenso in natura.

Il trattamento fiscale di tale operazione è diverso a seconda della modalità di utilizzo del veicolo:

– autovettura utilizzata in modo promiscuo per fini aziendali e fini personali;

– autovettura utilizzata esclusivamente per fini aziendali;

– autovettura utilizzata esclusivamente per fini personali.

Il caso oggettivamente più comune e anche più complesso dal punto di vista del trattamento fiscale è quello dell’autovettura utilizzata in modo promiscuo.

In tale ipotesi devono essere analizzati i seguenti aspetti:

– disciplina fiscale per l’amministratore;

– disciplina fiscale per l’impresa.

1 | Disciplina fiscale per l’amministratore

Per regola generale, il rapporto tra l’amministratore e la società è inquadrato come collaborazione coordinata e continuativa.

Dal 1/1/2001 i compensi percepiti da un amministratore di società, associazione e altri enti, sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente.

L’assimilazione del compenso dell’amministratore al reddito di lavoro dipendente non opera nel caso in cui l’attività di amministratore rientri nell’oggetto della professione abitualmente esercitata dal soggetto.

In questo caso, i compensi percepiti sono assoggettati ai redditi di natura professionale.

A tale proposito, l’Agenzia delle Entrate [1] ha precisato che i proventi derivanti dall’attività di amministratore di società ed enti, in via eccezionale, sono considerati redditi di lavoro autonomo in due ipotesi:

1. Quando l’ordinamento professionale a cui l’amministratore appartiene ricomprende espressamente, fra le attività esercitabili, l’amministrazione o la gestione di aziende;

2. In assenza di una previsione espressa dell’ordinamento professionale, qualora per il professionista che svolge l’incarico di amministratore, tale attività risulti oggettivamente connessa alle mansioni tipiche della propria professione abituale.

A seconda della natura fiscale dal compenso dell’amministratore, l’utilizzo dell’autovettura assume una diversa qualificazione:

– fringe benefit (se il compenso è reddito assimilato a quello di lavoro dipendente);

– compenso in natura (se è qualificabile come reddito di lavoro autonomo).

Si ricorda che i compensi degli amministratori devono essere stabiliti nell’atto di nomina degli stessi e deliberati dal Consiglio di amministrazione o dall’assemblea dei soci. La concessione in uso di un autoveicolo aziendale deve pertanto risultare nell’atto di nomina dell’amministratore o da una delibera successiva.

In particolare:

Fringe benefit

In questo caso dobbiamo fare riferimento alle norme fiscali per la determinazione dei redditi di lavoro dipendente.

Come nel caso di assegnazione di un veicolo in uso promiscuo al dipendente, ai fini della quantificazione del compenso in natura da riconoscere all’amministratore, il valore del finge benefit è determinato nel seguente modo: una misura percentuale (oggi 30%) dell’importo corrispondente alla percorrenza convenzionale di 15mila chilometri annuali, calcolato sulla base del costo chilometrico stabilito dalle tabelle ACI, al netto di quanto eventualmente trattenuto all’amministratore [2]

Compenso in natura

Nel caso in cui il reddito dell’amministratore sia inquadrato come reddito di lavoro autonomo, il compenso in natura per l’uso dell’autovettura è determinato sulla base del valore normale (ad esempio, valore di mercato per il noleggio a lungo termine, per un analogo periodo, di una vettura delle stesse caratteristiche).

2 | Disciplina per l’impresa

L’assimilazione del compenso degli amministratori ai redditi di lavoro dipendente non vale per quanto riguarda la deducibilità per l’impresa dei costi relativi agli autoveicoli.

Con riferimento, in particolare, all’ipotesi di utilizzo promiscuo dell’autoveicolo, tale assimilazione è stata esclusa dall’Agenzia delle Entrate, che ha fornito un’interpretazione restrittiva in merito alla deducibilità degli oneri relativi ai veicoli dati in uso promiscuo all’amministratore/collaboratore per la maggior parte del periodo d’imposta. [3]

Pertanto:

 la società può dedurre integralmente le spese relative all’autoveicolo, nel limite dell’importo che costituisce reddito per l’amministratore (fringe benefit); trova, infatti, applicazione l’articolo 95, TUIR (spese per prestazioni di lavoro);

– l’eccedenza delle spese rispetto al fringe benefit, può essere detratta nei limiti previsti per gli autoveicoli non strumentali all’attività dell’impresa, cioè tenendo conto del limite del 20% (80%, per gli agenti e rappresentanti) e dell’importo massimo di € 18.075,99 (€ 25.822,85).

ESEMPIO

Spese relative al veicolo per l’anno 2013:

quota ammortamento  € 10.000,00 (25% di 40.000);

spese impiego             €   5.000,00;

Totale spese                € 15.000,00.

Fringe benefit amministratore/collaboratore: 0,7654 x 15.000 x 30% = € 3.444,30.

Ammontare delle spese rilevanti fiscalmente:

quota ammortamento  € 4.519,00 (25% di € 18.075,99);

spese impiego             € 5.000,00;

Totale spese                € 9.519,00.

Fringe benefit amministratore: € 3.444,30;

Eccedenza deducibile al 20%: € 6.074,70 x 20% = € 1.214,94.

Per l’autoveicolo, la società può dedurre un importo pari a € 4.659,24, dato da:

€ 3.444,30, come spese per compenso all’amministratore;

€ 1.214,94, come spese relative al veicolo eccedenti il fringe benefit.

La deducibilità ai fini IRAP dei costi relativi agli autoveicoli concessi in uso agli amministratori, dipende dal fatto che i relativi compensi siano o meno attratti nella sfera professionale.

Nel caso dell’amministratore professionista, il compenso che egli percepisce è reddito di lavoro autonomo e quindi risulta deducibile ai fini IRAP, per la società che lo eroga, in quanto la prestazione è qualificabile come professionale. [4]

Diversamente, se il compenso percepito dall’amministratore è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente risulta indeducibile ai fini IRAP.

 

 

3 | Autovettura utilizzata esclusivamente per fini aziendali

Nel caso di autovettura utilizzata dall’amministratore per fini esclusivamente aziendali, si pone soltanto un problema di deducibilità di costi per l’impresa.

Per l’amministratore, essendo l’utilizzo limitato a finalità aziendali, non si ha alcun fringe benefit o compenso in natura.

La società può dedurre una percentuale di costi pari al 20% [5].

 

ESEMPIO

Spese relative al veicolo per l’anno 2013:

quota ammortamento  € 10.000,00 (25% di 40.000);

spese impiego             €   5.000,00;

Totale spese                € 15.000,00.

Fringe benefit amministratore/collaboratore: zero.

Ammontare delle spese rilevanti fiscalmente:

quota ammortamento  € 4.519,00 x 20% = €   903,80;

spese impiego             € 5.000,00 x 20% = € 1.000,00;

Totale spese                                         € 1.903,80.

 

 

4 | Autovettura utilizzata per fini esclusivamente personali

In caso di utilizzo del veicolo esclusivamente per fini personali, all’amministratore deve essere imputato un compenso in natura, determinato sulla base del valore normale [6].

Per quantificare il valore di tale compenso, occorre basarsi:

– in caso di autoveicolo di proprietà della società, sul prezzo praticato per veicoli identici, in condizioni di libera concorrenza al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui il mezzo è stato acquistato;

– in caso di autoveicolo in leasing, ai canoni di leasing praticati per veicoli della stessa specie.

Per quanto riguarda la deducibilità dei costi per l’impresa, le spese e ogni altro componente negativo relativi al veicolo, sostenuti dalla società, sono deducibili come costi relativi al personale per la parte del loro ammontare non superiore al fringe benefit dell’amministratore. [7]

La parte eccedente tale limite risulta invece indeducibile per mancanza del requisito dell’inerenza.

5 | Rimborsi dei costi chilometrici

 

In alternativa all’assegnazione di un autoveicolo aziendale, la società può decidere di autorizzare l’amministratore a utilizzare la sua auto di proprietà, rimborsando le spese sostenute.

Anche l’autorizzazione ad usare il proprio veicolo, così come i relativi rimborsi riconosciuti all’amministratore, devono essere deliberati dal Consiglio di amministrazione o dall’assemblea dei soci, se ne ricorrono le condizioni.

Anche in questo caso, i problemi da affrontare sono due:

– se e in che misura, il rimborso rappresenti compenso per l’amministratore;

– la deducibilità del rimborso per l’azienda.

 

6 | Amministratori collaboratori

Con l’assimilazione del compenso dell’amministratore al reddito di lavoro dipendente, per i rimborsi si applicano le stesse regole valide per i lavoratori dipendenti.

I rimborsi chilometrici, quindi, non costituiscono reddito per l’amministratore/collaboratore.

C’è però una notevole differenza nella identificazione del luogo dal quale ha inizio la trasferta per la quale il rimborso spese chilometrico viene riconosciuto. Per il lavoro dipendente, il Comune a partire dal quale un lavoratore è considerato in trasferta è quello in cui lo stesso è tenuto contrattualmente a svolgere le proprie mansioni, ossia, generalmente, la sede del datore di lavoro.

La stessa Amministrazione Finanziaria ha riconosciuto, invece, che per l’attività di amministratore di società, non è possibile stabilire contrattualmente la sede di lavoro né identificare tale sede con quella della società [8].

In tale ipotesi, per stabilire quando siamo in presenza di una trasferta fuori dal territorio comunale, occorre far riferimento al domicilio fiscale dell’amministratore, sempreché dall’atto di nomina non risulti diversamente individuata la sede di lavoro.

Sulla base di quanto detto, la disciplina dei rimborsi spese può trovare applicazione anche per i viaggi effettuati dall’amministratore dal Comune in cui è domiciliato alla sede della società committente.

Anche in questo caso, per la determinazione dei costi chilometrici va fatto riferimento alle tariffe ACI.

7 | Deducibilità per la società

Per la società esiste un limite di deducibilità dei rimborsi, del tutto indipendente dal trattamento in capo all’amministratore.

Il rimborso delle spese inerenti l’utilizzo dell’auto dell’amministratore è deducibile da parte dell’impresa limitatamente al costo di percorrenza relativo ad autoveicoli di potenza non superiore a 17 cavalli fiscali ovvero 20 cavalli fiscali se con motore diesel [9].

ESEMPIO

L’amministratore utilizza un’auto diesel da 26 cavalli fiscali, per una percorrenza annuale di 15.000Km.

Costi chilometrici:

Percorrenza annua      Costo auto 26 cv fiscali                  Modello simile 20 cv fiscali

15.000 Km           0,62599 per Km           0,57507 per Km

La spesa sostenuta dalla società sarà pari a

15000 Km x 0,62599 = € 9.389,85

La società potrà però dedurre dal reddito solo l’importo di € 8.626,05 (15000 Km x 0,57507), effettuando per la differenza di € 763,80 una variazione in aumento in sede di dichiarazione dei redditi.

Tale eccedenza, pur non essendo deducibile, non costituisce reddito in natura tassabile in capo all’amministratore.

8 | Amministratore professionista

La disciplina sui rimborsi spese sopra illustrata non si applica nel caso in cui l’attività di amministratore ricada nell’ambito della professione abitualmente esercitata dal contribuente e pertanto, i relativi compensi siano classificati come redditi di lavoro autonomo.

In tale ipotesi, infatti, i rimborsi spese riconosciuti dalla società all’amministratore costituiscono proventi di natura professionale, da fatturare e assoggettare ad Iva e ritenuta di acconto.


note

[1] Circolare 12 dicembre 2001, n. 105

[2] Art. 51, comma 4, lett a) del TUIR

[3] Circolare 26 gennaio 2001, n. 5.

In particolare, nella citata Circolare veniva affermato:

“tale assimilazione concerne le modalità di determinazione del reddito del collaboratore ai fini delle imposte dirette, ma non si configura quale assimilazione delle due tipologie di rapporto di lavoro a tutti gli effetti di legge. Poiché la Legge 342 del 2000 non ha modificato il disposto dell’art. 121-bis [ndr: ora art. 164] comma 1 lettera a), numero 2) del TUIR, che prevede la deducibilità integrale dei veicoli ‘dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta’, per i veicoli concessi in uso ai collaboratori coordinati e continuativi devono essere applicate le disposizioni della successiva lettera b) della norma citata”.

L’attuale formulazione della norma, come in passato, non disciplina il caso dei veicoli dati in uso promiscuo agli amministratori. La Circolare 19 gennaio 2007, n. 1/E, peraltro ribadisce che l’assimilazione al reddito di lavoro dipendente del reddito degli amministratori di società (se inquadrabile come reddito di collaborazione):

“non si configura quale assimilazione delle due tipologie di rapporto di lavoro a tutti gli effetti di legge ed, in particolare, non opera con riferimento alle disposizioni che regolano la deduzione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo”.

[4] Articolo 53, comma 1, TUIR

[5] Per la deducibilità del costo e delle spese dell’autovettura, la società deve rispettare le limitazioni previste dalla lett. b), comma 1, art. 164, D.P.R. n. 917/86

[6] Secondo quanto previsto dall’art. 9, comma 3, TUIR:

“3. Per valore normale, salvo quanto stabilito nel comma 4 per i beni ivi considerati, si intende il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso. Per i beni e i servizi soggetti a disciplina dei prezzi si fa riferimento ai provvedimenti in vigore.”

[7] Ai sensi dell’art. 95, comma 5, D.P.R. n. 917/86

[8] Circolare 26 gennaio 2001, n. 7

[9] Art. 95, comma 3, TUIR


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