Covid: l’allarme su chi ha altre malattie gravi

19 Novembre 2020
Covid: l’allarme su chi ha altre malattie gravi

Non si muore di solo Coronavirus. Molte patologie letali vengono sistematicamente trascurate. In primis dai pazienti stessi, per paura di andare in ospedale.

Senz’altro la pandemia sta mandando in pressing le strutture sanitarie. Non solo le terapie intensive, ma anche reparti come pneumologia e medicina interna sono affollati da pazienti che hanno contratto l’infezione.

L’aggravio di lavoro per i medici, il minor numero di posti letto negli ospedali e la sospensione di attività di screening sono tutti dati di fatto. Se si aggiunge anche la paura dei malati a chiedere aiuto a una struttura clinica perché, in condizioni di vulnerabilità, si teme il contagio, si capirà come il Coronavirus abbia creato intorno a se un parallelo indotto della morte.

Le proporzioni complessive non sono semplici da accertare. Si sono susseguiti appelli e studi che hanno approfondito il tema, soprattutto nella prospettiva di attirare l’attenzione su quella che rischia di diventare una piaga.

C’è chi ha parlato del cancro come della prossima pandemia (per approfondire leggi qui: Ecco quale sarà la prossima pandemia), perché in tanti, pur di evitare occasioni di contagio, rinunciano alle visite in ospedale. L’ultimo a lanciare l’allarme è stato Rocco Bellantone, direttore Governo clinico Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, preside Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Cattolica.

«La riduzione degli accessi per patologie oncologiche in ospedale durante la prima fase della pandemia ha coinvolto non solo i pazienti oncologici, ma anche i cardiopatici e quanti sono affetti da malattie ‘tempo-dipendenti’: la paura del virus può fare danni più grandi», ha dichiarato Bellantone in un’intervista all’Adnkronos.

Qualche numero? In Italia, si parla di un -22% di pazienti operati per tumore al pancreas. Nella fase 1, la percentuale è salita al 34%. Bellantone spiega che al Gemelli il dato è in controtendenza (+15% di operazioni) perché un edificio a parte è stato riservato ai malati Covid.

«Non si devono trascurare i sintomi o rinviare i trattamenti per paura di Covid-19. Penso ai pazienti oncologici, ma anche a quelli con malattie cardiovascolari: il rischio è quello di incorrere in danni importanti».

Uno studio sul Registro europeo Covid (Isacs-Stemi Covid-19), diretto dal professor Giuseppe De Luca, docente di Cardiologia all’Università del Piemonte Orientale di Novara, rileva che i morti per infarto rischiano di essere 20mila in più, da sommare alle 50mila vittime che si contano ogni anno. L’incremento del rischio mortalità è pari al 41%.

Un’altra ricerca, portata avanti in Canada ha spiegato di quanto aumenta la mortalità dei malati di alcuni tumori se si rimandano le cure o gli interventi chirurgici. Può salire dal 6 al 13% (per approfondire leggi qui: Tumori: ecco che succede a ritardare le cure).

Secondo un monitoraggio della Fondazione Pro, sulla salute maschile, c’è stato un crollo dal 75 al 90% delle attività sia programmate che di pronto soccorso, della prevenzione e dell’aderenza alle terapie nel campo dell’urologia. Fenomeno analogo sul terreno delle cure alle donne.

Durante la prima ondata di Covid, associazioni, pazienti e società scientifiche lanciarono un appello per evitare i ritardi nello screening del tumore al seno e continuare a consentire la diagnosi precoce che, ogni anno, salva la vita a migliaia di pazienti (per approfondire leggi qui: Tumore al seno, l’allarme sui lunghi tempi per la diagnosi).



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