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Registrazione col cellulare: nessuna lesione di privacy se per difendersi da un reato

26 gennaio 2014


Registrazione col cellulare: nessuna lesione di privacy se per difendersi da un reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 gennaio 2014



La registrazione occulta fatta con un cellulare o un altro dispositivo elettronico è legittima e può essere utilizzata se è per difendersi da un reato più grave. 

Non tutto quello che la tecnica consente è anche lecito. Nel caso delle registrazioni di conversazioni tra presenti – per esempio – realizzate con mezzi di fortuna (come uno smartphone), all’insaputa dei presenti, la linea di confine tra rispetto della privacy e tutela dei diritti è sempre contrassegnata da incertezze interpretative. Il problema se sia possibile o meno “intercettare” le confessioni altrui, registrarle di nascosto e, senza autorizzazione, utilizzarle per far valere, in tribunale, i propri diritti, è un tema assai caldo.

Qualche tempo fa, la Cassazione [1] aveva ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente che, per provare il mobbing a proprio danno, aveva registrato le conversazioni private dei propri colleghi sul posto di lavoro (leggi l’articolo “Vietato registrare i colleghi di lavoro per provare il mobbing”): ciò in considerazione del fatto che, a detta de giudici, tale comportamento, in violazione della riservatezza altrui, mina fortemente il legame di fiducia tra il dipendente e il datore.

Ma quando in ballo ci sono interessi più gravi e meritevoli di tutela, la Cassazione muta il proprio convincimento. Infatti, in una seconda sentenza di quest’anno [2], la stessa Corte ha precisato che è legittimo registrare un colloquio all’insaputa dei presenti se ciò serve per difendersi da un grave sopruso. In tali casi, non si applica la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che vieta qualsiasi violazione della privacy [3].

La vicenda

La fattispecie inerente a quest’ultimo caso è emblematica. Una ragazzina aveva subìto violenze da un tale e, in occasione di un incontro con quest’ultimo, aveva portato un registratore. L’uomo, prima di iniziare a parlare, aveva chiesto alla giovane di non potare con sé la borsetta per timore che contenesse un registratore, ma poi la ragazza era riuscita ugualmente nell’intento di memorizzare il colloquio grazie all’uso del telefonino.

La sentenza

La Cassazione, in tale vicenda, ha ribadito che le registrazioni, anche se realizzate clandestinamente, divengono prova documentale; a nulla vale richiamare il rispetto della privacy altrui – nel caso di specie, come detto, era stato chiaramente espresso il dissenso alla registrazione da parte dell’imputato – se l’intercettazione ha lo scopo di tutelare un interesse di rango superiore come la persona della vittima.

Infatti, l’invasione della sfera privata da parte della ragazza è avvenuta “nell’ottica ben precisa di chi sentendosi (ed effettivamente essendo) persona offesa e vittima di un sopruso da parte dell’imputato, cercava argomenti per rappresentare e tutelare le proprie ragioni”.

note

[1] Cass. sent. n. 26143 del 21.11.2013.

[2] Cass. sent. n. 10277 del 6.03.2013.

[3] Art. 8 CEDU.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. IL PROPRIETARIO MI HA FATTO SEMPRE PAGARE L’AFFITTO IN NERO PER UN FINTO COMODATO. Non ho mai avuto copia da 18 anni di questo contratto di COMODATO. A Gennaio di quest’ anno ho iniziato a registrare a casa mia dove il proprietario parla espressamente del’ affitto in nero dato da 18 anni. Ai fini della propria tutela e nel caso davanti a un Giudice, può essere presa come prova?

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