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Berlusconi rompe con Salvini: ecco perché

20 Novembre 2020 | Autore:
Berlusconi rompe con Salvini: ecco perché

Il capo di Forza Italia, dopo il passaggio di tre suoi deputati alla Lega: «Non ci voglio parlare e nemmeno sentirlo nominare». Cosa c’è dietro la rottura.

La storia si ripete. L’altalenante rapporto che da quasi 30 anni vivono Forza Italia e la Lega registra un nuovo episodio di distanziamento. Se nel 1994, l’anno del primo ribaltone, fu Umberto Bossi a dare a Silvio Berlusconi del «Berluskaiser» e del «Napoleone», giurando che con lui non avrebbe mai più preso nemmeno un caffè (il tempo dirà che poi, oltre al caffè, hanno divorato intere cene ad Arcore), adesso è l’ex Cavaliere a rompere con il Carroccio e a voltare le spalle al suo leader: «Con Salvini non ci voglio parlare», ha detto a chi preme affinché ricomponga la rottura nel centrodestra. «Non lo voglio neanche sentire nominare».

Eccolo, in autentico rispolvero, l’unico leader che resta ancora a capo di un partito da quel lontano 1994. Non c’è più Bossi, non ci sono più i D’Alema, i Fini, i Dini, gli Occhetto, i Buttiglione. C’è, è vero, Pierferdinando Casini in testa ai Centristi per l’Europa, ma non certo con il peso di una volta. Berlusconi, invece, ancora ha voce in capitolo nella coalizione di centrodestra, anche se le sue corde vocali non strillano più come ai tempi d’oro.

Prova ad alzarla, adesso, la voce dopo che tre suoi deputati sono passati alla Lega. Alcuni, come Laura Ravetto, di prima linea. Silvio minimizza: «Ravetto, Zanella e il terzo che è andato con Salvini chi era? A, Carrara. Ecco, meglio così. Meglio perderli che trovarli». Infatti, il Capo non ha fatto nulla per fermarli, come faceva in passato con chi minacciava di saltare il fosso.

Questa vicenda, per lui, è quasi un dettaglio. Quello che al fondatore di Mediaset non va giù è lo sgarro di Salvini sull’affaire che riguarda l’azienda da lui creata e la francese Vivendi, ovvero la pregiudiziale di costituzionalità posta dal Carroccio sulla norma salva-Mediaset: «Lo fanno perché pensano che voglia andare in maggioranza o perché non hanno capito la norma?», si domanda Berlusconi. Che poi incalza: «In entrambi i casi non mi sta bene. Diamine, prima Salvini dice di non aver capito, poi ci parliamo, io ti chiarisco tutto, tu dici che adesso hai capito e che è tutto a posto… E poi che cosa fai? Presenti una pregiudiziale di costituzionalità che fa esplicito riferimento a Mediaset? Eh no, caro mio, così non mi sta bene».

La rottura con Salvini non ha i connotati di uno sfogo del momento: potrebbe essere, infatti, il punto di svolta nel centrodestra. Perché il vero obiettivo di Berlusconi non è quello di tornare un giorno al Governo a costo di ricoprire il ruolo del terzo scomodo tra il capo della Lega e Giorgia Meloni. L’esperienza ha insegnato a Berlusconi ad avere l’occhio lungo. E la sua strategia l’ha già spiegata mesi fa a qualche fedelissimo: lui vuole essere nella coalizione che voterà il prossimo presidente della Repubblica. Che, visto l’andazzo, difficilmente sarà formata da Salvini e Meloni.



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