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Violenza sessuale: che succede se vittima e aggressore danno ricostruzioni entrambe credibili?

4 febbraio 2014


Violenza sessuale: che succede se vittima e aggressore danno ricostruzioni entrambe credibili?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2014



Nel caso di due sentenze, quella di primo e di secondo grado, tutte e due convincenti sul piano logico, ma pervenute a risultati contrapposti, l’una di assoluzione e l’altra di condanna, si crea il ragionevole dubbio a favore dell’imputato che va assolto.

Non capita raramente che una persona, condannata in primo grado, venga invece assolta in secondo, o viceversa. La cosa è tanto più incredibile quanto più si pensa che, spesso, sono in gioco interessi “vitali”: quelli della vittima – che potrebbe aver subito un reato talmente grave da comprometterne l’intera esistenza – e quella del presunto aggressore – che potrebbe subire una condanna a fronte di una totale innocenza.

Che succede allora quando le dichiarazioni dei giudici si scontrano ed appaiono tutte logiche e fondate?

Un esempio riuscirà a chiarire meglio la situazione. Anzi, riportiamo proprio il caso deciso da una recente sentenza della Cassazione [1].

Una ragazza americana denuncia ai Carabinieri di essere stata vittima di un abuso durante una serata in discoteca. Inizia così un procedimento penale per violenza sessuale e lesioni a carico di un uomo, indicato dalla come autore dell’aggressione carnale. Tuttavia il Tribunale di primo grado, viste le dichiarazioni confuse della vittima, assolve l’imputato. Di tutt’altro avviso, invece, la Corte d’appello secondo cui le prove erano sufficienti a una sentenza di colpevolezza. Per cui, il secondo grado si conclude con la condanna dell’imputato.

Si passa in Cassazione. E qui sorgono i problemi.

La “bella”

A questo punto, secondo la Corte, in caso di due sentenze contrapposte, entrambe convincenti, verosimili e logiche, si configura un “ragionevole dubbio” in favore dell’imputato, specie se le prove sono rimaste le stesse durante tutto il processo.

In dubbio pro reo”, dicevano i latini: in caso di dubbio, si deve preferire la versione più favorevole all’imputato e, quindi, il giudice lo deve assolvere.

E così, nell’esempio di poc’anzi, sarà molto probabile che la Cassazione pronunci una pronuncia a favore del reo.

note

[1] Cass. sent. n. 51378 del 19.12.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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