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A cosa serve il contratto di convivenza?

22 Novembre 2020
A cosa serve il contratto di convivenza?

Convivenza di fatto: come si forma e quali effetti ha il contratto di convivenza. 

Hai deciso di andare a convivere con il tuo partner. Hai sentito parlare del contratto di convivenza ma non sai a cosa serve e quali vantaggi può comportare. Ti è stato detto genericamente che, firmando un accordo del genere, due persone conviventi possono regolare i loro rapporti patrimoniali e ottenere, in questo modo, una maggiore tutela legale senza per questo dover per forza ricorrere al matrimonio. 

Ne vuoi sapere di più. A cosa serve il contratto di convivenza? Come si stipula e quanto dura? Qual è la sua efficacia? Cercheremo di comprenderlo qui di seguito.

Che cos’è un contratto di convivenza? 

Come dice la parola stessa, il contratto di convivenza è un contratto, ossia un accordo tra due persone che decidono di convivere. Non è obbligatorio: la sua stipula è rimessa alla volontà delle parti che ben potrebbero anche farne a meno (come, del resto, è sempre successo prima dell’approvazione della legge che ne ha regolamentato ogni aspetto).

A cosa serve il contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza serve per disciplinare i rapporti patrimoniali tra i due partner. 

Perciò, non possono essere regolamentati i rapporti personali come, ad esempio, l’obbligo di fedeltà, di convivenza o quello all’assistenza morale. Questi ultimi sono tipici doveri connessi al matrimonio che non si estendono anche alla convivenza, neanche se viene stipulato un contratto tra i partner.

Come si fa un contratto di convivenza?

Il contratto di convivenza deve essere per forza scritto. Può essere stipulato davanti a un notaio. Le parti possono, in alternativa, redigere una scrittura privata che però andrà autenticata da un notaio o da un avvocato. 

Una volta firmato il contratto di convivenza, il notaio o l’avvocato dovrà trasmetterne copia al Comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’anagrafe. 

Cosa può contenere un contratto di convivenza?

Per farsi un’idea più chiara e comprendere a cosa serve un contratto di convivenza sarà bene indicare quale può essere il suo contenuto e cosa i due partner possono inserirvi.

Uno degli aspetti più interessanti del contratto di convivenza è la regolamentazione della casa. Si può ad esempio attribuire al partner il diritto di abitazione, il comodato, l’usufrutto o, addirittura, la stessa proprietà. Così, ad esempio, il titolare di un immobile potrebbe, con il contratto di convivenza, riconoscere al compagno o alla compagna una quota del bene o il diritto a vivervi per un certo numero di anni o, addirittura, vita natural durante. 

Altro interessante aspetto del contratto di convivenza è la regolamentazione delle spese da sostenere per l’interesse comune. Così i due partner potrebbero stabilire di attingere da un conto corrente comune, su cui versare una percentuale del proprio stipendio. Oppure potrebbero concordare di ripartire equamente le spese quotidiane. Oppure uno dei due conviventi potrebbe assumere l’onere di mantenere l’altro a fronte dell’impegno, da parte di quest’ultimo, di badare alla casa.

Nel contratto di convivenza, si può anche prevedere l’istituzione di una comunione dei beni proprio come avviene tra coppie sposate. In tale ipotesi, tutti i beni acquistati dopo la stipula del contratto saranno di proprietà comune e, in caso di cessazione della convivenza, andranno divisi.

Un’altra clausola che può essere inserita nel contratto di convivenza è quella che prevede il pagamento di un assegno di mantenimento in caso di cessazione dell’unione. È possibile anche, in luogo dell’assegno periodico, prevedere una somma unica da versare in una sola soluzione o il trasferimento di beni (mobili, immobili o titoli di credito).

Sempre per l’eventualità della cessazione della convivenza, si può regolare la sorte della casa prevedendo un periodo di tempo durante il quale l’ex partner potrà continuare ad abitarvi finché non troverà un nuovo alloggio.

Si può, allo stesso modo, prevedere un mantenimento minimo per i figli, ma mai l’esclusione totale, visto che l’obbligo di provvedere alle esigenze della prole sussiste per legge, con o senza il contratto di convivenza.

Nel contratto di convivenza, si possono inserire delle clausole che operino alla morte di uno dei due partner. Non si può trattare di disposizioni testamentarie poiché queste possono essere fatte solo con il testamento e mai tramite contratto. Così si potrà tutt’al più prevedere l’obbligo, per uno dei due conviventi, di stipulare un’assicurazione sulla vita a favore dell’altro convivente. 

Si può anche designare l’altro perché questi adotti le decisioni in tema di donazione di organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie.



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