Diritto e Fisco | Articoli

Come annullare la convivenza di fatto?

22 Novembre 2020
Come annullare la convivenza di fatto?

Quando la coppia di fatto si dice addio deve regolare una serie di aspetti matrimoniali e, soprattutto, il mantenimento degli eventuali figli. 

Quando si inizia una convivenza, così come nel matrimonio, si è animati dalle migliori intenzioni. Tuttavia, nel tempo, i rapporti possono deteriorarsi e uno o entrambi i partner potrebbero decidere di abbandonare la casa comune. 

La separazione di una convivenza, inutile dirlo, ha delle implicazioni legali meno drammatiche di un matrimonio, almeno sotto l’aspetto patrimoniale, sempre che le parti non abbiano stipulato un contratto di convivenza o non abbiano avuto dei figli. Nel primo caso (contratto di convivenza), bisognerà vedere quali obblighi lo stesso aveva previsto in caso di rottura dell’unione. Nel secondo caso (presenza di figli ancora non autosufficienti), resterà comunque in piedi l’obbligo di provvedere alle esigenze della prole con il mantenimento e la collocazione presso la casa di uno dei due genitori.

Come annullare la convivenza? La risposta può sembra molto semplice: basta andare via di casa e dirsi addio per sempre. In realtà, accanto alla separazione materiale della coppia, possono inserirsi una serie di circostanze parallele da dover regolamentare, come ad esempio la restituzione dei soldi spesi per l’interesse comune, l’assegno di mantenimento per i figli, la divisione dei beni comprati in comune, ecc. 

Le cose poi si complicano quando, come detto, è stato in precedenza firmato un contratto di convivenza.

Di tanto parleremo meglio in questo articolo. Spiegheremo cioè come annullare la convivenza. Ma procediamo con ordine.

Come si può far finire una convivenza di fatto?

La convivenza può terminare sia per volontà di entrambi i partner che di uno soltanto. È una decisione libera, che può essere presa in qualsiasi momento. Un eventuale accordo contrario, che vincoli un partner all’altro, sarebbe totalmente nullo e privo di effetti.

Per finire la convivenza di fatto non c’è neanche bisogno di firmare un contratto, a meno che i due ex vogliano trovare un accordo sulla divisione dei beni comuni.

Se però i conviventi hanno avuto figli, e questi sono ancora minorenni o, se maggiorenni, non hanno raggiunto l’indipendenza economica, si applicano le stesse norme del matrimonio. In buona sostanza, i figli andranno a vivere con uno dei due genitori, mentre l’altro sarà obbligato a versare loro un assegno di mantenimento annuale, in 12 mensilità. 

In caso di cessazione della convivenza spetta il mantenimento?

Al contrario di quanto avviene per le coppie sposate, quelle di conviventi non sono tenuti a versare il mantenimento, a meno che non sia stato diversamente stabilito nel contratto di convivenza. L’unico mantenimento, come detto prima, riguarda invece i figli ancora incapaci di badare a sé stessi.

In caso di cessazione della convivenza a chi va la casa?

Se non è diversamente stabilito nel contratto di convivenza, la casa non può essere assegnata al partner con cui vanno a vivere i figli, così come invece succede in caso di matrimonio. Quindi, l’immobile resta al suo proprietario. Se il convivente proprietario o titolare del diritto sul bene intende recuperare la disponibilità dell’immobile, l’altro convivente deve essere avvisato e deve essergli concesso un termine congruo per trovare un’altra sistemazione.

Tuttavia, se la coppia ha avuto figli, la casa familiare è assegnata al genitore con il quale i figli convivono o al quale sono affidati. Questa assegnazione può essere effettuata quindi anche al convivente che non è proprietario della casa.

In caso di cessazione della convivenza spetta il risarcimento del danno?

Chi determina il fallimento della convivenza a causa di una propria condotta colpevole non ha diritto ad ottenere alcun risarcimento del danno, neanche nei casi più gravi (si pensi a un eventuale tradimento).

Tuttavia, saranno dovute le restituzioni degli importi di denaro eventualmente dati in prestito nel corso della convivenza e di quelli che, seppur frutto di donazioni, esorbitano per l’importo dal normale spirito di collaborazione e generosità che caratterizza le persone conviventi. Si pensi, a tal proposito, ai soldi dati dall’uomo alla donna per ristrutturare l’immobile di proprietà di quest’ultima o per costruire una casa sul terreno dell’altro partner. 

Non è invece possibile ottenere la restituzione dei soldi spesi per i piccoli bisogni della vita quotidiana, dalla spesa alle bollette. E questo perché dalla convivenza derivano doveri morali e sociali al pari del matrimonio.

Divisione dei beni

Poiché la convivenza non implica, come nel matrimonio, la comunione dei beni, la proprietà di quanto acquistato durante il periodo di unione resta unicamente in capo a colui che ne ha pagato il prezzo. 

Cessazione del contratto di convivenza

Nel caso in cui i conviventi abbiano firmato un contratto di convivenza, il contratto può essere cessato in qualsiasi momento, anche per volontà di uno solo dei due. 

Per cessare il contratto di convivenza, bisogna fare la stessa procedura seguita per la sua stipula ossia recarsi dall’avvocato o dal notaio. 

A quel punto, il contratto non è più vincolante ma restano da rispettare le clausole eventualmente previste per il caso di scioglimento della convivenza. Si pensi ad esempio all’obbligo di pagamento di un mantenimento o di un risarcimento, alla divisione dei beni e della casa, ecc.

Se il contratto di convivenza prevede il regime patrimoniale della comunione dei beni, per effetto della sua risoluzione si scioglie la comunione e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni relative allo scioglimento previste per le coppie sposate. 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube