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Cosa sono e come funzionano i permessi per allattamento?

5 Febbraio 2021
Cosa sono e come funzionano i permessi per allattamento?

La legge prevede il diritto della lavoratrice neo-mamma ad assentarsi dal lavoro per un certo numero di ore al giorno per l’allattamento del neonato.

Sei diventata da poco mamma. Hai ripreso il tuo lavoro ma senti il dovere di non far mancare al neonato la presenza genitoriale, soprattutto in un momento delicato come l’allattamento. Per questo ti chiedi se ci sono degli speciali permessi di cui puoi fruire a causa della tua condizione di neo-mamma.

Lo status di lavoratrice madre determina l’attribuzione di una serie di diritti e di tutele che sono stati introdotti nel nostro ordinamento per consentire alla donna di conciliare il rapporto di lavoro con la funzione genitoriale. Tra i vari diritti attribuiti alla lavoratrice neo-mamma ci sono degli speciali permessi giornalieri retribuiti.

Ma cosa sono e come funzionano i permessi per allattamento? Come vedremo, la lavoratrice che ha avuto di recente un bambino può assentarsi dal lavoro per un certo numero di ore al giorno mantenendo, comunque, il diritto alla retribuzione che viene garantita da un’apposita indennità erogata dall’Inps.

Permessi per allattamento: cosa sono?

Lo stato di gravidanza determina il diritto della lavoratrice ad astenersi obbligatoriamente dal lavoro per un periodo complessivo di 5 mesi che può essere collocato temporalmente interamente dopo il parto oppure a cavallo tra il periodo di gravidanza e quello successivo al parto. Durante questo periodo, la lavoratrice riceve dall’Inps un’indennità di maternità pari all’80% della retribuzione media giornaliera della dipendente.

Ma cosa succede quando la lavoratrice madre torna al lavoro? In questo caso, se la dipendente non ha optato per la maternità facoltativa, sarà chiamata a svolgere regolarmente il proprio lavoro rispettando l’orario di lavoro previsto dal contratto. Al fine, tuttavia, di consentire alla lavoratrice di svolgere la sua funzione genitoriale di neo-mamma, la legge le attribuisce il diritto a dei permessi orari retribuiti che vengono detti permessi per allattamento. Si tratta, in sostanza, di determinate ore di assenza giustificata durante le quali la lavoratrice può allontanarsi dal posto di lavoro e accudire il proprio figlio mantenendo comunque il diritto alla retribuzione. Il nome di questi permessi non deve trarre in inganno: non c’è alcun legame causale tra il diritto ai permessi e l’attività di allattamento.

Permessi per allattamento: come funzionano?

I permessi per allattamento spettano alla lavoratrice neo-mamma in misura diversa a seconda dell’età del bambino. Fino al primo anno di età del bambino o entro un anno dal momento in cui il minore adottato o in affidamento è entrato a far parte della famiglia, la lavoratrice ha diritto a:

  • due ore al giorno di riposo per allattamento, se l’orario di lavoro è di almeno 6 ore giornaliere;
  • un’ora al giorno di riposo per allattamento, se l’orario giornaliero è inferiore a 6 ore.

In caso di parto gemellare o plurimo, oppure in caso di adozione o affidamento di almeno due bambini, i riposi per allattamento raddoppiano.

Permessi per allattamento: quanto spetta?

Durante la fruizione dei permessi per allattamento la lavoratrice mantiene il diritto a percepire la sua ordinaria retribuzione. A pagare lo stipendio della lavoratrice durante queste ore di assenza, tuttavia, non è il datore di lavoro bensì l’Inps attraverso l’erogazione di un’apposita indennità per permessi per allattamento. L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro al lavoratore, direttamente in busta paga, alle normali scadenze dei periodi di paga e le somme anticipate sono successivamente recuperate dal datore di lavoro che le compensa con i contributi previdenziali dovuti all’Inps.

Permessi per allattamento: come fare domanda?

La domanda di fruizione dell’indennità per permessi per allattamento deve essere presentata dalla lavoratrice prima dell’inizio del periodo di riposo giornaliero richiesto. La domanda deve essere fatta esclusivamente al datore di lavoro, con l’eccezione delle lavoratrici per le quali l’indennità viene pagata direttamente dall’Inps.

I lavoratori, invece, nei casi in cui hanno diritto ad usufruire di tale prestazione, devono presentare la domanda sia all’Inps che al proprio datore di lavoro.

Per quanto concerne la domanda da presentare all’ente previdenziale, i canali utilizzabili sono i seguenti:

  • sito web dell’Istituto (www.inps.it), accedendo all’apposito servizio attraverso il Pin dispositivo Inps;
  • Contact Center integrato dell’Inps;
  • servizi telematici offerti dagli enti di patronato.


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