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Posso tenere dei cani randagi in casa?

4 Febbraio 2021 | Autore:
Posso tenere dei cani randagi in casa?

Ospitare un folto gruppo di animali recuperati dalla strada può avere delle conseguenze penali? Quando scatta il reato di disturbo della quiete pubblica?

Un conto è avere un animale domestico ed un altro ben diverso è improvvisare un canile in casa. Per quanto possa essere intenso l’amore per i cani, esagerare con il numero di ospiti a quattro zampe può comportare dei problemi in condominio. Se già un solo esemplare è spesso motivo di lamentele per via dei latrati e dei guaiti, figuriamoci un coro scombinato di cani che si mettono ad abbaiare a qualsiasi ora del giorno, mentre il loro padrone è al lavoro. La situazione può diventare ancora più pesante se i cani non sono stati educati per stare in casa, cioè se sono dei randagi salvati dalla strada con le migliori intenzioni e, poi, ammassati nell’appartamento di un condominio. La domanda che uno si pone è: «Posso avere dei randagi in casa?». La risposta l’ha data la Cassazione con una recente sentenza.

Il principio è semplice e vecchio quanto il mondo: la libertà di una persona di fare una cosa finisce dove comincia la libertà dell’altro di non essere costretto a sopportare quella cosa. In altre parole: io posso avere dei randagi in casa se vivo in un posto isolato, dove latrati, guaiti ed escrementi danno fastidio solo a me. Nel momento in cui, però, abito in un condominio e la presenza massiccia di animali appena recuperati dalla strada può disturbare la quiete dei vicini, prima o poi rischio di prendermi una denuncia. Ed è quello che è successo, infatti.

Con questo risultato: secondo la Cassazione [1], non va punito chi raccoglie dalla strada dei cani randagi per il solo fatto di portarli a casa sua e tenerli chiusi dentro. Va punito se gli animali creano fastidio ai vicini con guaiti, latrati e odori molesti causati dai loro escrementi. In altre parole, quello che la sentenza sembra avere stabilito è che si può adottare un numero imprecisato di cani, purché siano educati.

Quando, invece, la sinfonia di rumori e di odori è insopportabile «per un numero indeterminato di persone», come stabilisce il Codice penale [2], allora si incorre nel reato di disturbo della quiete pubblica. Di cui, ovviamente, non possono rispondere i cani in prima persona ma tocca rispondere a chi li ha portati a casa.

Cosa si rischia in questi casi? La Cassazione ha fissato la pena in un mese di arresto. Certo, l’imputato non si era posto tanti problemi ad aprire le porte di casa sua ai nuovi ospiti, visto che se ne contavano ben 30 randagi. Tenerli buoni tutti e tutti insieme deve essere un’impresa non facile. Se ne sono accorti i vicini, che hanno fatto notare alle autorità il continuo disturbo del riposo e delle occupazioni ed i fetori provocati dagli escrementi degli animali, con il conseguente pregiudizio alla salubrità degli ambienti e le molestie ai residenti.

I giudici supremi hanno tenuto conto di queste osservazioni e hanno stabilito che risulta motivata «sia la riconducibilità degli animali alla disponibilità del ricorrente, sia l’evento del reato», cioè i rumori provocati giorno e notte dai cani, oltre l’evidente e sgradevole odore conseguente alla presenza di tanti animali in condizioni igieniche di degrado. Disturbi, secondo la Corte, che la normale tollerabilità e ad arrecare disturbo alla quiete di un numero indeterminato di persone.

Da tenere presente che non serve a nulla appellarsi al riconoscimento della non punibilità per il fatto di avere salvato decine di cani dal randagismo: non si poteva dire, infatti, che ci fosse una «non abitualità della condotta illecita».


note

[1] Cass. sent. n. 32572/2020 del 20.11.2020.

[2] Art. 659 cod. pen.


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