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Assegnazione della casa familiare, figli, convivenza e indipendenza economica

6 Febbraio 2014
Assegnazione della casa familiare, figli, convivenza e indipendenza economica

Va revocata l’assegnazione della casa familiare al coniuge se il figlio va a vivere in altra città, anche se non ancora indipendente sul piano economico.

Se con la sentenza di separazione dei coniugi il giudice ha assegnato la casa coniugale a quello dei due con cui vive il minore (cosiddetto “collocatario”), tale assegnazione del domicilio va revocata nel momento in cui il figlio va a vivere in un’altra città: anche se ciò avviene per motivi di studio e se il giovane non è ancora indipendente sul piano economico.

Lo ha chiarito la Corte d’Appello di Ancona in una recente sentenza [1].

La giurisprudenza è ormai univoca su questo punto: la casa familiare può essere assegnata a uno dei coniugi, nell’interesse preminente dei figli minori (cui può assimilarsi quello dei figli maggiorenni non autosufficienti economicamente), purché nella stessa casa vada ad abitare il coniuge coi figli, in modo da mantenere questi ultimi nel loro ambiente abituale.

Ma quando il figlio va via dalla casa, come nell’ipotesi in cui vada a stare in un’altra città per motivi di studio, l’assegnazione della casa familiare può essere revocata dal giudice (su richiesta dell’interessato) e restituita al legittimo proprietario.

La sentenza in commento precisa anche un altro importante punto. Il coniuge che sta meglio economicamente deve sostenere il mantenimento e le spese straordinarie per il figlio universitario. In compenso l’assegno in favore dell’ex non dev’essere aumentato visto l’impegno economico sostenuto per il giovane.


note

[1] C. App. Ancona, sent. n. 95/2913.

Autore immagine: 123rf.com


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