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Come si chiamano le due parti di un contratto?

5 Febbraio 2021
Come si chiamano le due parti di un contratto?

I caratteri essenziali e accidentali del contratto. L’importanza dell’accordo tra le parti e i nomi dei soggetti che stipulano un atto giuridico. 

Nella vita di tutti i giorni, ci imbattiamo in atti economici e legali più di quanto crediamo. Può capitare di leggere un regolamento condominiale o comunale, di dover stipulare una polizza assicurativa, di fare un passaggio di proprietà di un bene mobile.

In queste occasioni, è importante non farsi trovare impreparati, soprattutto se sotto gli occhi abbiamo un contratto. All’interno di questo documento, possono fioccare termini come conduttore, appaltante, delegante o beneficiario. Questi vocaboli individuano almeno una delle due parti che hanno preso accordi su una determinata questione.

A questo punto, però, potresti chiederti come si chiamano le due parti di un contratto? Avere a che fare con carte, moduli, polizze e transazioni richiede un minimo di padronanza lessicale e non è insolito imbattersi in parole e frasi in grado di mandare in confusione anche i più ferrati in italiano. Per questo, abbiamo voluto scrivere un articolo con l’obiettivo di chiarire ogni tuo dubbio al riguardo, spiegandoti chi sono le parti che stipulano un contratto, come si chiamano e da quali vincoli sono legati.

Che cos’è un contratto?

Nell’ordinamento italiano, il contratto è il più importante negozio giuridico, ossia un atto che interviene sull’autonomia privata dei soggetti coinvolti.

Per definizione, un contratto è una manifestazione di volontà consensuale espressa tra due o più persone. Tuttavia, non basta la semplice intenzione per dar luogo a un contratto, ma occorre anche che la forma attraverso cui si esprime la volontà soddisfi alcuni requisiti essenziali.

Per legge, i requisiti minimi di un contratto sono:

  • l’accordo tra le figure che stipulano il contratto, mediante il quale le parti acconsentono all’operazione economica che si vuole regolamentare [1];
  • la causa del contratto, ossia la funzione pratica che le parti intendono perseguire attraverso l’accordo. In un contratto di compravendita, per esempio, la causa del contratto è lo scambio di un bene ceduto dietro corresponsione di un prezzo adeguato [2];
  • l’oggetto della negoziazione, che può essere un bene o l’operazione economica che scaturisce dal contratto [3];
  • la forma del contratto, a proposito della quale l’ordinamento lascia libertà di scelta alle parti. L’accordo delle parti, il documento scritto o il comportamento dei soggetti che stipulano il contratto, sono tutte “forme”. Nonostante ciò, l’ordinamento giuridico prevede un maggiore rigore formale per alcuni tipi di contratto, come quello che deriva dall’acquisto di un bene immobile, che deve essere messo nero su bianco [4].

Accordo, causa, oggetto e forma sono attributi obbligatori per la stipula del contratto, tant’è che, in assenza di uno solo di essi, il negozio si dice nullo.

A fronte dei requisiti minimi, la legge ammette anche l’esistenza di elementi accidentali del contratto e cioè:

  • il termine: si tratta di un evento che avverrà certamente in futuro, a partire dal quale o fino al quale il contratto darà i suoi frutti [5]. Per esempio, nel suo testamento, Tizio può prevedere che a disporre dei suoi beni sia Caio per i primi 10 anni e Sempronio per gli anni successivi;
  • la condizione: mentre il termine indica un momento, la condizione fissa un accadimento a cui è legata l’efficacia del contratto [6]. Il creditore, per esempio, può indicare quando potersi rivalere sul patrimonio del debitore, qualora questo venga meno al suo obbligo;
  • l’onere: è una limitazione che è ravvisabile solo negli atti a titolo gratuito. È il caso del contratto di comodato d’uso gratuito, quando il proprietario di una casa permette l’uso di un immobile a un’altra persona, con l’onere di restituire le chiavi al termine del contratto.

Termine, condizione e onere sono elementi accessori del contratto. Questo significa che, anche in loro assenza, l’atto è comunque valido. Tuttavia, quando i requisiti accidentali sono presenti, devono rigorosamente rispettare la legge.

Nel corso della breve enunciazione dei caratteri tipici del contratto, sono comparse più volte le parti di questo negozio giuridico. Ma chi sono le parti di un contratto e come si chiamano?

Le parti di un contratto: chi sono e come si chiamano?

«A ciascuno il suo». Questa frase fatta potrebbe ben chiarire al lettore che, per ogni tipo di contratto, le parti che si accordano assumono un nome differente. Se non fosse che, nel bacino dei tanti rapporti giuridici esistenti, la legge individua un nome univoco per identificare i sottoscrittori di un contratto. Cerchiamo di far capire meglio questo concetto usando qualche esempio.

Andrea e Luca sono due amici che decidono di prendere in affitto l’appartamento di Anna. Per farlo, queste tre persone stipulano un contratto di locazione.

Chi sono le parti del contratto in questione? Da un lato, abbiamo Anna che affitta la sua unità immobiliare; dall’altro, ci sono Andrea e Luca che la ottengono in locazione dietro pagamento di un canone mensile. Dunque, Anna è la locataria, mentre Andrea e Luca sono i conduttori.

Prendiamo ora il caso di un contratto di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro stipulata da Marco con un’agenzia assicurativa. In tal caso, l’agenzia di riferimento sarà indicata come assicuratore, mentre Marco sarà l’assicurato o il beneficiario.

Ed ancora abbiamo il venditore e l’acquirente, il comodante e il comodatario, il mutuante e il mutuatario, il delegante e il delegato, il committente e l’appaltatore, il donante e il donatario, ecc. Potremmo continuare così ancora a lungo e menzionare il testatore (o il donatore) e l’erede, i soci che si costituiscono in società mediante atto costitutivo (che, altro non è, se non un contratto), oppure il delegante e il delegato, ma questi termini fanno riferimento a uno specifico tipo di contratto. Ma allora, come si chiamano davvero queste parti?

Più in generale, possiamo dire che le due parti di un contratto si chiamano contraenti anche se, negli ultimi anni, inizia a farsi strada una sfumatura lessicale che la giurisprudenza – forse giustamente – fatica ad assimilare.

Ci riferiamo, nello specifico, all’influenza del mondo anglofono, dove esiste il contractor. In Italia, il termine viene usato solo in contesti informali ed è diventato “contrattore“, con il quale si indica la parte attiva di un accordo (l’appaltante, l’assicuratore, il locatore, il testatore, il donatore, ecc.). Mentre il contraente sarebbe la parte obbligata (l’appaltatore, l’assicurato, il conduttore, l’erede, ecc.).

In attesa che la storia della lingua segua il corso naturale degli eventi, in questa sede preferiamo attenerci alla definizione canonica delle parti, chiamandole entrambe contraenti.


note

[1] Art. 1326 cod. civ.

[2] Art. 1343 cod. civ.

[3] Art. 1346 cod. civ.

[4] Artt. 1350 e 1352 cod. civ.

[5] Art. 637 cod. civ.

[6] Art. 2901 cod. civ.


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