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Truffa contrattuale: prescrizione, querela e archiviazione

5 Dicembre 2020
Truffa contrattuale: prescrizione, querela e archiviazione

Ho presentato una denuncia per truffa a seguito di un contratto di affitto per altro immobile sito ad altro interno del complesso immobiliare pagando un affitto maggiore (immobile più grande di quello ove abito) dal 2009 al 2018.

Il giudice ha proposto l’archiviazione in quanto la persona denunciata ha commesso il fatto nel 2009. La truffa però l’ho scoperta soltanto nel 2018. Posso ripresentare la denuncia formulandola diversamente? L’avvocato mi ha detto che è inutile opporsi all’archiviazione. È vero?

Il reato di truffa si prescrive in sei anni dal momento della sua commissione, a prescindere dal momento in cui il fatto è stato scoperto dalla vittima.

L’art. 124 del codice penale dice che il diritto di querela non può essere esercitato decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato.

Orbene, il momento in cui la persona scopre di essere stata vittima di un reato è quello dal quale decorrono i tre mesi per sporgere querela. Durante questo periodo, però, la prescrizione del reato continua a maturare, a prescindere dalla conoscenza o meno dell’illecito.

Dunque, se, nel caso esposto, ipotizziamo che il reato risalga al 2009 ma la vittima ne abbia avuto conoscenza solo nel 2018, significa che:

  • a partire dal 2009 decorrono i sei anni per la prescrizione;
  • a partire dal 2018 decorrono i tre mesi per la querela.

Come si comprende, la querela sarebbe inutile perché il reato si sarebbe già prescritto. La prescrizione, infatti, è indipendente dalla conoscenza o meno del reato da parte della vittima. Questo aspetto è importante solamente per la proponibilità della querela.

Dunque, se la truffa risale al 2009, allora non c’è niente da fare: il reato e prescritto e fare opposizione all’archiviazione sarebbe inutile.

Occorre tuttavia fare qualche riflessione ulteriore. Secondo la più recente giurisprudenza (Cassazione Penale, Sez. V, 8 giugno 2020, n. 17353; Cassazione Penale, sentenza 23 maggio 2018, n. 23080), quando si tratta di truffa contrattuale bisogna prestare attenzione all’effettivo momento consumativo del reato. Secondo la Suprema Corte, il delitto di truffa contrattuale è reato istantaneo e di danno; tuttavia, il momento della sua consumazione (che segna il momento da cui decorre il termine di prescrizione) va determinato alla luce delle peculiarità del singolo accordo, avuto riguardo alle modalità ed ai tempi delle condotte, onde individuare, in concreto, quando si è prodotto l’effettivo pregiudizio del raggirato in correlazione al conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente.

In altre parole, poiché sembra di comprendere che la truffa abbia riguardato la sottoscrizione di un contratto di locazione, trattandosi di contratto a esecuzione continuata e periodica (il canone va pagato mensilmente), allora il momento consumativo del reato potrebbe farsi spostare all’ultimo pagamento a favore del locatore.

In pratica, potrebbe trattarsi di truffa che è perdurata per tutto il rapporto contrattuale. In questo modo, il termine di tre mesi per la querela decorrerebbe sempre dal momento della scoperta del reato, mentre quello di sei anni della prescrizione dal momento in cui il contratto ha avuto fine, non inizio.

L’opposizione all’archiviazione potrebbe dunque basarsi su questo aspetto, cioè sullo spostamento del momento consumativo della truffa dal 2009 al 2018 (o diverso anno in cui il contratto di locazione ha avuto termine), in quanto solo alla fine si è completato l’illecito arricchimento del truffatore.

Ovviamente, l’archiviazione potrebbe vertere anche su altri aspetti, ad esempio sulla carenza del dolo da parte dell’indagato; in questo caso, andrebbe dimostrata la piena consapevolezza dell’autore della truffa.

Nel caso di conferma dell’archiviazione, sporgere un’altra denuncia potrebbe essere vano in quanto subirebbe la stessa sorte; inoltre, l’indagato potrebbe opporre al giudice il fatto che, per il medesimo evento, è già stata disposta l’archiviazione. Si tratterebbe dunque di un tentativo con ogni probabilità infruttuoso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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