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Quante tasse si pagano con la Partita Iva?

5 Febbraio 2021
Quante tasse si pagano con la Partita Iva?

I regimi fiscali a cui possono aderire i liberi professionisti. Le imposte da pagare in regime ordinario e l’imposta sostitutiva del regime forfettario. 

Accade spesso – soprattutto tra i giovani, ma non solo – di assistere a conversazioni che ruotano intorno a una domanda ormai celebre: conviene aprire una Partita Iva? Le voci che prendono parte al coro possono dire la propria. C’è chi consiglia di mettersi in proprio, chi invece svia dall’argomento preferendo il lavoro subordinato. Non è facile capire se conviene o meno diventare un libero professionista, ma di sicuro l’analisi non può che partire dai costi. Tra questi, la fetta principale è costituita dalle imposte.

Pertanto, è importante valutare quante tasse si pagano con la Partita Iva. Probabilmente, anche tu sei alla ricerca di questa informazione, forse perché sei intenzionato ad aprire una tua attività e vuoi farti prima due conti in tasca. Potrebbe anche darsi che tu sia un professionista navigato, ma vuoi saperne di più sul regime forfettario e quali differenze intercorrono con il regime ordinario. Bene, tutto quello che devi fare per soddisfare ogni tua curiosità è munirti di calcolatrice e leggere l’articolo.

Regimi fiscali della Partita Iva: quali sono?

Per aderire a un regime fiscale, il professionista deve dichiarare la sua preferenza nel Quadro VO della dichiarazione Iva, lo stesso che serve per revocare il sistema di imposizione fiscale. Perché è importante scegliere accuratamente il regime fiscale? La risposta è semplice: in base al regime scelto, cambia il metodo con cui vengono calcolate le tasse.

I regimi fiscali della partita Iva sono due:

  1. il regime ordinario;
  2. il regine forfettario.

Il regime ordinario è chiamato anche naturale perché è quello maggiormente utilizzato dai professionisti. Si applica, in genere, a chi ha un volume d’affari superiore a 65.000 € o, comunque, da chi deve sostenere molti costi (che poi può detrarre in sede di dichiarazione dei redditi).

Al regime forfettario, detto anche agevolato, aderiscono i professionisti che non hanno un fatturato molto elevato e che sono agli inizi della loro attività lavorativa.

Partita Iva con regime ordinario: quante tasse si pagano?

Il professionista dotato di una partita Iva a regime ordinario è tenuto a pagare:

  • l’imposta sul valore aggiunto (Iva);
  • l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef);
  • l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

Dunque, di un lavoratore autonomo a regime ordinario, il Fisco vuole conoscere i suoi acquisti e le sue vendite (Iva), il reddito dichiarato (Irpef) e il suo fatturato (Irap).

Analizziamo come queste imposte gravano sui guadagni dei professionisti autonomi.

L’imposta sul valore aggiunto

L’imposta sul valore aggiunto è del 22%, ma per capire quanto il possessore di una partita Iva a regime ordinario deve pagare all’Erario occorre sapere cos’è l’Iva a credito e cos’è l’Iva a debito. Spieghiamo questa differenza avvalendoci di un esempio.

Tizio ha un negozio di abbigliamento e, per ogni stagione, acquista i capi dai suoi fornitori. Per la stagione A/I 2020 ha comprato merce per un valore di 30.000 €, sui quali ha pagato 6.600 euro di Iva. L’Iva sugli acquisti si dice a credito perché è stata già pagata dall’esercente e, quindi, ha un credito nei confronti dello Stato. Nel corso delle vendite, i costi dei capi di Tizio vengono maggiorati dall’Iva. Durante la stagione autunnale, il commerciante vende 1.500 pezzi a 60 € ciascuno, accumulando un’Iva di 19.800 euro. Questa si chiama Iva a debito perché è quella incassata da Tizio che ha un debito nei confronti dello Stato. A febbraio del 2021, Tizio dovrà calcolare il saldo dell’Iva, scorporando l’Iva a credito da quella a debito.

Nell’esempio specifico, il saldo Iva da pagare è di 13.200 euro.

L’imposta sul reddito delle persone fisiche

L’Irpef è un’imposta diretta e progressiva. Si chiama diretta perché, a differenza dell’Iva che colpisce solo i consumi, va calcolata direttamente sul reddito percepito da una persona fisica. La progressività, invece, è legata alla caratteristica degli scaglioni, che sono tassati secondo aliquote che aumentano progressivamente.

Gli scaglioni Irpef con relative aliquote sono:

  1. da 0 a 15.000 €: soggetto a un’aliquota del 23%;
  2. da 15.001 a 28.000 €: si applica un’aliquota del 27%;
  3. da 28.001 a 55.000 €: con un’aliquota del 38%;
  4. da 55.001 a 75.000 €: che prevede un’aliquota del 41%;
  5. oltre i 75.000 €: con l’aliquota del 43%.

Per calcolare l’Irpef, occorre conoscere il reddito percepito dal professionista e dichiarato nel 730 o nel Modello redditi delle persone fisiche.

Torniamo al caso di Tizio e supponiamo che nel 2020 dichiarerà 60.000 €. Come si calcola l’Irpef? Alla prima, potresti pensare di applicare l’aliquota del quarto scaglione, entro cui ricade il reddito dichiarato da Tizio. In realtà, non è così, perché l’Irpef si calcola scaglionando la base imponibile.

Nel caso di Tizio eseguiamo i seguenti calcoli:

  • primo scaglione fino a 15.000 €: 3.450 € (15.000 x 23%);
  • secondo scaglione da 15.001 a 28.000 €: 3.509,73 € (il 27% si applica sulla differenza tra 28.000 e 15001 €);
  • terzo scaglione da 28.001 a 55.000 €: 10.259,62 € (il 38% si applica sulla differenza tra 55.000 e 28.001 €);
  • quarto scaglione da 55.001 a 60.000 €: 2.049,59 € (il 41% si applica sulla differenza tra 60.000 e 55.001 €).

Poiché il reddito dichiarato da Tizio è di 60.000 €, non possiamo procedere oltre il quarto scaglione e l’Irpef complessivo che deve pagare per il reddito dichiarato nel 2020 è di 19.268,94 euro (3.450 + 3.509,73 + 10.259,62 + 2.049,59).

L’imposta regionale sulle attività produttive

Per i lavoratori autonomi, l’Irap si calcola sui compensi percepiti così come calcolati dal fatturato al netto dei costi detraibili e dell’ammortamento di beni materiali o immateriali.

Generalmente, questa imposta ha un’aliquota del 3,9%, ma le Regioni hanno il potere di diminuirla fino ad azzerarla completamente, ovvero di maggiorarla fino a 0,92 punti percentuali in più.

Nell’attività economica di Tizio, i costi detraibili sono quelli del personale, ma può anche detrarre l’ammortamento degli espositori e degli stand che utilizza nel suo negozio. Consideriamo un fatturato complessivo per il 2020 è pari a 120.000 € e che il suo negozio è ubicato in Lombardia, regione che utilizza il massimo dell’aliquota Irap possibile (4,82%). Dati alla mano, il professionista dotato di partita Iva a regime ordinario dovrà versare 5.784 euro.

Partita Iva con regime forfettario: quante tasse si pagano?

Per aderire al regime forfettario, il professionista deve rispettare le soglie di ricavi previsti per la categoria di appartenenza (artigiano, commerciante, infermiere, ingegnere, ecc.).

Il nome di questo regime fiscale dipende dal fatto che l’imposizione fiscale non è effettuata sul valore complessivo dei guadagni, ma solo su una parte di essi. La parte tassabile varia in base al codice Ateco, ossia il numero a sei cifre che contraddistingue l’attività del professionista.

Nel caso di Tizio, trattandosi di un commerciante al dettaglio di articoli di abbigliamento per uomini e donne, il codice Ateco è 47.71.10 e potrà aderire al regime forfettario solo se i suoi ricavi non supereranno i 65.000 € annui. Inoltre, il coefficiente di redditività – cioè la percentuale dei ricavi tassabili – è del 40%.

Questo significa che se Tizio aderisse al regime forfettario, solo il 40% dei suoi guadagni andrà tassato. Ma con quale aliquota? Nel regime fiscale forfettario esiste la cosiddetta imposta sostitutiva che, come si può facilmente intuire, sostituisce tutte le aliquote presenti nel regime forfettario. L’imposta sostitutiva del regime forfettario è del 15%.

In conclusione, calcoliamo i tributi che Tizio deve pagare allo Stato considerando che i suoi guadagni nel 2020 sono stati di 60.000 €.

Calcoliamo, innanzitutto, la parte di ricavi tassabile:

60.000 x 40% = 24.000 euro

Sulla quota di ricavi tassabili, applichiamo l’imposta sostitutiva:

24.000 x 15% = 3.600 euro.

Aderendo al regime forfettario, Tizio dovrà pagare all’Erario 3.600 euro di tasse.



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1 Commento

  1. Di una cosa sono certo in vita mia: che la partita Iva ha spennato tante persone perché le tasse che si pagano sono davvero tante. Se dovessi rinascere un’altra volta, mai partita Iva e infatti l’ho sconsigliato anche a mio figlio

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