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A quanti anni si può decidere con chi stare?

22 Novembre 2020
A quanti anni si può decidere con chi stare?

Separazione e divorzio: a partire da quale età un figlio di genitori separati può decidere con chi vivere. 

Nel momento in cui una coppia con figli si separa, in assenza di accordo tra gli ex coniugi, il giudice è chiamato a decidere con quale genitore i bambini dovranno andare a vivere. È la cosiddetta «collocazione» che nulla ha a che vedere con l’«affidamento». La collocazione infatti attiene alla dimora abituale del minore, che deve essere fissata prevalentemente presso un solo genitore (salvo il diritto di visita dell’altro); l’affidamento attiene invece alle scelte decisionali sulla crescita, istruzione ed educazione dei minori, che spetta, di regola, sia al padre che alla madre (è il cosiddetto «affidamento congiunto»).

Ci si chiede a quanti anni il figlio può decidere con chi stare. Il tribunale è chiamato ad ascoltare il minore prima di emettere la decisione sulla sua collocazione oppure può anche decidere in disaccordo con questi? A quale età un figlio di genitori separati può decidere con chi andare a vivere?

Sul punto, è bene fare una preliminare premessa. Anche quando la decisione sulla collocazione viene presa autonomamente dal giudice (il che avviene se i genitori non trovano un accordo), questi è chiamato a scegliere detto luogo tenendo esclusivamente conto dell’interesse dei minori e non di quello dei genitori, la cui volontà non ha alcun peso.

C’è poi da tenere conto dell’età del figlio. Come vedremo a breve, è necessario distinguere tra maggiorenni e minorenni e, tra questi ultimi, tra infradodicenni e bambini con più di 12 anni. 

Cerchiamo di fare il punto della situazione e di spiegare a quanti anni il figlio può decidere con chi stare.

La collocazione

Nonostante il tentativo di numerosi tribunali di trovare una soluzione alternativa alla cosiddetta «collocazione prevalente» del figlio presso uno dei due genitori (ad esempio, stabilendo l’alternanza dei genitori nella casa coniugale), quest’ultima risulta tuttora la soluzione più utilizzata nelle aule giudiziarie. 

Quindi, in buona sostanza, il giudice – se non c’è un diverso accordo tra i genitori (siano essi sposati o conviventi) – individua dove il giovane andrà materialmente a vivere. Questo non precluderà il diritto-dovere dell’altro genitore ad avere rapporti stabili e continui con il figlio, secondo un calendario concordato con l’ex o deciso dal tribunale. 

Anche laddove, in alcuni frangenti dell’anno – come durante le vacanze estive – il figlio dovesse trasferirsi per più settimane presso l’altro genitore, ciò non cambierà la sua collocazione.

L’affidamento

La collocazione è cosa diversa dall’affidamento del figlio. La prima, come visto, attiene solo all’aspetto abitativo, alla residenza del giovane. L’affidamento invece è l’attribuzione del potere-dovere dei genitori di assumere le decisioni di maggiore importanza per la vita del figlio come la scelta della scuola, di eventuali viaggi, ecc.

Se la collocazione non può che avvenire presso un solo genitore, l’affidamento invece è di norma congiunto, salvo nei casi in cui uno dei due genitori dovesse rivelarsi assolutamente inadeguato ad educare e crescere il figlio; in questo secondo caso, il tribunale opterà per l’affidamento esclusivo.

A quanti anni di età si può decidere con chi stare?

Vediamo ora a partire da quanti anni il figlio può scegliere il genitore con cui vivere. Questa età corrisponde con i 18 anni. Fino a 17 anni, sono i genitori o, in assenza di accordo, è il giudice del tribunale a decidere con chi il figlio deve stare. Dal compimento del 18° anno di età in poi, il ragazzo può alloggiare presso il padre o la madre, a seconda di quella che è la sua volontà. Né i genitori potranno impedirglielo, atteso l’obbligo degli stessi di mantenere il giovane economicamente, anche fornendogli vitto e alloggio, finché questi non è completamente autonomo e non ha un proprio reddito con cui vivere. 

Il limite dei 18 anni non vale solo per la collocazione ma anche per l’affidamento. O meglio: a partire dalla maggiore età, cessa l’affidamento dei genitori attesa la capacità e l’autonomia del ragazzo di decidere per sé stesso. Egli si assumerà quindi anche la responsabilità giuridica delle proprie azioni.

Quando un figlio minorenne può decidere con chi stare

Abbiamo appena visto che, a partire da 18 anni, il figlio può decidere con quale genitore stare. Ma anche se minorenne lo stesso deve essere sentito dal giudice nel momento in cui prende la decisione sulla sua collocazione. 

In particolare, il giudice ha l’obbligo di ascoltare il minore se ha più di 12 anni o, quando ha meno di 12 anni, se viene ritenuto «capace di discernimento». 

L’obbligo di audizione del minore vale sia per le decisioni sulla sua collocazione che sull’affidamento.

È nullo il provvedimento di affido e di collocazione del bambino fino a 12 anni capace di discernimento, emesso senza averlo prima ascoltato [1]. 

I provvedimenti inerenti la convivenza della prole con uno dei genitori – puntualizza la Cassazione [2] – sono nulli se non preceduti dall’audizione dell’infradodicenne capace di discernere, a meno che si ritenga l’esame superfluo o contrario al suo interesse o se all’ascolto diretto si prediliga quello del perito o di un esperto. Adempimento importante sul quale incombe sul giudice un obbligo di motivazione «tanto più necessaria quanto più l’età del minore si approssima a quella dei dodici anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto» [3].  


note

[1] Cass. sent. n. 10774 del 17.04.2019.

[2] Cass. ord. n. 12957/2018.

[3] Art. 6 Convenzione di Strasburgo del 1996, ratificata con legge 77/2003; articolo 315 bis, comma 3, del Codice civile introdotto con legge 219/2012.

Autore immagine: depositphotos.com


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1 Commento

  1. Il Tempo (ed. Nazionale) del 31/03/19 pag. 21
    Letteredelladomenica
    Giustizia
    I problemi dell’affido condiviso
    Gentile direttore, il Tribunale di Catanzaro ha recentemente posto i casi in cui è possibile sentenziare l’affido condiviso (a secondo dell’età del minore, degli impegni lavorativi di ciascun genitore, della disponibilità di un’abitazione dignitosa per la crescita dei figli).Ciò è in parte condivisibile. V’è da rilevare che l’età del figlio non conta potendosi procedere anche in età superiore ai 18 anni (periodo universitario) cosi come in età infantile. Se uno dei due genitori non lavora poi questi avrà maggiore spazio nelle frequentazioni col figlio. La procedibilità sarà fattiva maggiormente in presenza di una vicinanza delle abitazioni dei due genitori. Silvio Pammelati (Roma)

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