Debiti: nuove regole per la segnalazione in Centrale Rischi

23 Novembre 2020 | Autore:
Debiti: nuove regole per la segnalazione in Centrale Rischi

Un regolamento europeo abbassa i limiti per la dichiarazione di default: si diventa cattivi pagatori se il credito non rimborsato supera i 100 euro.

Dal 1° gennaio 2021, chi ha un debito finanziario maggiore di 100 euro (500 euro per le imprese) e un ritardo nei rimborsi di oltre 90 giorni finirà nell’elenco dei cattivi pagatori e sarà segnalato nella Centrale Rischi della Banca d’Italia, se l’importo supera l’1% dell’esposizione totale verso l’istituto di credito.

Lo prevede un regolamento europeo [1] che abbassa i limiti per la dichiarazione di default. Le norme erano state approvate molto tempo prima della pandemia di Coronavirus e della conseguente crisi economica, che ha aggravato notevolmente le capacità di rimborso dei debitori, soprattutto se imprese.

La Confesercenti lancia l’allarme: «Almeno 42mila piccole imprese sono in pericolo: attività del commercio, dell’artigianato, dell’industria e dei servizi, che pur di non fallire potrebbero vedersi costrette a ricorrere a finanziamenti illegali», dichiara la presidente, Patrizia De Luise.

Ma a nutrire perplessità è anche il mondo bancario: il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, parla di «un meccanismo micidiale soprattutto in epoca di pandemia perché chi accusa quel ritardo finisce per essere inserito nella lista dei cattivi pagatori, con tutto quello che ne consegue. Tutto ciò finirebbe per strangolare l’economia». E avverte: «le regole pensate prima della pandemia non possono essere fatte valere adesso, come se tutto fosse normale. Ne va della salute non tanto delle banche quanto dell’economia in generale, della vita di tutti noi».

Finora, c’è il “paracadute” della moratoria sui debiti stabilita dalle normative emergenziali, che ha sospeso anche le segnalazioni in Centrale rischi per coloro che usufruiscono delle agevolazioni del Governo sul rimborso di mutui e prestiti; ma, salvo proroghe, dal 2021 si applicheranno le nuove regole europee che restringono le condizioni per la soglia di rilevanza sulle esposizioni debitorie, fissandola a questo limite bassissimo, di appena 500 euro per le imprese che scendono a 100 euro per le persone fisiche.

Solo se il debito è garantito da immobili, come un mutuo ipotecario sulla casa, il periodo arretrato per far scattare il default sale da 90 a 180 giorni.

E ad aggravare le cose c’è il fatto che, come spiega l’Abi, «Diversamente dal passato, l’impresa non potrà più impiegare margini ancora disponibili su sue linee di credito per compensare gli inadempimenti in essere ed evitare la classificazione in default»; questo probabilmente non converrebbe neppure alle banca, che peggiorerebbe i suoi bilanci dovendo iscrivere il credito a sofferenza.

Un effetto boomerang per tutto il sistema economico che potrebbe coinvolgere imprese, famiglie, lavoratori autonomi e gli stessi istituti di credito. Per questo le associazioni reagiscono e chiedono una modifica o un differimento dell’entrata in vigore delle nuove norme: «Il Governo dovrebbe trovare soluzioni a livello europeo che non vanifichino la proroga della moratoria e il potenziamento del Fondo di garanzia per le Pmi previsti nel Ddl di bilancio», dichiara la Cna, Confederazione nazionale dell’artigianato.

E la Cgia di Mestre fa presente le difficoltà di accedere al finanziamento bancario con queste nuove regole: «Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, registreremo una impennata dei crediti deteriorati. È evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema cautela nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni. Insomma, per tantissime Pmi è in arrivo una nuova stretta creditizia», avverte il segretario Renato Mason.


note

[1] Regolamento delegato Ue n. 171/2018 della Commissione Europea del 19 ottobre 2017 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 32 del 6 febbraio 2018 – serie L) integrativo dell’art. 178 del Regolamento Ue n. 575/2013.


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1 Commento

  1. Io ho avuto dei ritardi nei pagamenti di prestiti, a causa di malattia di mio padre che poi e deceduto, ho pagato si i miei debiti ma con qualche mese di ritardo, pagando anche gli interessi per il ritardo, oggi mi trovo senza debiti, sono sempre stato impiegato pubblico, e attualmente sono impiegato pubblico, come si sa gli stipendi sono basse rispetto al caro vita, tutto aumenta, luce , gas, benzina, manutenzione auto, iva, valutazione catastale, affitto, insomma facendo i calcoli la mettà dello stipendio di un impiegato di € 1.000,00 se ne va quasi per pagare delle spese fantasma, la rimanenza bisogna vivere, curarsi la salute,io per come mi sono trovato dal 2013 fino oggi ho dovuto rinunciare anche a farmi gli esami del sangue, oltre di visite specialistiche, perche i soldi non bastano, magari il legislatore non conosce la buona volonta di un lavoratore che si e sempre impegnato a restituire il debiti, ma gli Istituti finanziarie lo sanno anche perche controlla tutta la vita dei pagamenti di un lavoratore, quello che voglio dire e normale che un dipendente possa negli anni avere dei ritardi nei pagamenti, a causa di eventuali imprevisti, e con gli stipendi bassi, fare le segnalazione per ritardi dei pagamenti, per me e una cattiveria, io faccio in modo di non fare piu prestiti, con quello che guadagno faccio cio che posso se mi avanzano i soldi, se no niente, anche se mi telefonano le finanziarie promettendo con gentilezza di farmi un prestito, ma siccome per qualche giorno di ritardo nei pagamenti sono stato aggredito verbalmente, con minacce di farmi sequestrare tutto, come se io fossi una persona menefreghista, oggi quando mi telefonano le faccio solo perdere tempo se o tempo se no gli stacco il telefono, perche non vale la pena fare prestiti e solo illusione. questo e quanto penso io.

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