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Come si fa a diventare avvocato penalista?

23 Novembre 2020 | Autore:
Come si fa a diventare avvocato penalista?

Laurea in giurisprudenza, pratica forense, esame di abilitazione legale: il percorso completo per chi vuole esercitare la professione.

Fare l’avvocato oggi è sempre più difficile. Il settore saturo di professionisti, la lentezza della giustizia e la crisi economica rendono questo lavoro uno dei meno redditizi, nonostante i luoghi comuni vogliano che gli avvocati navighino nell’oro. Al di là del discorso economico e nonostante le tante difficoltà, indossare la toga per sostenere davanti al giudice le ragioni del proprio assistito è ancora cosa nobile e prestigiosa, che merita di essere svolta solamente da chi abbia dimostrato di essere un giurista preparato. È per tali ragioni che diventare avvocato è ancora piuttosto arduo: per poter patrocinare occorrono un percorso di laurea, la pratica forense e, infine, il superamento dell’esame di Stato. Come si fa a diventare avvocato penalista?

Sin da subito possiamo affermare una cosa: l’avvocato penalista non segue un percorso differente da quello del civilista. Mi spiego meglio. Per diventare un legale che assiste gli imputati e li difende dalle accuse del pm non bisogna avere un titolo diverso da quello che occorre per patrocinare una causa civile, tantomeno bisogna iscriversi a un albo speciale.

In Italia, tutti gli avvocati, qualunque sia la loro specializzazione, hanno conseguito la stessa laurea e superato lo stesso esame di Stato. Ciò che può divergere è la formazione, cioè la pratica forense, che un aspirante penalista avrà cura di effettuare presso uno studio legale che si occupa di diritto penale. Ma non andiamo troppo oltre. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prenditi cinque minuti di tempo e prosegui nella lettura: vedremo insieme come si fa a diventare avvocato penalista.

Avvocato: quale laurea serve?

Come dicevamo in premessa, diventare avvocato implica il superamento di un percorso lungo e spesso difficile. Partiamo dall’inizio.

Tutto comincia dalla laurea in giurisprudenza. Per diventare avvocato occorre necessariamente la laurea quinquennale (oggi definita magistrale; un tempo era di soli quattro anni) in giurisprudenza. Questo titolo è indispensabile per chi vuole intraprendere la professione forense e, più in generale, per chiunque voglia esercitare i mestieri che tradizionalmente sono collegati alla facoltà di giurisprudenza. Da questo punto di vista, avvocato, magistrato e notaio sono tutti accomunati dallo stesso percorso universitario.

Cosa fare dopo la laurea per diventare avvocato?

Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, l’aspirante avvocato ha ancora della strada da percorrere. Necessaria per sostenere l’esame di Stato che fornisce l’abilitazione all’esercizio della professione forense è la pratica di 18 mesi presso un avvocato con anzianità di iscrizione all’albo non inferiore a cinque anni.

In buona sostanza, chi vuole diventare avvocato deve “farsi le ossa” cominciando a frequentare con profitto un avvocato che lo aiuti ad addentrarsi nella professione.

Pratica forense per diventare avvocato: come funziona?

La pratica forense ha una durata di diciotto mesi e consiste nello svolgimento di attività sia presso lo studio legale che nelle aule di tribunale.

La pratica forense è suddivisa in tre semestri. Al termine di ognuno, il praticante avvocato deve consegnare al consiglio dell’ordine degli avvocati in cui è iscritto il libretto in cui sono riportate le presenze alle udienze (almeno venti) e i principali atti e le questioni giuridiche che ha affrontato durante la pratica. Al termine del primo anno e della pratica, poi, occorre presentare una relazione che illustri i passaggi più significativi delle udienze a cui ha assistito.

La presenza alle udienze è attestata dal timbro apposto dal cancelliere oppure dal giudice sul libretto del praticante. In alternativa, la presenza del praticante va riportata all’interno del verbale d’udienza redatto dall’avvocato.

È chiaro che lo scopo della pratica forense è quello di mostrare al giovane praticante come si svolge la professione, mettendolo direttamente a contatto con l’esperienza del tribunale.

La pratica forense può essere svolta anche presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’Ufficio legale di un ente pubblico o presso un ufficio giudiziario.

Diventare avvocato: serve sempre la pratica?

La pratica forense non è l’unico modo per diventare avvocato. La legge ha previsto dei percorsi che sono alternativi alla pratica oppure che ne riducono la durata.

Il laureato in giurisprudenza può sostituire un anno intero di pratica forense (dovendo quindi svolgerne solo sei mesi) se si è iscritto a una Scuola di specializzazione per le professioni legali, della durata di due anni.

Il titolo che si ottiene al termine della frequentazione di detta scuola consente di poter accedere al concorso per la magistratura ordinaria. Inoltre, come già detto, il diploma conseguito per le scuole di specializzazione per le professionali legali è valutato ai fini del compimento del tirocinio per il periodo di un anno.

C’è un’altra strada che consente di ottenere uno sconto di un anno sulla normale pratica forense: si tratta del tirocinio presso gli uffici giudiziari.

In questa ipotesi, occorre:

  • l’iscrizione nel registro dei praticanti avvocati;
  • aver svolto almeno sei mesi di tirocinio presso un avvocato;
  • la pratica presso uno degli uffici giudiziari compresi nel circondario del tribunale ove ha sede il Consiglio dell’Ordine.

Se vuoi sapere se per la pratica forense vale il dottorato di ricerca, ti consiglio di leggere l’articolo dedicato a questo specifico tema.

L’esame di abilitazione per diventare avvocato

Chiunque voglia diventare avvocato (penalista o civilista che sia) deve sostenere e superare l’esame di abilitazione alla professione forense.

Si tratta di un esame che si svolge annualmente (nel mese di dicembre, salvo cause eccezionali) e che consiste di tre prove scritte e una orale, quest’ultima da sostenere solamente se le prime tre sono andate bene.

Più nello specifico, l’esame consiste in:

  • una prova scritta avente ad oggetto un parere di diritto civile;
  • una prova scritta avente ad oggetto un parere di diritto penale;
  • una prova scritta consistente nella redazione di un atto, a scelta tra civile, penale e amministrativo.

Nel caso in cui si superino le prove scritte (spalmate nel corso di tre giornate), si accede alla prova orale: una sorta di interrogazione su almeno sei materie giuridiche.

Se anche la prova orale ha buon esito, si ottiene il titolo per potersi iscrivere nell’albo degli avvocati.

Avvocato penalista: come si diventa?

Per diventare avvocato penalista occorre portare a termine il percorso finora illustrato. Ciò significa che per il penalista non c’è una strada differente dal civilista, dall’amministrativista, ecc. Tutti gli avvocati devono superare gli step analizzati nei paragrafi precedenti.

Ovviamente, l’aspirante avvocato penalista avrà cura di effettuare la sua pratica forense presso un avvocato che si occupi di diritto penale, così da potersi formare sul campo e assistere direttamente a come si svolge un dibattimento e, più in generale, un processo penale.

Insomma: non esiste un albo dei penalisti, né un percorso a loro riservato. Non si tratta di una carriera separata come può esserla quella di un medico. Il medico specializzato in ortopedia, ad esempio, non potrà fare il cardiologo. Nell’avvocatura ciò non vale: qualsiasi avvocato può patrocinare cause sia civili che penali. Ovviamente, la differenza la farà la concreta esperienza nell’uno o nell’altro settore.

Spetterà dunque al praticante prepararsi per la carriera forense nell’ambito del penale. Sarà fondamentale la pratica forense presso un penalista, ma ciò non significa che anche colui che ha fatto una pratica di tipo civilistico non possa poi cimentarsi nelle cause penali.



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