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C’è l’esenzione Imu se i coniugi hanno residenza diversa?

23 Novembre 2020
C’è l’esenzione Imu se i coniugi hanno residenza diversa?

Agevolazioni fiscali prima casa: cosa succede quando i coniugi non vivono insieme e cosa succede invece quando la residenza è falsa o si separano?

La legge dice che la residenza deve essere fissata nel luogo ove il contribuente dimora abitualmente, ossia dove abita (vive, mangia, dorme) per gran parte dell’anno. A queste condizioni si può ottenere l’esenzione Imu sulla casa. 

Ciò nonostante alcune famiglie diversificano le residenza dei coniugi in due immobili diversi al fine di usufruire due volte dell’agevolazione fiscale. È legittimo tale comportamento? C’è l’esenzione Imu se i coniugi hanno residenza diversa?

La questione è stata trattata più volte dalla giurisprudenza e, da ultimo, dalla Cassazione [1].

Cerchiamo di fare il punto della situazione al fine di verificare quante volte, in una famiglia, si può usufruire dell’esenzione Imu.

Come ottenere l’esenzione Imu sulla prima casa

L’attuale normativa fiscale prevede l’esonero dal pagamento dell’Imu sull’abitazione che sia, nello stesso tempo, luogo di residenza e di dimora abituale del proprietario e del suo nucleo familiare. 

Due quindi sono i requisiti che devono sussistere presso l’immobile:

  • la residenza anagrafica: quella cioè indicata in Comune;
  • la dimora abituale: quel luogo cioè ove il contribuente vive per gran parte dell’anno.

Questi due requisiti devono sussistere sia in capo al titolare dell’immobile che della sua famiglia (coniuge e figli).

Di conseguenza, se due coniugi hanno residenza diversa ma vivono nello stesso immobile, non possono usufruire dell’esenzione Imu. E ciò perché, per tutte e due le abitazioni, manca uno dei due requisiti.

Marta e Rocco sono marito e moglie. Ciascuno dei due è titolare di un immobile. La casa di Marta è al mare, quella di Rocco in città. Marta decide di fissare la sua residenza nella casa al mare, all’interno della propria abitazione, mentre Rocco mantiene la residenza nella casa in città. I due però vivono insieme nell’immobile di proprietà del marito. In tal caso, né Marta né Rocco possono usufruire dell’esenzione Imu. E ciò perché: a) nella casa al mare mancano sia il requisito della dimora abituale in capo alla moglie, sia il requisito della residenza in capo al marito; b) nella casa in città manca il requisito della residenza in capo alla moglie.

Come chiarito dalla Cassazione nella sentenza in commento, l’esenzione Imu spetta solo al nucleo familiare inteso come moglie e marito e figli che vivano contestualmente nella casa familiare ed ivi siano anche residenti. 

La limitazione a un’unica agevolazione serve ad impedire ripartizioni del nucleo familiare fittizie, attuate solo per raddoppiare illegittimamente i benefici. 

Coniugi con diversa residenza e dimora nello stesso Comune

Per completare il quadro bisogna citare il D. L. n. 201/2011 in base al quale, «Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nello stesso territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile». Quindi, la normativa prevede una sola agevolazione solo nell’ipotesi in cui la residenza dei coniugi sia stabilita in due diversi immobili siti nel medesimo Comune. Come abbiamo detto sopra, se la residenza è fissata in due Comuni diversi, nessuno dei due coniugi potrà giovarsi dell’esenzione Imu.

Coniugi con residenza diversa per motivi di lavoro

L’esame congiunto della giurisprudenza e della norma di riferimento porta infine a concludere che, provando l’effettivo utilizzo per motivi di lavoro o di studio, ed evitando l’assunzione di ripartizioni del nucleo familiare fittizie, le agevolazioni potrebbero riguardare anche due immobili siti in Comuni differenti.

Coniugi separati: c’è l’esenzione Imu?

Nella pronuncia della Cassazione che abbiamo appena citato viene fatta salva l’ipotesi di una coppia separata. Sia che si tratti di separazione di fatto (ossia non ancora formalizzata in tribunale o al Comune), sia che di separazione legale (già conclamata in un provvedimento del giudice o del sindaco), i coniugi che ormai si sono detti addio possono usufruire, ciascuno dei due, dell’esenzione Imu in relazione alle rispettive abitazioni. Quindi, quando la separazione è ancora in corso o la coppia si è solo separata di fatto, l’agevolazione fiscale può riguardare anche due immobili. 

Si pone però un problema per il caso della separazione di fatto. Come dimostrare all’ufficio tributi del Comune che la diversa residenza e dimora dei due ex coniugi non è fittizia e che la separazione non è strumentale a ottenere due volte il beneficio fiscale? Come provare, in altri termini, che la separazione è effettuata se ancora non c’è un documento ufficiale che la dichiari?

Per la separazione legale non si pongono problemi: basterà presentare all’ufficio imposte, in caso di accertamento, la sentenza del tribunale o il provvedimento del sindaco con cui si accerta l’avvenuta separazione.

Invece, nella separazione di fatto, si è in presenza di una situazione non ancora formalizzata. Secondo la Cassazione, la dimostrazione della separazione potrà essere fornita anche con le dichiarazioni di terzi. È vero, nel processo tributario non è ammessa la prova testimoniale, ma la Cassazione ha precisato che il divieto di prova testimoniale nel processo tributario si riferisce alla prova da assumere con le garanzie del contraddittorio e non pregiudica la possibilità di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni sostitutive assunte dai conoscenti in sede extraprocessuale, che rilevano quali indizi che possono concorrere a formare, unitamente ad altri elementi, il convincimento del giudice. 

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti, leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 24294/2020.

[2] Art. 13 co. 2, dl n. 201/2011.

Autore immagine: depositphotos.com

Cassazione civile sez. trib., 03/11/2020, (ud. 20/02/2020, dep. 03/11/2020), n.24294

FATTI DI CAUSA

S.M.A.G. impugnava l’avviso di accertamento ICI emesso per il 2008 dal Comune di Marciana Marina in relazione ad un immobile sito nel medesimo comune di sua proprietà ed in cui egli aveva la residenza per omesso versamento di Euro 1.232 in ragione del mancato riconoscimento delle agevolazioni tributarie per l’abitazione principale, in quanto risultava che la moglie, non separata, del medesimo risiedeva anagraficamente a (OMISSIS) con le figlie.

La Commissione Tributaria Provinciale di Livorno con sentenza in data 6.7.2015 respingeva il ricorso del contribuente ritenendolo non meritevole di accoglimento nè nel merito della spettanza delle agevolazioni nè sull’eccezione relativa alla carenza di motivazione delle sanzioni applicate.

Proposto appello avverso detta pronuncia da parte del contribuente, la Commissione Tributaria Regionale della Toscana respingeva il gravame, ritenendo che in base al D.L. n. 504 del 1992, art. 8, ai fini della spettanza delle agevolazioni ICI nell’unità immobiliare vi debba essere non solo la dimora abituale del contribuente ma anche quella dei suoi familiari, tranne il caso della separazione e del divorzio legalmente comprovati, non mediante dichiarazioni di terzi, prive di efficacia probatoria nel contenzioso tributario.

Avverso detta sentenza il contribuente proponeva ricorso per cassazione, affidato a tre motivi; cui resisteva il Comune di Marciana Marina con controricorso.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso rubricato “Violazione o falsa applicazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, degli artt. 2697 e 2729 c.c., e degli artt. 115 e 167 c.p.c., per avere ritenuto che le dichiarazioni di terzi dedotte in atti, aventi secondo la Cassazione valore indiziario, non siano idonee, sole o unitamente ad altri elementi di prova, a provare la frattura del rapporto familiare” parte ricorrente deduceva l’illegittimità della sentenza impugnata per non avere fatto corretta applicazione delle norme che disciplinano le prove nel processo tributario, essendo state acquisite n. 21 dichiarazioni di terzi che attestano la frattura del rapporto coniugale da valutarsi autonomamente o unitamente agli ulteriori elementi dedotti in atti.

2. Con il secondo motivo d’impugnazione, rubricato “Violazione o falsa applicazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, comma 2, e art. 144 c.c., per non aver riconosciuto la spettanza dell’agevolazione ICI in presenza della prova agli atti della frattura del rapporto di convivenza” il ricorrente deduceva l’illegittimità della sentenza impugnata per avere disconosciuto l’esenzione in ragione della diversa residenza degli appartenenti al nucleo familiare.

3. Con il terzo motivo di ricorso, rubricato “Violazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, degli artt. 111,112,131 e 132 c.p.c., per avere la sentenza della CTR omesso di pronunciarsi sul motivo di appello afferente la violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 7, per omessa motivazione del provvedimento sanzionatorio” il ricorrente deduceva che la sentenza della CTR aveva omesso di pronunciarsi sul motivo di appello afferente la violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 7, per omessa motivazione del provvedimento sanzionatorio.

Va esaminato preliminarmente il secondo motivo di ricorso.

La questione sottoposta all’esame della Corte riguarda la spettanza o meno delle agevolazioni tributarie previste a titolo di ICI per l’abitazione principale in un caso in cui l’immobile costituisca la dimora abituale di un solo coniuge mentre l’altro, nella specie, la moglie, si sia trasferito in un’altra abitazione, sita in diverso comune, insieme ai figli.

A sostegno della richiesta di esenzione – l’odierno ricorrente, sin dal giudizio di primo grado, assumeva di essere nell’annualità in contestazione (2008) separato di fatto dalla moglie, situazione comprovata dal fatto che successivamente era intervenuta la separazione legale tra i coniugi.

Il Comune di Marciana Marina, invece, poneva a base dell’avviso di accertamento il dettato del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, comma 2, che circoscrive la definizione di abitazione principale a quella dove risiede l’intero nucleo familiare cosicchè nella specie il contribuente avrebbe illegittimamente fruito dell’agevolazione in quanto presso l’immobile non dimorava l’intero nucleo familiare.

Così sinteticamente descritta la fattispecie per cui è processo, occorre premettere che in tema di agevolazioni fiscali a titolo di ICI, il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, prevede un beneficio fiscale in relazione all’unità immobiliare adibita ad abitazione principale dal soggetto passivo dell’imposta.

Il citato D.Lgs., art. 8, comma 2, chiarisce che “per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente”. Secondo la giurisprudenza di legittimità ai fini della spettanza della detrazione e dell’applicazione dell’aliquota ridotta prevista per le “abitazioni principali”, un’unità immobiliare può essere riconosciuta abitazione principale solo se costituisca la dimora abituale non solo del ricorrente, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione nell’ipotesi in cui tale requisito sia riscontrabile solo nel ricorrente ed invece difetti nei familiari (Cass., sez. 6-5, 21/06/2017, n. 15444, Rv. 645041 -01; Cass., sez. 5, 15/06/2010, n. 14389, Rv. 613715 – 01).

Trattandosi peraltro di norma agevolativa fiscale, è norma di stretta interpretazione e quindi non estensibile ai casi non espressamente previsti in quanto costituisce comunque deroga al principio di capacità contributiva sancito dall’art. 53 Cost..

Con riguardo al concetto di “abitazione principale” considerato dalla norma, va altresì considerato che la giurisprudenza di legittimità (vedi Cass. Sez. 5 n. 14389/2010 in motivazione) ha richiamato quello tradizionale di “residenza della famiglia” desumibile dall’art. 144 c.c., comma 1, ritenendo così legittima l’applicazione al primo dell’elaborazione giurisprudenziale propria della norma codicistica, in particolare del principio per il quale per “residenza della famiglia” deve intendersi il “luogo” di “ubicazione della casa coniugale” perchè questo luogo “individua presuntivamente la residenza di tutti i componenti della famiglia”, “salvo che” “tale presunzione sia superata dalla prova” che lo spostamento… della propria dimora abituale sia stata causata dal “verificarsi di una frattura del rapporto di convivenza”.

Pertanto occorre distinguere l’ipotesi in cui due coniugi non separati legalmente abbiano la propria abitazione in due differenti immobili, da quella, in cui risulti accertato che il trasferimento della dimora abituale di uno dei coniugi sia avvenuto “per la frattura del rapporto di convivenza, cioè di una situazione di fatto consistente nella inconciliabilità della prosecuzione della convivenza, sotto lo stesso tetto, delle persone legate dal rapporto coniugale, con conseguente superamento della presunzione di coincidenza tra casa coniugale e abitazione principale” (per la differenziazione di tali ipotesi vedi Cass., sez. 6-5, 17/5/2018, n. 12050).

Nel primo caso, infatti, il nucleo familiare (inteso come unità distinta ed automa rispetto ai suoi singoli componenti) resta unico, ed unica, pertanto, potrà essere anche l’abitazione principale” ad esso riferibile, con la conseguenza che il contribuente, il quale dimori in un immobile di cui sia proprietario (o titolare di altro diritto reale), non avrà alcun diritto all’agevolazione se tale immobile non costituisca anche dimora abituale dei suoi familiari, non realizzandosi in quel luogo il presupposto della “abitazione principale” del suo nucleo familiare.

Ciò per impedire che la fittizia assunzione della dimora o della residenza in altro luogo da parte di uno dei coniugi crei la possibilità per il medesimo nucleo familiare di godere due volte dei benefici per la abitazione principale. Nel secondo caso, invece, la frattura del rapporto di convivenza tra i coniugi, intesa quale separazione di fatto, comporta una disgregazione del nucleo familiare e, conseguentemente, l’abitazione principale” non potrà essere più identificata con la casa coniugale (vedi da ultimo Cass., Sez. 5, n. 15439/19). Pertanto, alla luce dei principi fin qui esposti, ha errato la CTR nel ritenere tout court esclusa l’agevolazione ICI per il solo fatto che i due coniugi vivessero in due abitazioni diverse, considerato peraltro che l’odierno ricorrente risultava residente presso l’immobile de quo (vedi certificato allegato al ricorso) e che l’altro coniuge non aveva beneficiato di tale agevolazione (avendo provveduto al pagamento dell’Ici il proprietario dell’immobile concesso in comodato alla L.).

Del pari fondato è il primo motivo di ricorso.

Ed invero, una volta ritenuto che al fine di stabilire la spettanza o meno delle agevolazioni ICI per l’abitazione principale sia necessario accertare per quali ragioni i coniugi non dimorassero entrambi presso l’immobile de quo, ovvero se si verta o meno in una ipotesi di separazione di fatto, la sentenza impugnata ha errato nel ritenere che non possano essere valutate al fine di fornire la prova di tali circostanze le dichiarazioni di terzi, ritenute dalla CTR “.. prive di efficacia probatoria nel contenzioso tributario..”.

A riguardo va premesso che nel processo tributario, il divieto di prova testimoniale posto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, si riferisce alla prova da assumere con le garanzie del contraddittorio e non implica l’impossibilità di utilizzare, ai fini della decisione, le dichiarazioni che gli organi dell’amministrazione finanziaria sono autorizzati a richiedere anche ai privati nella fase amministrativa di accertamento che, proprio perchè assunte in sede extraprocessuale, rilevano quali elementi indiziari che possono concorrere a formare, unitamente ad altri elementi, il convincimento del giudice (vedi Cass., Sez. 6-5, n. 29757/2018).

Tali dichiarazioni hanno il valore probatorio proprio degli elementi indiziari e, qualora rivestano i caratteri di gravità, precisione e concordanza di cui all’art. 2729 c.c., danno luogo a presunzioni. In questo ambito, al fine di evitare che l’ammissibilità di tali dichiarazioni possa pregiudicare la difesa del contribuente ed il principio di uguaglianza delle parti, è necessario riconoscere che, al pari dell’Amministrazione finanziaria, anche il contribuente possa introdurre nel giudizio innanzi alle Commissioni Tributarie dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale per far valere le proprie ragioni.

Tali dichiarazioni possono essere introdotte nel giudizio tributario avendo le stesse valenza indiziaria in proprio favore, in conformità ai principi del giusto processo ex art. 6 CEDU, (vedi da ultimo Cass., Sez. 6-5, n. 6616/2018; Cass. Sez.6- 5, n. 21153/2015).

La CTR, quindi, ha fatto malgoverno dei principi fin qui enunciati in tema di valenza delle prove nel giudizio tributario, per non aver valutato le dichiarazioni di terzi, unitamente altri elementi di prova dedotti in atti, al fine di stabilire la sussistenza o meno nella specie di una frattura del rapporto di convivenza deì coniugi.

Il terzo motivo di ricorso è assorbito.

In conclusione, in accoglimento dei primi due motivi di ricorso, rigettato il terzo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla CTR della Toscana, in diversa composizione, affinchè valuti le prove versate in atti alla luce dei principi dianzi enunciati.

Alla stessa demanda altresì la regolamentazione delle spese di lite.

P.Q.M.

in accoglimento dei motivi nn. 1 e 2 del ricorso, assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Toscana, in diversa composizione, cui rinvia anche per la disciplina delle spese di lite.

Si dà atto che il presente provvedimento è sottoscritto dal solo Presidente del Collegio per impedimento dell’estensore, ai sensi del D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, comma 1, lett. a).

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2020


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