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Quando contestare multa al semaforo rosso

23 Novembre 2020
Quando contestare multa al semaforo rosso

Photored: la telecamera che fotografa la macchina al passaggio dinanzi al semaforo deve essere omologata e autorizzata. 

A differenza di tutti gli apparecchi di controllo elettronico della velocità (come autovelox, tutor e telelaser), il photored, ossia la telecamera posta sopra i semafori, pronta a scattare la foto a chi attraversa l’incrocio con il rosso, non deve essere tarata ogni anno, né va presegnalata con apposito cartello stradale. 

Ciò non toglie che i photored possano essere installati arbitrariamente, senza alcuna disciplina. La legge infatti fissa dei paletti, nei confronti dei Comuni, contro l’arbitrario utilizzo delle telecamere nei confronti di chi passa col rosso.

A chiarire alcuni di questi aspetti è stata la giurisprudenza di cui daremo conto in questo breve articolo per spiegare quando contestare la multa al semaforo rosso. Ma procediamo con ordine.

Multa al semaforo rosso nulla senza delibera comunale

L’installazione di una telecamera in prossimità del semaforo, a presidiare l’incrocio contro chi passa col rosso, è legittima solo se approvata da apposita delibera comunale. Pertanto, in assenza di tale autorizzazione, la multa è illegittima.

L’automobilista multato ha diritto a visionare la delibera comunale e a chiederne copia. Può farlo anche in giudizio. In assenza di tale documentazione, il giudice è tenuto ad annullare il verbale.

A dirlo sono stati diversi giudici di pace.

In particolare, il giudice di pace di Ivrea [1] ha recentemente detto che «l’installazione dello strumento di rilievo automatico delle violazioni per il passaggio con il semaforo rosso deve essere autorizzata da una delibera comunale. Qualora il cittadino impugni la contravvenzione per il passaggio con il rosso, contestando la legittimità dell’apparecchio elettronico, il Comune deve produrre in giudizio la predetta delibera». Ciò accade in quanto nei giudizi di opposizione alla sanzione amministrativa pecuniaria per infrazioni al Codice della strada si verifica un’inversione dell’onere della prova: in deroga alla regola generale, in questa materia, non è il ricorrente a dover dimostrare la legittimità dell’operato della Pubblica Amministrazione, ma è quest’ultima, dopo la contestazione del cittadino, tenuta a dare prova di aver agito nel pieno rispetto della legge.

Costituisce infatti un consolidato principio giurisprudenziale quello secondo cui «l’opposizione a sanzione amministrativa, pur formalmente strutturata come giudizio di impugnazione, sostanzialmente tende all’accertamento negativo della pretesa sanzionatoria. Attraverso l’impugnazione dell’atto si perviene, infatti, ad un giudizio di merito nel quale l’Amministrazione irrogante ha veste sostanziale di attore, sotto il profilo dell’onere probatorio, come tra l’altro confermato dal dovere ad essa imposto di depositare in Cancelleria, 10 giorni prima dell’udienza, copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento e della documentazione resasi necessaria a seguito delle contestazioni di parte ricorrente nonché alla contestazione/notificazione della violazione». Il mancato deposito da parte della PA resistente di tale documentazione comporta l’impossibilità di effettuare una compiuta verifica sulla correttezza dell’operato dell’amministrazione stessa.

Leggi anche Photored: multa nulla se il Comune non prova la delibera di autorizzazione.

Multa al semaforo: come contestare la delibera comunale

Non basta una delibera comunale ad autorizzare l’installazione della telecamera sopra il semaforo. È necessario che la stessa argomenti la necessità di tale controllo elettronico. E ciò è possibile solo se l’incrocio risulta essere pericoloso. In base a un parere dell’Avvocatura dello Stato, l’uso del controllore elettronico è legittimo solo se ne viene motivata la necessità. La delibera della Pubblica Amministrazione, e quindi del Comune, che autorizza i cosiddetti t-red, le telecamere sui semafori che sanzionano i passaggi col rosso, deve specificare che, in quel punto, c’è stato un alto numero di incidenti stradali. 

Multa al semaforo: telecamera non funzionante

Come anticipato in apertura, la telecamera posta al semaforo non deve essere tarata una volta all’anno come per l’autovelox, il tutor e il telelaser. Questo non toglie che il conducente possa comunque contestare il difetto di funzionamento dell’apparecchio. Tuttavia, dovrà anche dimostrare tale eccezione, cosa sicuramente non facile. L’automobilista deve cioè fornire la prova che il photored ha scattato una foto quando invece alcuna violazione è stata commessa. Un onere del genere richiede non già una semplice testimonianza, ma un accertamento tecnico che potrebbe essere molto costoso.

Multa al semaforo rosso: come contestare 

Più facile sarà sollevare una serie di ulteriori eccezioni come ad esempio:

  • ricevimento a casa della multa dopo oltre 90 giorni da quello in cui è stata commessa l’infrazione;
  • mancata indicazione de giorno, dell’ora e della località in cui è stata commessa l’infrazione; le generalità del conducente e il tipo di veicolo e targa del relativo veicolo; l’indicazione della norma violata, il modello ed il numero di matricola del dispositivo di rilevazione utilizzato, nonché il tempo entro cui le telecamere si attivano una volta scattato il rosso;
  • sussistenza di uno stato di necessità che ha reso necessario violare la norma del Codice della strada (ad esempio, una corsa in ospedale per un pericolo grave e imminente all’altrui vita o incolumità fisica).

note

[1] Giudice di Pace di Ivrea, sent. del 19.10.2020. Trib. Santa Maria Capua Vetere, sent. n. 1732/14.

Giudice di Pace di Ivrea, sentenza 24 settembre – 19 ottobre 2020

Giudice Borgna

Svolgimento del processo

Con ricorso ex. art. 22 Legge 689/81- 205 D.L. 285/92 presentato in data 16/03/20, Domenico Logozzo si rivolgeva al Giudice di Pace di Ivrea al fine di ottenere l’annullamento delle contravvenzioni sopra menzionate elevate dalla Polizia municipale di San Mauro Torinese per violazione dell’art. 146 comma 3 del cds.

Il ricorrente, in particolare, evidenziava quali motivi di illegittimità del verbale:

1. L’illegittimo accertamento in differita della contravvenzione in assenza di agente posto a presidio dell’impianto;

2. L’accertamento strumentale automatico illegittimo per mancanza di direttive fornite dal Ministero dell’interno sentito il Ministero dei trasporti in relazione ai rilievi automatici di infrazioni al codice della strada fuori dai centri abitati;

3. La non approvazione né omologazione della strumentazione “Redvolution” utilizzata nel caso in esame per il rilievo dell’infrazione;

4. La mancata autorizzazione prefettizia all’installazione dello strumento “Redvolution” e la mancata individuazione da parte del Prefetto della strada ove è collocato il dispositivo predetto tra quelle nelle quali è possibile tale installazione, nonché l’assenza di delibera di autorizzazione della Giunta all’installazione dell’apparecchio di cui sopra;

5. La non omologazione dell’apparecchiatura “Redvolution” per la contestazione differita dell’infrazione.

6. L’illegittimità della prova fotografica e in ogni caso non commissione da parte del ricorrente della violazione di cui all’art. 146 comma 3 cds;

Alla prima udienza compariva per parte ricorrente il dott. Gatto per delega scritta. Per il Comune costituito, che chiedeva respingersi il ricorso ritenendo tutte le eccezioni di illegittimità del verbale sollevate infondate, era presente l’agente Costa.

Dopo breve discussione, sospesa l’efficacia esecutiva del verbale, la causa veniva rinviata per la discussione al 24/09/20.

In data 24/09/20 il Gdp invitava le parti a discutere la causa e a rassegnare le conclusioni, trattenendo quindi la causa a decisione e dando successiva lettura del dispositivo in aula.

Motivi della decisione

L’installazione dello strumento di rilievo automatico delle violazioni per il passaggio con il semaforo rosso devo essere autorizzala da una delibera comunale,

Qualora il cittadino impugni la contravvenzione per il passaggio con il rosso, contestando la legittimità del l’apparecchio elettronico, il Comune deve produrre in giudizio la predetta delibera.

Nei giudizi di opposizione alla sanzione amministrativa pecuniaria per infrazioni al codice della strada si verifica una inversione dei ruoli delle parti: in deroga alla regola generale – che impone l’onere della prova a colui che inizia il giudizio – in questa materia, non è il ricorrente a dover dimostrare la legittimità dell’operato della pubblica amministrazione, ma è quest’ultima, dopo la contestazione del cittadino, tenuta a dare prova di aver agito nel pieno rispetto della legge.

La Pubblica Amministrazione, sebbene rivesta la figura formale di parte convenuta, conserva quella sostanziale di attrice; pertanto, è gravata dell’onere probatorio di dimostrare le ragioni di fatto e di diritto della pretesa sanzionatoria (ex plurimis Cassazione Civile, Sez. V, 1999, n. 5095). In dettaglio, nell’ambito dei procedimenti disciplinati dalla legge n. 689/1981 (poi trasfusa” nella normativa attualmente vigente; e onere dell’Ente amministrativo che provvede all’erogazione della sanzione, dimostrare l’inosservanza delle disposizioni legislative, nonché la sussistenza degli elementi determinanti la violazione contestata. Secondo consolidata giurisprudenza, l’opposizione a sanzione amministrativa, pur formalmente strutturata come giudizio di impugnazione, sostanzialmente tende all’accertamento negativo della pretesa sanzionatoria. Attraverso l’impugnazione dell’atto si perviene, infatti, ad un giudizio di merito nel quale l’Amministrazione irrogante ha veste sostanziale di attore, sotto il profilo dell’onere probatorio, come tra l’altro confermato dal dovere ad essa imposto di depositare in Cancelleria, dieci giorni prima dell’udienza fissata (di cui all’art. 7 D.Lgs. 150/11 già previsto dall’art. 23 co. 2 L. 689/81), copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento e della documentazione resasi necessaria a seguito delle contestazioni di parte ricorrente nonché alla contestazione/notificazione della violazione.

Il mancato deposito da parte della Pubblica Amministrazione resistente della documentazione relativa agli accertamenti e alle contestazioni dalla stessa svolte comporta l’impossibilità di effettuare una compiuta verifica sulla correttezza dell’operato dell’amministrazione stessa.

Nel caso in esame, su precisa contestazione del ricorrente in punto assenza di delibera della giunta comunale di autorizzazione all’installazione del dispositivo “Redvolution”, il Comune di San Mauro Torinese avrebbe dovuto. già in sede di costituzione, dimostrare clic la stessa è stata approvata dalla Giunta comunale, producendone una copia al fine di consentire al Giudice di controllare la fondatezza della censura mossa.

Il ricorso deve essere accolto per la motivazione sopra esposta.

Il carattere assorbente della censura testé esaminata, rende superfluo Tesarne degli altri motivi proposti.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Ivrea avv. Enrica Borgna, definitivamente pronunciando, sulla causa in epigrafe, così provvede:

Visto l’art. 204 bis cds;

Pone a carico dell’ente convenuto il rimborso del contributo unificato versato dal ricorrente.


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