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Perché conviene la partita Iva forfettaria?

5 Febbraio 2021
Perché conviene la partita Iva forfettaria?

Guida al regime fiscale agevolato: cos’è, quando è possibile beneficiarne e quali sono i vantaggi rispetto al regime fiscale ordinario. Il codice Ateco e il coefficiente di redditività.

Mettersi in proprio significa investire sul proprio futuro, liberandosi da qualunque vincolo di subordinazione. Sono in molti a ritenere che il lavoro autonomo sia un salto nel buio, ma questo è vero solo nella misura in cui non si effettua un’analisi dei costi e dei benefici connessi all’apertura di una partita Iva. Il libero professionista che voglia intraprendere una carriera senza essere alle dipendenze altrui, può scegliere tra un regime fiscale ordinario e uno agevolato.

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente già conoscevi i sistemi fiscali delle partite Iva, ma il tuo obiettivo è di capire perché conviene la partita Iva forfettaria. Ad ogni modo, abbiamo pensato di riunire tutte le informazioni utili in un’unica pagina e creare uno strumento importante per farti capire cos’è il regime fiscale semplificato, come si pagano le tasse quando si ha una partita Iva agevolata e i vantaggi connessi a un’attività autonoma che produce un reddito assoggettato a regime forfettario. Oltre a queste nozioni basilari, nel corso della lettura ti diremo anche cosa sono il codice Ateco e il coefficiente di redditività.

Cos’è il regime forfettario?

Il regime forfettario è un regime fiscale rivolto a chi esercita attività d’impresa e ai liberi professionisti. È chiamato anche regime agevolato perché permette di godere di alcune semplificazioni fiscali e contabili. Da questo punto di vista, si contrappone al regime ordinario che è quello seguito naturalmente dalla maggior parte dei lavoratori autonomi. La sua comparsa nel sistema impositivo nazionale risale alla fine del 2014, quando con la Legge di Stabilità si tentò di dare una boccata d’ossigeno ai lavoratori autonomi.

Tuttavia, i requisiti per poter aprire una partita Iva a regime forfettario apparvero, sin da subito, fortemente limitanti. Infatti, potevano aderirvi solo i professionisti con limiti di ricavi compresi tra 15.000 e 40.000 euro.

Con le modifiche apportate tra il 2016 e il 2019, non solo si incrementavano le soglie dei ricavi, ma si abbattevano anche gli altri limiti, e cioè:

  • non superare i 5.000 euro lordi per costi del personale;
  • non superare i 20.000 euro lordi per ammortamento di beni strumentali.

Con tali emendamenti, il regime forfettario diventava il sistema fiscale più ambito dai liberi professionisti.

Quando è possibile aprire la partita Iva con regime forfettario?

Nel 2019, Tizio ha percepito un reddito da lavoro dipendente pari a 30.000. Ha acquisito dimestichezza con il proprio lavoro e, quindi, sta pensando di aprirsi una partita Iva. Si chiede, però, se può aderire al regime forfettario. Nonostante abbia avuto un contratto di lavoro subordinato, Tizio può aderire al regime agevolato? La legge dice sì, perché per il 2019, il contribuente ha le carte in regola per aderire al sistema impositivo forfettario.

Ma quali sono i requisiti per poter aprire una partita Iva semplificata? Scopriamolo.

Limite dei ricavi e dei compensi

Per prima cosa, il professionista non deve aver percepito più di 65.000 euro in un anno. Questo significa che la somma dei suoi ricavi e dei compensi deve rimanere al di sotto della soglia indicata dalla legge.

L’operazione di addizione è rivolta a tutti i guadagni ottenuti, a prescindere dal tipo di attività svolta. Pertanto, se Tizio fosse contemporaneamente un commerciante e un agente di commercio, non vi sarebbe alcuna distinzione tra i ricavi dell’uno e i compensi dell’altro.

Limite di spesa

Altro requisito da soddisfare per godere del regime agevolato è un limite di spesa inferiore a 20.000 euro.

Nel conto spesa rientrano soprattutto i costi del personale, assunto in modo accessorio, dipendente o per collaborazioni coordinate e continuative.

Requisiti all’inizio di un’attività

Dunque risulta chiaro che se il contribuente dichiara che, nell’anno precedente a quello di riferimento, la sua attività soddisfa i requisiti ora menzionati, può aderire al regime forfettario. Tuttavia, è possibile aprire una partita Iva semplificata non solo in modo consuntivo – cioè dichiarando che nell’anno precedente i ricavi e i costi sono rimasti sotto una certa soglia -, bensì anche in via preventiva. Cosa vuol dire questo? Spieghiamolo con un esempio.

Caio, che vuole aprire una nuova attività nel 2020, attraverso il modulo della dichiarazione Iva, comunica all’Agenzia delle Entrate che, per quell’anno, presume la sussistenza dei requisiti.

Quali sono i vantaggi di avere una partita Iva a regime forfettario?

L’obiettivo di questo articolo è di far capire al lettore i vantaggi che derivano dal regime agevolato. Per farlo, però, bisogna spiegare cos’è il codice Ateco e perché questo istituto fiscale si chiama regime forfettario.

Cos’è il codice Ateco: il vantaggio del coefficiente di redditività

Il codice Ateco è un numero a sei cifre che individua, in modo univoco:

  1. l’attività produttiva;
  2. l’ambito di intervento;
  3. il tipo di prodotto finito.

Torniamo al caso di Tizio e immaginiamo che voglia avviare un’attività di affittacamere in una città turistica. Il codice Ateco, nel suo caso, si stabilisce nel modo seguente:

  • 55: questo numero raggruppa tutte le attività di dei servizi di alloggio e ristorazione;
  • 20: indica gli alloggi per vacanze e altre strutture per brevi periodi;
  • 51: in cui ricadono gli affittacamere per brevi periodi e simili.

Quindi, il codice Ateco connesso alla partita Iva di Tizio è: 55.20.51.

Tale codificazione restituisce anche il coefficiente di redditività e questo ci permette di collegarci all’altro nodo da sciogliere e cioè perché si chiama regime forfettario.

Perché si chiama regime forfettario: una parte dei ricavi è esente da tassazione

A differenza del regime fiscale ordinario, nel quale il reddito e i ricavi vengono tassati secondo le vigenti aliquote previste dall’Irpef e dall’Irap, nel regime forfettario la base imponibile non è costituita dalla totalità dei ricavi, bensì da una fetta di esso, precedentemente pattuita.

Per stabilire qual è la fetta di ricavi da tassare, si usa appunto il coefficiente di redditività.

Nel caso dell’affittacamere Tizio, il suo codice Ateco ci dice che i ricavi percepiti in un anno devono essere tassati solo al 40%. Quindi, se nel 2020 percepisce 50.000 euro, la base imponibile sarà di 20.000 €.

Un sistema del genere rappresenta un vantaggio appetibile per molti professionisti.

Le tasse da pagare in regime forfettario: l’imposta sostitutiva

Mentre il contribuente in regime ordinario deve pagare l’Irpef sulla base degli scaglioni dei redditi e l’Irap in base alle direttive regionali, il professionista con partita Iva semplificata paga un’imposta unica, detta imposta sostitutiva.

Lo Stato ha fissato questo prelievo fiscale nella percentuale del 15%, che si applica sulla base imponibile individuata mediante coefficiente di redditività.

Abbiamo visto che la parte dei ricavi di Tizio sottoposta a tassazione è di 20.000 euro. Conoscendo l’aliquota dell’imposta sostitutiva, sappiamo che il lavoratore autonomo dovrà versare all’Erario 3.000 euro di tasse.

Ulteriori vantaggi: la tassazione al 5%

I vantaggi di avere una partita Iva a regime forfettario, quindi, sono rappresentati dalla possibilità di non dover tassare la totalità dei ricavi e di pagare una sola imposta con aliquota al 15%.

Ma i benefici non finiscono qui. Infatti, la percentuale di imposta può scendere dal 15 al 5% se l’attività rispetta determinati requisiti. Per godere di questa possibilità, il professionista non deve aver esercitato, nei tre anni che precedono l’apertura della partita Iva, alcun tipo di attività autonoma. Deve essere, quindi, una nuova attività, svincolata da precedenti attività artistiche, professionali o d’impresa.

L’accesso all’imposta sostitutiva al 5% è consentito se il soggetto prosegue un’attività di lavoro dipendente, a patto che i compensi ottenuti nell’anno precedente a quello in cui si vuole aprire la partita Iva non superino il limite di 65.000 euro.



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