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Cos’è il revenge porn?

25 Novembre 2020 | Autore:
Cos’è il revenge porn?

Tutto ciò che devi sapere sulla diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

Per molti anni, tu e il tuo compagno avete vissuto insieme tanti momenti felici e spensierati.  La vostra relazione sembrava procedere a gonfie vele. Complici l’abitudine e quelle situazioni in cui si rischia di dare tutto per scontato, ti sei sentita un po’ trascurata così hai pensato di parlargliene ed esternare il tuo malessere. All’inizio, sembrava aver capito, infatti appariva comprensivo e disponibile. Poi, qualcosa in lui è cambiato. Nei giorni a seguire, è diventato inspiegabilmente geloso. Dopo un po’ di tempo, il vostro rapporto è diventato tossico. Ogni sera, pretendeva di controllare il tuo smartphone per verificare quali fossero le persone con cui parlavi nel corso della giornata, ma soprattutto per appurare se ci fosse o meno un altro uomo. Non riusciva a darsi pace e accettare semplicemente che non tolleravi più le sue mancanze. Questi comportamenti ti hanno indispettito, ti hanno fatto sentire in trappola e a disagio. Hai capito di non amarlo più, così hai deciso di lasciarlo e rimanere un po’ da sola per pensare a te stessa.

Lui non ha mandato giù la tua scelta. Ha tentato di riconquistarti, ma tu sei rimasta ferma sulla tua decisione. Allora, per ripicca e per rancore, non sapendo a cos’altro aggrapparsi, il tuo ex ha elaborato un’atroce vendetta: ha fatto circolare tra i vostri contatti le tue foto hot, immagini sessualmente esplicite che lui stesso ti aveva scattato durante la vostra intimità. Qualcuno ha pensato bene di avvisarti. Sconvolta e psicologicamente distrutta, sei corsa subito all’ufficio della polizia giudiziaria per sporgere querela.

Dopo averti ascoltata, le autorità ti hanno spiegato che si tratta di revenge porn e che la notizia di reato che hanno appena appreso sarà immediatamente riferita al pubblico ministero. Tutte le indagini del caso saranno svolte senza ritardo. Devi sapere che per questo tipo di reati è previsto un percorso preferenziale e accelerato di tutela della vittima.

Probabilmente, ti stai chiedendo «Cos’è il revenge porn?». Si tratta di una nuova fattispecie di reato introdotta dalla Legge n. 69 del 19 luglio del 2019, meglio nota come Codice rosso. Più correttamente, il revenge porn è intitolato nel Codice penale come “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Il bene tutelato dalla norma è la libertà morale, l’intento dell’autore del reato è arrecare un danno alla persona ritratta.

Naturalmente, la condivisione di foto e video hard deve avvenire all’insaputa o contro la volontà della persona offesa.

Ma procediamo con ordine e scopriamo quando si configura questo reato, cosa punisce, quali sono le conseguenze e quali sono le aggravanti.

Cosa prevede il Codice rosso?

Prima di entrare nel dettaglio e parlare di revenge porn, è bene fare una breve premessa sul Codice rosso [1].

Il Codice rosso è entrato in vigore il 9 agosto del 2019 e prevede un’accelerazione nelle indagini per i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, stalking, lesioni; stabilisce l’inasprimento delle pene per i reati già previsti dal nostro Codice penale e istituisce nuove fattispecie di reato:

  • la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa famigliare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa [2];
  • la costrizione o induzione al matrimonio [3];
  • la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (reato di sfregio) [4];
  • la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (revenge porn) [5].

Cosa significa revenge porn e cosa punisce?

Il revenge porn è una norma contro la pornografia non consensuale. L’elemento psicologico del reato, cioè l’intento dell’autore, è far circolare immagini o video a contenuto sessuale senza il consenso della persona ritratta. Con questo reato il legislatore intende punire la diffusione del materiale sessualmente esplicito contro la volontà oppure all’insaputa della persona offesa.

Il revenge porn è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa che va da 5mila a 15mila euro.

Prima dell’entrata in vigore del Codice rosso, si ricorreva ad altri strumenti per la punizione di questo tipo di comportamenti; in particolare al reato di pornografia minorile e alla diffamazione aggravata dal mezzo di diffusione. Tuttavia, molte condotte che non si riusciva a far rientrare nell’alveo delle norme già esistenti sono rimaste impunite. Da qui, l’esigenza di costruire un reato apposito per queste circostanze.

Nel reato di revenge porn sono previste due ipotesi:

  • la realizzazione o la sottrazione e la successiva diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso delle persone rappresentate;
  • la diffusione di foto o video ricevuti o acquisiti.

Nella prima ipotesi, chi diffonde il materiale a contenuto sessualmente esplicito è lo stesso autore delle foto e dei video. Circostanza ben più grave si verifica quando il materiale è stato sottratto alla persona rappresentata nelle immagini diffuse. In entrambi i casi, si tratta di detenzione di materiale di “prima mano” che viene divulgato attraverso gli strumenti telematici.

La seconda ipotesi di reato riguarda chi ha ricevuto il materiale sessualmente esplicito realizzato da terze persone. Qui, si tratta di detenzione di “seconda mano” e la condotta successiva consiste nella diffusione del materiale. In questo secondo caso, parliamo di dolo specifico, non di dolo generico sufficiente per realizzare la prima parte della condotta. Ti spiego meglio in cosa consiste la differenza ricorrendo ad un esempio.

Partiamo dalla prima ipotesi.

Tizio e Caia si sono lasciati. Tizio conserva ancora le foto che aveva scattato a Caia durante la loro intimità. Tizio diffonde queste immagini, sessualmente esplicite, perché vuole che vengano viste da più persone possibile. Tizio vuole danneggiare la libertà morale della sua ex fidanzata Caia, la sua riservatezza e la sua privacy sessuale.

Analizziamo ora la seconda ipotesi.

Tizio ha ricevuto dai suoi contatti alcune immagini hot di Caia. Si tratta di materiale sessualmente esplicito che non ha prodotto personalmente Tizio. In tal caso, Tizio deve essere animato da un intento specifico di nuocere, in termini tecnici di arrecare nocumento alla persona offesa.

Qual è la conseguenza? Il pubblico ministero (pm) che procede per reati di questo tipo ha l’onere di dimostrare che in capo all’autore della condotta, sussiste un intento specifico. Quindi, non è una norma di facile attuazione, in quanto Tizio potrebbe dire «Non ci ho pensato, non mi sono reso conto». La norma del revenge porn richiede proprio che la volontà sia quella di arrecare un danno alla persona offesa.

Revenge porn: le aggravanti

In quali contesti è diffuso il revenge porn? Questa spregevole fattispecie di reato si colloca in contesti in cui l’affettività viene meno (ad esempio, la fine di una relazione, di una convivenza, di un matrimonio) e uno dei due realizza comportamenti dannosi per l’altra parte. In queste ipotesi, il legislatore ha previsto delle aggravanti.

La pena prevista per il revenge porn è aggravata quando:

  • il fatto è commesso con strumenti informatici o telematici dal coniuge (anche se separato o divorziato) o da persona legata affettivamente;
  • in danno di una persona con inferiorità fisica o psichica o nei confronti di una donna incinta.

Nei reati disciplinati dal Codice rosso, l’espressione “relazione affettiva” ha un senso univoco: si intende qualunque relazione tra due persone che abbia una significatività all’interno della coppia. Quindi, è previsto un aumento della pena nel caso in cui vi sia una relazione affettiva tra la vittima e l’autore del reato.

Facciamo un esempio.

Tizia e Caio sono fidanzati. Abitano in case diverse, ciascuno con le rispettive famiglie, ma c’è un disegno di vita insieme. L’uno si fida dell’altra. Questo legame si rompe. Se Caio commette il reato di diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, incorre l’aggravante in virtù del loro precedente rapporto. Rapporto che li ha uniti in una prospettiva di vita e di solidarietà.

Analizziamo il caso in cui la vittima del revenge porn sia una donna incinta. In tal caso, vengono sollevati alcuni problemi interpretativi. Se la relazione è finita, l’autore del video o delle immagini potrebbe non sapere che la sua compagna è incinta. Oppure, la compagna non era incinta nel momento in cui è stato realizzato il materiale pornografico, ma è in stato gravidico al momento della sua diffusione. Quindi, in questi casi, si deve considerare la sussistenza di questa aggravante? Attualmente, non ci sono pronunce giurisprudenziali a riguardo.

Dire che la persona fosse al corrente dello stato gravidico della persona offesa al momento della produzione e della diffusione del materiale o dire che non lo fosse in quel periodo ma al momento della diffusione, oppure che non lo fosse mai stata a causa dell’interruzione della relazione, ha una sua rilevanza nel momento in cui il giudice dovrà emettere una sentenza per l’affermazione di responsabilità.

Naturalmente, è previsto un aumento della pena anche se la persona offesa è una persona con inferiorità fisica o psichica.

Nel caso dei minorenni, invece, non sono previste delle aggravanti; i minori hanno le medesime tutele previste per gli adulti.

Revenge porn: la querela

Il revenge porn è perseguibile a querela di parte. La persona offesa può presentare la querela entro 6 mesi da quando è venuta a conoscenza della diffusione del materiale sessualmente esplicito oppure se i fatti sono connessi con altri reati perseguibili d’ufficio. Anche chi non è persona offesa può denunciare la conoscenza di questi fatti consumati in danno di terze persone.

La querela non occorre se i fatti sono commessi in danno di una donna incinta, di una persona in stato di inferiorità psichica o fisica.

Nel revenge porn, una volta presentata, la querela non potrà essere ritirata o, meglio, il Codice penale precisa che la remissione può essere solo processuale. Che significa? Facciamo un esempio.

Tizia si reca presso un ufficio di polizia giudiziaria e presenta la querela per revenge porn. Il giorno dopo, Tizia non potrà ritirarla, dal momento che potrebbe essere stata costretta o indotta con la minaccia di un reato ancora più grave. Pertanto, Tizia potrà richiedere il ritiro della querela soltanto all’interno di un processo in cui sarà un giudice a valutare le reali intenzioni di Tizia al momento di presentazione della querela e lo stesso potrà appurare le ragioni per cui Tizia intende ritirarla.

Ricordiamo che la diffusione di materiale sessualmente esplicito ha un effetto devastante sulla persona offesa. Nel giro di pochi secondi, dal momento in cui l’autore del reato clicca su “Invio” o su “Pubblica”, la vittima vede la propria immagine e la propria reputazione completamente disintegrate. Nel tempo, questo fenomeno è divenuto un vero e proprio allarme sociale, da qui la necessità di offrire una maggiore tutela alla vittima. Con l’introduzione di questa nuova fattispecie di reato nel Codice rosso, il legislatore ha colmato un vuoto legislativo.


note

[1] L. n. 69 del 19.07.2019.

[2] Art. 387-bis cod. pen.

[3] Art. 558 bis cod. pen.

[4] Art. 583 quinquies cod. pen.

[5] Art. 612 ter cod. pen.

Autore immagine: depositphotos.com


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8 Commenti

  1. Vi ringrazio per l’informazione che fornite ogni giorno a tutti noi. Oggi, è la giornata mondiale della violenza contro le donne. Troppo spesso, noi donne siamo vittime di violenza in casa, al lavoro, all’università, a scuola, nel gruppo di conoscenze e amicizie. Questo reato di cui avete parlato approfonditamente è sempre più diffuso. Una cattiveria assurda che spesso ha portato a gesti disperati da parte delle vittime

  2. E’ importante affrontare questi temi. E’ importante che i media ed i giornali ne parlino. Le vittime devono sapere che non sono sole e che ci sono i mezzi di tutela e di difesa da questi soprusi. Spesso, per vergogna e per paura, le donne temono a sporgere querela. Dobbiamo diffondere il più possibile questi reati, le sanzioni e i diritti delle donne. Magari si sentono loro stesse colpevoli per avere condiviso con i loro partner certe foto, mentre quelli che devono sentirsi colpevoli sono quei vigliacchi che consapevolmente mettono in circolazione le foto delle donne che dicono di aver amato. E perché? per l’egoismo, l’orgoglio, per il rifiuto… Questi non sono degni di essere definiti uomini

  3. Sui social, il ministro della Salute Roberto Speranza ha scritto che: “Dobbiamo lottare ogni giorno contro la violenza sulle donne. E’ una battaglia culturale e civile che tocca ciascuno di noi. Come ministro, il mio primo impegno è per
    la tutela della salute. In questa giornata voglio ringraziare tutte le lavoratrici del nostro Servizio sanitario nazionale composto per quasi il 70% da donne”.

  4. Ma quanto sono meschini questi uomini che non riescono a rassegnarsi della fine di una relazione? Prima ti trascurano, poi quando ti vedono tranquilla e serena, spuntano di nuovo fuori per ricordarti che ci sono ancora e che sono pronti a ricominciare e riprovarci. Magari, tu ormai, sei seccata e vuoi cambiare definitivamente pagina, dopo tanti anni, e loro ti danno il ben servito andando a rispolverare quelle vecchie foto scattate nel privato… questi soggetti non solo sono narcisi, egocentrici, egoisti, ma cattivi, hanno una malvagità insita nell’anima che non sarà mai guarita anche dopo il carcere, perché dopo aver distrutto la vita di una donna, non c’è sanzione penale che possa darti pace

  5. Lo scambio di immagini e messaggi piccanti deve restare all’interno della coppia, non deve essere fatto circolare nelle chat con screenshot o con inoltro ad altri utenti. Così si lede la dignità della persona, si va a colpire un individuo (uomo o donna che sia) nella sua intimità. Credo che non ci sia qualcosa di più raccapricciante di un comportamento attuato solo per rifiuto, risentimento, vendetta…

  6. Io e la mia ex ci scambiavamo varie foto e video, dal momento che lei per un certo periodo è andata a vivere fuori per studio e lavoro. La distanza era un vero cruccio e cercavamo di vivere la nostra storia ricorrendo anche al sexting. Poi, abbiamo capito che non era possibile andare avanti con una storia a distanza, neppure per un anno. Sinceramente, non mi sarei mai sognato di andare a divulgare le nostre foto o i nostri video. Non ne ho mai parlato a nessuno né li ho mostrati a nessuno. Anzi, ho provveduto a cancellarli subito ogni volta per tutelare entrambi

  7. Al giorno d’oggi, a causa del Covid, molte coppie si “fanno compagnia” con lo scambio di messaggi e foto hot. Il problema è capire di chi ci si può fidare? Io eviterei di inviare uno scatto personale a qualcuno che non sia il mio partner stabile da tempo. Non si può mai sapere neppure in questi casi se una persona per ripicca può farli girare, figuriamoci di chi conosciamo da poco.

  8. Allora, per un po’ può essere anche divertente fare sexting, ma poi non ha senso inviarsi foto se non c’è la possibilità di incontrarsi con la propria compagna… Io per correttezza ho sempre cancellato le foto dopo averle ricevute sia per tutelare la mia ragazza sia per evitare che in casa tra le altre foto qualcuno potesse vedere i suoi scatti nel guardare la galleria

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