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Se i rami della siepe sporgono nel giardino vicino

23 Novembre 2020
Se i rami della siepe sporgono nel giardino vicino

Distanza dal confine e potatura di una siepe: che fare se, crescendo, la pianta invade il confine con il terreno confinante?

Un nostro lettore è proprietario di un terreno. Il vicino ha intenzione di piantare delle siepi a ridosso del confine tra i due fondi. Pur nel rispetto delle distanze minime previste dal Codice civile, c’è il pericolo che, crescendo, i rami di tali piante, si protraggano in avanti invadendo, nel tempo, il terreno confinante. Di qui, il dubbio: che fare se i rami della siepe sporgono nel giardino vicino? È possibile impedire al relativo proprietario di entrare nel proprio appezzamento di terra per fare la potatura? Come ci si deve comportare in casi di questo tipo?

Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo dalle previsioni contenute nel Codice civile.

Siepi: distanza dal confine

Come abbiamo già spiegato in Alberi e siepi: distanza, altezza, potatura e radici, chi pianta delle siepi vive deve rispettare la distanza minima di 50 centimetri dal confine del vicino. Mezzo metro è anche la distanza prevista per viti e arbusti.

Se le siepi sono costituite da piante di ontano, di castagno o di altre piante simili che si recidono periodicamente vicino al ceppo, la distanza dal confine diventa di 1 metro. In questo caso, la presenza dell’albero di alto o medio fusto impedisce la crescita in altezza della siepe e la favorisce in larghezza, rendendo così possibile l’avvicinamento dei rami e dei vari alberi e la formazione della protezione o barriera contro gli agenti esterni.

Infine, per le siepi di robinie la distanza dal confine è di 2 metri.

La distanza si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell’albero nel tempo della piantagione, o dalla linea stessa al luogo dove fu fatta la semina.

Tali distanze, però, non vanno più rispettate quando, sul confine tra le due proprietà, esiste già un muro divisorio e sempre che tali piante non superino l’altezza del muro stesso: ciò perché, in tal caso, non c’è più pericolo che i rami e le foglie dell’albero eliminino l’aria e la veduta del vicino, essendo esse già limitate dal muro.

Le distanze dal confine per le siepi sono quindi di tre tipi: 50 centimetri, un metro e due metri, a meno che non vi sia una previsione differente negli usi e nei regolamenti locali.

Che fare se le piante crescono?

Potrebbe succedere che, nel corso degli anni, le siepi, seppur piantate a una distanza regolamentare dal confine, crescano ed i rami raggiungano il terreno del vicino, invadendolo. Cosa si deve fare in questi casi? 

Non è possibile chiedere la rimozione e l’arretramento delle piante diventate più “invadenti”. Né è possibile interpretare la norma del Codice civile, con riferimento al calcolo della distanza dal confine, a partire dalle punte dei rami (se così fosse, ogni mese bisognerebbe ricalcolare il rispetto della distanza). Come infatti abbiamo detto, il calcolo della distanza si fa partendo dal confine dei due terreni per arrivare alla base esterna del tronco dell’albero nel tempo in cui lo stesso fu piantato o dalla linea stessa al luogo dove fu fatta la semina.

Dunque, qualora tale distanza venga rispettata a causa dell’accrescimento della siepe, l’unica strada è quella di poter chiedere la potatura dei rami che dovessero travalicare il confine.

Lo prevede l’articolo 896 del Codice civile, secondo cui il proprietario del fondo su cui protendono i rami del vicino può, in qualunque momento, costringere il vicino a tagliarli. Grava infatti sul proprietario della pianta l’onere di provvedere a un’adeguata manutenzione della stessa.

Da qui si evincono tre importanti conseguenze:

  • il titolare del terreno su cui i rami si sono protesi non può, di propria iniziativa, tagliare i rami stessi, dovendo aspettare che lo faccia il proprietario. E se questi non si adopera, è possibile ricorrere in tribunale per ottenere un ordine del giudice. Se neanche la condanna giudiziale viene rispettata, si potrà provvedere – tramite l’esecuzione forzata – a incaricare una ditta esterna, con oneri a carico della parte soccombente;
  • tutto ciò che si può chiedere al vicino è di tagliare i rami che sporgono nel giardino confinante ma non già di riportarli alla distanza dal confine originariamente prevista dal Codice (come visto, di 50 cm, 1 o 2 metri). Tale distanza infatti si calcola solo dal tronco;
  • se il vicino, su cui i rami protendono, non autorizza il proprietario delle piante a entrare nel proprio terreno per effettuare la potatura, quest’ultimo non sarà più responsabile dell’«invasione» e, pertanto, non potrà essere citato in tribunale. 


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