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Provvedimenti di cambiamento nome e cognome: quali sono?

7 Febbraio 2021 | Autore:
Provvedimenti di cambiamento nome e cognome: quali sono?

È possibile sostituire o aggiungere un nuovo nome e cognome al proprio se la richiesta è supportata da motivazioni rilevanti ed è adeguatamente documentata.

A volte, il cognome può essere fonte di grave imbarazzo perché ha avuto origine da un insulto, da una parolaccia o da un difetto fisico come ad esempio nel caso del sig. Bruno Gambacorta oppure della sig.na Giulia Troia. Parimenti, il nome di battesimo può creare problemi nella vita sociale, se i genitori sono stati troppo originali nella scelta. In certe circostanze anche l’abbinamento tra nome e cognome può suonare ridicolo, prendi ad esempio la “sig.ra Pepe Rina”.

In altri casi, ancora il cognome può rivelare l’origine naturale di un bambino orfano o trovatello, come accade se ad un neonato viene imposto il cognome di “Trovato” o di “Esposito”, che deriva da esposto, perché abbandonato sul sagrato della chiesa oppure un nome di battesimo è così poco usato che la persona che lo porta, è conosciuta in ambito familiare, lavorativo e sociale con un nome diverso. Vi è poi, il caso di un bambino adottato che deve prendere il cognome del genitore adottivo.

In tutte queste ipotesi è possibile ottenere il cambio del nome o del cognome o l’aggiunta di altro nome o cognome al proprio. Quali sono i provvedimenti di cambiamento del nome e cognome e qual è la procedura per ottenerli formano oggetto di specifica disciplina legislativa. In proposito, la legge stabilisce che le relative richieste per essere accolte, devono rivestire carattere eccezionale e sono ammesse esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata documentazione e da significative motivazioni.

Le richieste possono essere giustificate anche da intenti soggettivi purché meritevoli di tutela e non contrastino con il pubblico interesse. Inoltre, poiché non si tratta di un diritto soggettivo che spetta automaticamente bensì di un interesse legittimo, per essere riconosciuto, ha bisogno di un’opportuna valutazione da parte della Pubblica Amministrazione.

Cambiamento del nome o del cognome: cosa è consentito

La legge consente di:

  • cambiare il nome o aggiungere al proprio un altro nome;
  • cambiare il cognome o aggiungere al proprio un altro cognome;
  • cambiare il nome o il cognome perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l’origine naturale [1].

In nessun caso, può essere richiesta l’attribuzione di cognomi di importanza storica o comunque tali da indurre in errore circa l’appartenenza del richiedente a famiglie illustri o particolarmente note nel luogo in cui si trova registrato l’atto di nascita del richiedente o nel luogo di sua residenza.

Altresì, è inammissibile la domanda volta a ottenere la cognomizzazione di un predicato nobiliare, in quanto la cognizione di tali domande è di competenza esclusiva dell’autorità giudiziaria ordinaria.

Chi può autorizzare il cambiamento del nome e del cognome

Competente ad autorizzare il cambiamento del nome e del cognome è il prefetto della provincia del luogo di residenza o del luogo di ultima residenza in Italia dell’interessato e, cioè, di iscrizione all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), per i cittadini residenti all’estero o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile ove si trova registrato l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce.

Nella domanda, si devono esporre le ragioni a fondamento della richiesta oltre alla modificazione che si vuole apportare al nome o al cognome oppure il nome o il cognome che si intende assumere [2].

Come va presentata l’istanza di cambiamento

L’istanza deve essere sottoscritta dal richiedente e va presentata personalmente in prefettura o in alternativa va inviata per posta raccomandata a/r o tramite pec. Può essere presentata anche da altra persona munita di delega con allegata fotocopia di un documento di identità del richiedente e del delegato.

La domanda può essere presentata solo da cittadini italiani e sulla stessa va apposta una marca da bollo di 16 euro. È in carta semplice se si richiede il cambiamento del cognome perché ridicolo, vergognoso o rivelante l’origine naturale. All’istanza va allegata la fotocopia di un documento di identità o di riconoscimento del richiedente e deve essere opportunamente documentata.

Nel caso di cambio del nome/cognome di un maggiorenne va allegata tra l’altro ogni eventuale documentazione utile a sostenere le motivazioni della richiesta e la dichiarazione sostitutiva di certificazione, sottoscritta dal richiedente, attestante il luogo e la data di nascita, la residenza, lo stato di famiglia e la cittadinanza ovvero i relativi certificati. Nell’ipotesi di cambio del cognome/nome per un minore adottato occorre presentare la copia conforme della sentenza di adozione.

Nel caso in cui il cambiamento del cognome/aggiunta di altro cognome al proprio/modifica del cognome/abbandono del cognome originario riguardi un minore, occorre un’istanza sottoscritta da entrambi i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale o da uno dei genitori, purché detta istanza sia accompagnata dal consenso dell’altro. Il consenso non è richiesto quando l’altro genitore è stato dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale o la domanda è motivata da peculiari e comprovate circostanze familiari, tali da arrecare pregiudizio al minore.

Come si svolge la procedura dinanzi al prefetto

Il prefetto, dopo aver assunto le necessarie informazioni, se ritiene la richiesta meritevole di essere presa in considerazione, emette un decreto con il quale autorizza il richiedente a far affiggere per trenta giorni consecutivi all’albo pretorio del Comune di nascita e del Comune di residenza attuale, se non coincidono, un avviso contenente il sunto della domanda [3].

Lo stesso decreto può prescrivere la notifica del sunto della domanda, da parte del richiedente, a determinate persone [4].

È possibile opporsi al cambiamento del nome e del cognome?

Chiunque ha interesse può opporsi al cambiamento del nome e del cognome, con un atto notificato al prefetto, nel termine di trenta giorni dalla data dell’ultima affissione o notificazione [5].

Decorso inutilmente questo termine senza che sia stata presentata alcuna opposizione, il richiedente presenta al prefetto la copia dell’avviso con la relazione che attesta l’eseguita affissione e la sua durata nonché la documentazione comprovante le avvenute notificazioni.

Il prefetto, accertata la regolarità delle affissioni e della notifiche e vagliate le eventuali opposizioni, provvede sulla domanda con decreto.

Il decreto di concessione, nei casi in cui vi è stata opposizione, deve essere notificato, a cura del richiedente, agli opponenti [6].

Il provvedimento definitivo, se favorevole, va trascritto e annotato, a cura dell’interessato, nei registri di stato civile.

Aggiunta del nome/cognome: quando è ammesso?

Un primo caso in cui è ammesso affiancare un altro cognome al proprio è quello in cui l’aggiunta ha ad oggetto il cognome materno, che viene attribuito direttamente all’anagrafe. Pertanto, il nascituro porterà due cognomi: prima quello paterno e, poi, quello materno [7].

Anche i maggiorenni possono aggiungere il cognome materno, motivandone adeguatamente la richiesta. Bisognerà però presentare l’assenso sottoscritto da parte di parenti (genitori, fratelli e sorelle, nonni e bisnonni se ancora in vita) che portano il cognome attuale e quello che il richiedente intende aggiungere.

Altra ipotesi è quella dell’aggiunta del cognome del nuovo compagno/marito della madre. In questo caso serve, però, il consenso del padre biologico, se reperibile, e quello degli altri figli maggiorenni dell’uomo.


note

[1] D.P.R. n. 396/2000 e D.P.R. n. 54/2012.

[2] Art. 89 D.P.R. n. 396/2000.

[3] Art. 90 D.P.R. n. 396/2000.

[4] Art. 90-bis D.P.R. n. 396/2000.

[5] Art. 91 D.P.R. n. 396/2000.

[6] Art. 92 D.P.R. n. 396/2000.

[7] Corte Cost. sent. n. 286/2016.


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