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Coliche neonato: sintomi, cause e rimedi

8 Febbraio 2021 | Autore:
Coliche neonato: sintomi, cause e rimedi

Le ragioni del pianto inconsolabile nei lattanti; il rischio di coliche; l’intervento del pediatra.

Finalmente, hai coronato il tuo sogno di diventare mamma o papà. Sai bene che non sarà affatto una passeggiata e che il tuo piccolo richiederà tante cure e attenzioni. Nei mesi che precedevano il parto, tu e il/la tuo/a partner avete cercato più informazioni possibili a riguardo, in modo da arrivare preparati alla nascita, vivere serenamente la genitorialità e assicurare al bambino tutto ciò di cui ha bisogno. Per non parlare delle innumerevoli raccomandazioni fatte da nonne, mamme, parenti, amici e conoscenti che ci sono già passati.

Uno dei primi interrogativi che ti sei posto/a riguarda il pianto del neonato. Come interpretarlo? Devi sapere che un bimbo piange per molteplici motivi, in particolare per fame; qualche disturbo o dolore; coliche; disagio; noia; eccesso di stimolazioni; luci e rumori eccessivi; caldo.

Di solito, il bambino piange circa 60-90 minuti al giorno durante le prime 3 settimane di vita. Ogni giorno alla stessa ora. Non c’è alcun tipo di consolazione che tenga e questo è del tutto normale. Nelle settimane successive, come precisa il ministero della Salute, il pianto può aumentare di 2-4 ore al giorno, e poi, gradualmente, decrescere intorno ai 3 mesi di età.

Ma che succede se il piccolo piange o urla e solleva le gambine per dolore? Si tratta di coliche. A cosa sono dovute? Come intervenire? Che relazione c’è tra coliche e allattamento?

Prosegui nella lettura del mio articolo per saperne di più sulle coliche del neonato: sintomi, cause e rimedi. A seguire troverai l’intervista al dr. Francesco Valitutti (pediatra gastroenterologo), dirigente medico di I livello di Pediatria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno e membro dello Special Interest Group per lo studio della Celiachia dell’European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition.

Dopo l’intervista, ti parlerò di un’interessante pronuncia giurisprudenziale.

Cosa sono le coliche del lattante?

Con l’espressione «coliche del lattante» si descrive il pianto eccessivo senza una ragione apparente, in assenza di problemi di salute. Secondo la definizione più corretta, il lattante che ne è affetto, di età inferiore ai 3 mesi, piange per almeno 3 ore al giorno per almeno 3 giorni a settimana (regola del 3x3x3). Colpisce indifferentemente sia i maschi che le femmine. È una situazione clinica benigna che, però, mette a dura prova non tanto il bambino, ma soprattutto i suoi genitori ed il loro rapporto con il pediatra.

Come capire se il neonato ha le coliche?

Il pianto è il primo strumento di comunicazione che il bambino ha con il mondo esterno: non va certo sottovalutato, ma neanche sopravvalutato. Oltre ad esprimere stimoli dolorosi, il pianto può essere espressione di un disagio termico, nutrizionale (fame, iperalimentazione), relazionale, circadiano (sonno/veglia). Ovviamente, la caratteristica principale delle coliche del lattante è l’apparente inconsolabilità del bambino e la remittenza del pianto dopo un breve periodo di tempo.

Proprio le tempistiche di esordio/scomparsa, in presenza di un bambino che si alimenta senza problemi, che cresce regolarmente, che non ha altri disturbi (es. sonnolenza, inappetenza, vomito, difficoltà respiratoria, febbre) e che ha un esame obiettivo normale alle visite mediche, permettono di etichettare correttamente le coliche del lattante.

Il pianto delle coliche può durare fino a un massimo di due ore consecutive, sebbene spesso duri molto di meno. Gli episodi si risolvono nella quasi totalità dei casi entro i tre-quattro mesi di età.

Quando si manifestano le coliche nei neonati?

Si manifestano generalmente dalla nascita fino ai 3-4 mesi di vita. Per ragioni non chiarite si presentano più frequentemente durante le ore notturne.

Quali sono le cause delle coliche nei neonati?

La causa delle coliche non è ben compresa, probabilmente rappresentano un percorso con numerosi fattori contribuenti. Le cause proposte sono gastrointestinali, biologiche (genetiche e maturative, cioè relative all’età) e psicosociali. Si pensa comunemente che le coliche siano un disturbo esclusivamente gastrointestinale, come l’etimologia della parola vorrebbe appunto indicare. Tuttavia, potrebbero essere gastrointestinali solo alcuni tasselli dell’intero mosaico clinico. La scarsa o l’eccessiva alimentazione, la mancata eruttazione e l’ingestione di aria durante le poppate sono state descritte come possibili agenti causali, sebbene le evidenze scientifiche al riguardo siano ancora poco definitive.

Un sottogruppo di lattanti con coliche può nascondere un’allergia alle proteine del latte vaccino (alla caseina o alle sieroproteine). Una revisione sistematica di alcuni studi con campioni non molto numerosi suggerisce che – in casi selezionati – una dieta ipoallergenica per le madri che allattano o i latti formulati con proteine idrolizzate (predigerite) possono ridurre il disagio nei bambini con coliche.

Un’altra ipotesi – seppur ancora contraddittoria – riguarda la possibilità che le coliche siano la conseguenza di un’alterata motilità intestinale secondaria ad un presunto squilibrio del sistema nervoso autonomo ancora immaturo.

Le alterazioni del microbiota intestinale (quella che un tempo veniva designata come flora batterica intestinale) potrebbero avere un ruolo nelle coliche infantili. Diversi studi osservazionali hanno dimostrato differenze nel microbiota intestinale di lattanti con coliche e lattanti di controllo; inoltre, studi clinici sperimentali hanno confrontato il trattamento con Lattobacillus reuteri (un probiotico) in lattanti esclusivamente o prevalentemente allattati al seno dimostrando che nel gruppo trattato si evidenziavano meno episodi di pianto quotidiano rispetto al gruppo placebo.

Inoltre, il fumo durante la gravidanza o nel post partum è stato associato ad un aumentato rischio di coliche.

Altri studi hanno invece sottolineato come le coliche del lattante possono essere una manifestazione precoce dell’emicrania nella successiva adolescenza: l’emicrania, infatti, sembra essere più comune negli adolescenti con storia di coliche infantili.

Infine, non va sottovalutato il contesto familiare. È comunque il genitore a percepire il problema e quantificarlo in termini di impatto sulla quotidianità familiare. E non va dimenticato che alcuni studi segnalano come l’ansia e la depressione genitoriale possano addirittura influenzare il lattante rendendolo più propenso ad episodi di coliche.

Ci sono rimedi farmacologici per le coliche dei neonati?

Non esistono rimedi farmacologici comprovati. Sicuramente, da evitare è l’iperalimentazione e far assumere sempre al bambino posizioni confortevoli. Spesso, viene consigliato l’utilizzo di simeticone, agente assorbente nei confronti dell’aria in eccesso nell’intestino, ma anche a questo riguardo le evidenze scientifiche sono molto deboli.

Solo in casi molto selezionati e sotto supervisione medica, una dieta ipoallergenica per le madri che allattano o i latti formulati con proteine idrolizzate (predigerite) possono ridurre il disagio nei bambini con coliche. Ad ogni modo, in assenza di risposta dopo 7-10 giorni di prova, tale strategia andrebbe sospesa.

La supplementazione con Lattobacillus reuteri (un probiotico) in lattanti esclusivamente o prevalentemente allattati al seno potrebbe avere una qualche efficacia nel ridurre gli episodi.

Quali sono i rimedi naturali per le coliche dei neonati?

La migliore terapia naturale è il counselling dei genitori che devono essere rassicurati dal pediatra sulla benignità e transitorietà del fenomeno. Sicuramente da evitare sono l’iperalimentazione e far assumere sempre al bambino posizioni poco confortevoli. Rimedi omeopatici o erboristici non sono raccomandabili in quanto mancano evidenze scientifiche. In aggiunta, l’assunzione di altre bevande (es tisane) diverse quindi dal latte materno è fortemente sconsigliata in quanto il fabbisogno calorico deve a quest’età coincidere con quello di liquidi.

Da tener presente poi che eventuali contaminanti (tossici o batterici) di preparazioni artigianali, omeopatiche o erboristiche, potrebbero essere sicuramente più pericolosi nei lattanti.

Esistono delle posizioni che possono aiutare a far passare le coliche?

Cullare il bambino ed i cambi di posizione vanno incoraggiati durante i pianti parossistici delle coliche. Ad ogni modo, ciascun cambio posizionale deve essere sempre effettuato con la massima gentilezza, senza rischiare di provocare anche minimi traumatismi. Assolutamente da evitare è la posizione a pancia in giù specie durante il sonno, per il rischio di morte improvvisa in culla.

Può essere utile eseguire massaggi per far calmare le coliche?

Massaggi e manipolazioni osteopatiche sono prive di evidenza scientifica. Se le possibilità di fare del bene al piccolo con questi strumenti sono dubbie, quello di nuocergli rimangono invece potenzialmente presenti.

Che relazione c’è tra coliche e allattamento? 

Il latte materno è il miglior alimento possibile per il lattante, anche quello che soffre di coliche.

Quali alimenti evitare durante l’allattamento?

La dieta materna durante l’allattamento dovrebbe essere caloricamente congrua, con un introito di acqua di circa 2,5 lt al giorno. La dieta materna deve essere varia ed equilibrata. Sebbene anche a questo riguardo le evidenze a favore o contrarie a modifiche dietetiche della madre siano controverse, andrebbero evitati gli alimenti fortemente speziati e andrebbero ridotto il consumo di alimenti altamente fermentescibili (tipo aglio e cipolla).

Quali sono i falsi miti che accompagnano la presenza delle coliche nei neonati?

Alcuni falsi miti sicuramente da sfatare sono:

  • che l’allattamento al seno o la dieta materna siano la causa delle coliche;
  • che le coliche siano necessariamente risolte dall’eruttazione o dalla flatulenza;
  • che bruschi movimenti sussultori possano risolvere le coliche.

È possibile prevenire le coliche nei neonati?

Purtroppo, ad oggi, non ci sono interventi profilattici adeguati per prevenire l’insorgenza delle coliche. Sicuramente, un ambiente familiare sereno e disteso può contribuire a non favorirne la comparsa. È importante che i genitori prendano del tempo di relax per loro stessi, per affrontare meglio lo stress conseguente alla gestione del bambino con coliche, alternandosi o se necessario facendosi aiutare da persone care (es. nonni) con cui condividere in parte l’esperienza emotiva-relazionale della genitorialità.

Il dovere del pediatra

Dopo aver approfondito il tema delle coliche nei lattanti nell’intervista al dr. Francesco Valitutti, a seguire ti parlerò di un’interessante sentenza della Corte di Cassazione.

Partiamo da un’importante premessa: il codice di deontologia medica impone al medico [1], oltre al dovere di un intervento terapeutico appropriato, anche quello del sollievo della sofferenza, tenendo presente che la salute deve essere intesa come benessere fisico e psichico, implica anche il dovere di rassicurazione dei genitori di piccolissimi pazienti.

La Corte di Cassazione [2] ha analizzato un caso in cui il pediatra, chiamato per uno stato febbrile di un bambino, si è limitato a dare consigli telefonici, senza percepire il bisogno di rassicurazione dei genitori che dalla visita domiciliare sarebbe stato soddisfatto. Pertanto, in tal caso, si considera violato l’articolo 3 del codice di deontologia medica.


note

[1] Art. 3 codice di deontologia medica.

[2] Cass. civ. sez. III n.10389 del 30.07.2001.


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1 Commento

  1. Presto diventerò mamma. Questo articolo è stato utilissimo e mi ha sciolto molti dubbi. Spesso, faccio ricerche per capire come gestire certe situazioni e cerco di informarmi in modo da non farmi trovare impreparata quando il mio piccolo verrà al mondo. Ora, so come muovermi qualora il mio bambino dovesse avere delle colichette. Grazie per i vostri articoli sempre chiari e approfonditi

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