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Bufale: le leggi che non esistono

24 Novembre 2020
Bufale: le leggi che non esistono

Fake news: tutte le notizie false e non attendibili su leggi e sentenze. 

Perché esistono le bufale? Il più delle volte, partono da scherzi: il tentativo di prendersi gioco della credulità della gente fa da traino a numerose notizie false circolanti in rete. Se poi chi mette in giro le fake news è anche il titolare di un blog o il direttore di una testata giornalistica, all’intento burlesco si aggiunge anche quello economico: più click fai, più guadagni. 

In alcuni casi, le bufale nascono per infangare la reputazione di una persona, di un’azienda, di una frangia politica o di un settore economico. 

Da quando poi ci sono i social, le bufale crescono e si diffondono a un ritmo forsennato, alimentato da quella sete di “straordinario” che caratterizza tutti i più giovani fruitori di internet. Ed ecco che si fa più fatica a credere a una notizia vera, tuttavia difficile da comprendere per il suo grado di tecnicismo, che a una notizia inventata di sana pianta, ma accessibile a tutti. Senza contare che le bufale soddisfano quel bisogno collettivo di scaricare la colpa delle disgrazie sociali su determinati soggetti, in tal modo alleviando le pene di un presente che non a tutti piace.

Non esiste, in Italia, una legge che sanzioni la diffusione di bufale, a meno che, appunto, non si risolvano in una diffamazione a una persona o a un gruppo di persone specifico (si pensi alla falsa notizia di un disastro aereo solo per discreditare l’azienda di trasporto). Quindi, chi ad esempio pubblica un articolo in cui afferma l’esistenza degli alieni o della cura contro il tumore, che tuttavia viene dolosamente nascosta, non può essere punito in alcun modo. Né può essere punito chi, a sostegno delle proprie tesi, indica dei dati statistici inesistenti.

Come ci si tutela dalle bufale? Con l’informazione corretta. Il mio amico Claudio Michelizza ha fondato bufale.net, un sito che smaschera le bufale. E già questa la dice lunga sulla quantità di materiale da commentare in rete.

C’è poi sempre il ricorso ai professionisti del settore: se qualcuno vi dice che l’aspirina provoca l’infarto, potete sempre chiedere conferma al vostro medico e non adagiarvi sul primo link trovato su Facebook.

In questo breve articolo, voglio elencarvi alcune delle notizie false in materia legale che ho trovato sino ad oggi navigando su internet.

I soggetti di diritto internazionale

Durante la prima ondata della pandemia Covid-19 abbiamo assistito a pietose, ma per fortuna isolate, dialettiche tra cittadini e poliziotti in presenza di violazioni delle misure restrittive. In alcuni casi, i trasgressori si sono rifiutati di fornire le proprie generalità, ai fini della verbalizzazione, asserendo di essere «soggetti di diritto internazionale, dotati di personalità giuridica» e perciò sottratti alle norme dello Stato italiano. 

Si tratta di un’abissale “supercazzola” rivolta ad utilizzare parole improprie solo per disorientare i poliziotti.

Sono «soggetti di diritto internazionale» solo gli Stati, le nazioni, le organizzazioni internazionali. I cittadini non sono soggetti di diritto internazionale ma sono, per la legge, «persone fisiche».

La «personalità giuridica» è, invece, quella caratteristica che si riconosce alle società come Srl o Spa che hanno la capacità di distinguere il proprio patrimonio da quello dei soci consentendo così a questi ultimi di non rispondere dei debiti della società.

Ciascun cittadino residente o dimorante anche per un solo giorno in uno Stato è obbligato a rispettare le leggi di quello Stato, senza potervisi sottrarre. 

I Dpcm non sono obbligatori

Sempre per restare in tema di Coronavirus, si è anche detto che i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (i cosiddetti Dpcm) non sarebbero vincolanti. Pertanto, i cittadini non sono tenuti a rispettare le restrizioni, come ad esempio l’obbligo di indossare le mascherine, né a pagare le relative multe. 

Anche questa interpretazione è frutto di ignoranza. I Dpcm sono una fonte del diritto e, quindi, vincolanti per tutta la popolazione al pari delle comuni leggi. Il fatto che il Dpcm, nella scala delle fonti del diritto, sia uno degli ultimi gradini non significa che non sia obbligatorio. Difatti, solo il giudice ha il potere di disapplicare gli atti amministrativi nel caso in cui li ritenga non conformi alla legge o alla Costituzione. Questo stesso potere non spetta al cittadino che, non essendo un magistrato, non può giudicare arbitrariamente cosa sia lecito o meno. 

Quindi, l’aspirante anarchico che ritenga incostituzionale un Dpcm dovrebbe avere la forza – e le capacità economiche – di farsi multare e di trovare poi un giudice che, accogliendo la sua interpretazione (cosa tutt’altro che scontata), annulli la sanzione. Se così non dovesse essere, la multa diverrebbe definitiva e giustificherebbe un pignoramento dei beni.

La disobbedienza civile

Gli italiani le studiano tutte per non rispettare le leggi. E cosa si sono inventati? La disobbedienza civile: una forma di protesta generalizzata contro una norma ritenuta ingiusta. È una protesta pacifica però, che si risolve solo nella disapplicazione della disposizione incriminata. Ma nessuna legge può essere abrogata dalla desuetudine, ossia dal suo mancato rispetto. E quindi, anche in questo caso, si va incontro alle sanzioni, senza che conti la buona fede o meno.

Carcere per chi guarda i film in streaming

Si è diffusa la notizia della retata della polizia nei confronti di alcuni siti che trasmettevano programmi e film in streaming, violando la normativa sul diritto d’autore. Ma, per condire l’episodio di cronaca con quel pizzico di peperoncino che serve per fare incetta di click, ecco che si è aggiunta, al fatto vero, una bufala: quella del carcere inflitto ai suoi fruitori.

La legge, però, sanziona solo chi trasmette o diffonde opere protette. Nulla invece è previsto nei confronti di chi, invece, si collega con il sito e visualizza il filmato, sia pure per un fine personale. Il che porta a ritenere che chi si reca su uno di questi siti e avvia la visione dello streaming, senza farne il download sul proprio computer e senza condividerlo, non è passibile di alcuna sanzione, né penale né amministrativa, in quanto la fattispecie non è esplicitamente regolamentata da una norma di legge.

Il bollo auto è stato dichiarato illegittimo dall’Unione europea

Tra le bufale che più tengono il tempo c’è quella secondo cui l’Unione Europea avrebbe dichiarato illegittimo il bollo auto italiano, infliggendo al nostro Paese una sanzione per ogni anno in cui tale imposta viene riscossa. Anche in questo caso, siamo in presenza di una fake news. Il bollo auto resta una tassa da pagare regolarmente alle Regioni e chi non lo fa rischia di ricevere una cartella esattoriale e, il più delle volte, il fermo del veicolo. Non c’è, a quel punto, alcuna possibilità di opporvisi.

Se guidi la bici ubriaco ti tolgono i punti dalla patente

Guidare la bici da ubriachi è illegale e può comportare sanzioni di carattere penale. Questo perché il Codice della strada punisce chi, in stato di ebbrezza, circoli con un veicolo, di qualsiasi tipo esso sia. Quindi, anche una bicicletta. Ciò però che non è vero è che, come affermano molti, insieme alla multa ci sia anche la decurtazione dei punti dalla patente. Questo perché per guidare una bici non c’è bisogno di alcuna patente. Se così fosse, si farebbe discriminazione tra chi ha la patente, che subirebbe la sottrazione dei punti, da chi invece non ce l’ha.

Telecamera chiusa nella didattica a distanza

Da quando ci sono la crisi del Covid-19 e la didattica a distanza, molti alunni tentano di aggrapparsi alle norme sulla privacy per rivendicare il diritto di chiudere la telecamera durante le lezioni. Questo diritto non è tutelato dal nostro ordinamento. È vero che la privacy è una valida ragione per non voler essere ripresi, ma quando si è in classe nessuno si sognerebbe mai di mettersi una maschera per non farsi vedere dall’insegnante. Quindi, se si hanno particolari motivazioni di carattere familiare, è bene che le stesse vengano rappresentate prima delle lezioni al dirigente scolastico che poi ne valuterà la fondatezza. È quindi possibile che un insegnante metta una nota disciplinare o un cattivo voto a chi chiude la telecamera.

Il divieto di regalare soldi in busta agli sposi

Periodicamente, fa capolino la notizia secondo cui il Governo, nella sua infinita lotta contro i contanti, vorrebbe vietare le famose buste con i soldi in regalo agli sposi. In molti, hanno creduto a questa bufala. Oggi, l’uso del contante è vietato solo per importi superiori a 2mila euro, a prescindere dallo scopo della transazione (donazione, vendita, pagamento delle tasse, ecc.). Il che significa che dare la busta con contanti a chi si è appena sposato non è illegale. 



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