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Accertamenti fiscali persone fisiche

8 Febbraio 2021 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
Accertamenti fiscali persone fisiche

Come comportarsi di fronte ad un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate.

Ricevere un atto dall’Agenzia delle Entrate molto difficilmente è sinonimo di “buona notizia”. Infatti, dopo aver eseguito i controlli sulla dichiarazione dei redditi trasmessa dal contribuente (con l’ausilio di un commercialista o di un Caf), qualora dovessero esserci delle evidenti incongruenze, l’Agenzia delle Entrate invia al contribuente un avviso di accertamento.

In questo articolo ci occuperemo di accertamenti fiscali persone fisiche, ossia quegli avvisi di accertamento emessi nei confronti di contribuenti che non sono organizzati in forma societaria e che magari hanno indicato nella dichiarazione un reddito che si è rivelato inferiore rispetto a quello effettivamente incassato, o che magari hanno usufruito di agevolazioni che in realtà non spettavano loro.

Il controllo della dichiarazione dei redditi del contribuente

La dichiarazione dei redditi trasmessa all’Agenzia delle Entrate è sottoposta ad un primo controllo (automatizzato) che ha per oggetto il calcolo delle imposte dovute e dei rimborsi spettanti in base alla stessa dichiarazione. Con tale controllo, l’Agenzia delle Entrate verifica, ad esempio, se il contribuente che ha dichiarato 14.000,00 euro di reddito, abbia correttamente calcolato l’imposta da pagare applicando l’aliquota del 23% sui 14.000,00 euro.

Al controllo automatizzato segue il cosiddetto controllo formale, il quale viene eseguito per verificare la corrispondenza dei dati indicati in dichiarazione con la documentazione conservata dal contribuente relativa agli oneri deducibili (ad esempio, le spese mediche) e alle detrazioni (ad esempio, le spese scolastiche). Con tale controllo, l’Agenzia delle Entrate verifica se un costo che il contribuente ha sottratto dal proprio reddito (ad esempio, le spese mediche e quelle di assistenza necessaria nei casi di grave e permanente invalidità) sia stato effettivamente sostenuto in quell’anno di imposta a cui fa riferimento la dichiarazione, e quindi magari chiederà al contribuente di esibire la fattura della spesa medica sostenuta.

Dopodiché comincia il controllo sostanziale che si esplica in tutta una serie di poteri che la legge attribuisce all’Agenzia delle Entrate tra cui, per quanto riguarda le persone fisiche, il più invasivo è certamente quello rappresentato dalle indagini bancarie. In sostanza, l’Agenzia delle Entrate può richiedere agli intermediari finanziari (banche, Poste, etc.) che hanno intrattenuto rapporti finanziari col contribuente l’esibizione dei dati, delle notizie e dei documenti relativi a qualsiasi operazione effettuata che può essere utilizzata ai fini dell’attività accertativa.

Che cos’è l’avviso di accertamento?

L’avviso di accertamento è un provvedimento amministrativo con cui l’Agenzia delle Entrate, legittimata per quest’attività dalla legge, richiede al contribuente il versamento di un tributo che quest’ultimo ha omesso totalmente o parzialmente di pagare sulla base della sua capacità contributiva, cioè del proprio reddito.

L’avviso di accertamento assume denominazioni diverse a seconda del metodo con cui viene determinato il reddito complessivo su cui si calcolano le imposte da versare. Distinguiamo tra accertamento analitico ed accertamento sintetico.

L’accertamento analitico

L’accertamento analitico ricostruisce il reddito complessivo delle persone fisiche considerandone le singole componenti; tale accertamento è effettuato quando sono note le fonti dei redditi e si perviene al reddito complessivo sommando i redditi delle singole fonti.

Ad esempio, l’accertamento analitico è quello con cui l’Agenzia delle Entrate non riconosce un costo indicato in dichiarazione che il contribuente aveva sottratto dal reddito, perché quel costo non è stato sostenuto in quell’anno di imposta a cui fa riferimento la dichiarazione, ma nell’anno precedente.

L’accertamento sintetico

Oltre che con metodo analitico, il reddito complessivo delle persone fisiche può essere determinato con metodo sintetico, cioè con un accertamento che si fonda sulle spese sostenute dal contribuente in un determinato anno d’imposta.

I fatti o indici su cui può essere fondato un accertamento sintetico non sono predeterminati dalla legge e sono dati in genere o dal tenore di vita o da investimenti finanziari.

Tale tipo di accertamento si basa su un confronto del reddito complessivo dichiarato con le spese sostenute dal contribuente. Il concetto che è alla base di questa metodologia è molto semplice: se un contribuente spende, nell’anno, più di quanto guadagna, è lecito chiamarlo a spiegare tale incongruenza e a rendere conto di come fa a sostenere tali spese.

Se un contribuente dichiara un reddito, per l’anno 2019, pari a 3.000,00 euro, ma dai controlli effettuati emerge che quel contribuente, nel medesimo anno, ha fatto due viaggi di piacere molto costosi, e in più ha un immobile di proprietà e due auto di lusso intestate, l’Agenzia delle Entrate sarà legittimata ad emettere un accertamento di tipo sintetico.

Come difendersi da un accertamento sintetico

Al contribuente è riconosciuta un’ampia possibilità di prova contraria rispetto ad un accertamento sintetico.

Il contribuente, infatti, può sostenere che abbia percepito redditi che non era obbligato a dichiarare ed a includere nella determinazione del reddito complessivo, perché esenti. Un esempio di reddito esente, che quindi non deve essere dichiarato ai fini del versamento dei tributi, è l’assegno di maternità previsto per la donna non lavoratrice.

Può anche capitare che le spese individuate dall’Agenzia delle Entrate non siano in realtà riferibili al contribuente accertato, ma vadano riferite ad un’altra persona (si pensi al caso dell’immobile o dell’auto di lusso intestati ad uno studente privo di reddito ma per i quali le spese, sia di acquisto che di gestione, siano sostenuti dai familiari).

Facoltà difensive del contribuente

Il contribuente al quale è notificato un avviso di accertamento ha dinanzi a sé diverse alternative:

  • può presentare istanza di accertamento con adesione, la quale sospende per novanta giorni il termine per contestare l’avviso di accertamento in commissione tributaria provinciale e, nel frattempo, permette al contribuente di trovare un accordo stragiudiziale con l’Agenzia delle Entrate per ridimensionare la pretesa tributaria contenuta nell’avviso di accertamento;
  • può anche pagare solo le sanzioni e contestare in commissione tributaria provinciale l’avviso di accertamento nella parte concernente i tributi;
  • oppure può presentare ricorso in commissione tributaria provinciale contestando totalmente l’avviso di accertamento (sia per i tributi che per le sanzioni).


Di Vincenzo Delli Priscoli


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