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Ex minaccia di non pagare il mantenimento

8 Febbraio 2021
Ex minaccia di non pagare il mantenimento

Cosa succede se il coniuge si rifiuta di corrispondere l’assegno di mantenimento?

Ti sei separata dopo 15 anni di matrimonio. Da quel momento, tuo marito ti corrisponde un assegno mensile di 500 euro. Adesso, però, non vuole più darti nemmeno un centesimo perché ha scoperto che hai una relazione sentimentale con un altro uomo.

In questo articolo ci soffermeremo sull’ipotesi in cui l’ex minaccia di non pagare il mantenimento. Non esiste una norma che comporti l’automatica esclusione di tale contributo economico qualora un coniuge intraprenda una nuova relazione amorosa. Secondo la Cassazione, tuttavia, l’obbligo di corrispondere l’assegno in questione cessa nel momento in cui l’altro coniuge, dopo la separazione, instauri una convivenza stabile e continuativa con un’altra persona. Il motivo è semplice: con la creazione di una nuova famiglia di fatto, spetta al convivente provvedere alla sua compagna. In ogni caso, la modifica o la revoca del mantenimento devono prima passare dal vaglio del giudice. L’argomento ti interessa? Allora ti consiglio di metterti comoda e proseguire nella lettura.

Mantenimento: cos’è?

L’assegno di mantenimento è un contributo economico riconosciuto, nel corso della separazione, al coniuge economicamente più debole. Tale misura, però, non scatta in automatico, ma deve essere espressamente richiesta al giudice.

L’assegno di mantenimento trova quindi il suo fondamento nella separazione, una fase transitoria durante la quale i coniugi sono ancora marito e moglie e sono tenuti all’assistenza materiale reciproca. Lo scopo, perciò, è quello di garantire al coniuge con il reddito più basso il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio, fin quando non interviene una sentenza di divorzio.

Mantenimento: quando spetta?

Come ti ho già anticipato poc’anzi, l’assegno di mantenimento spetta durante la separazione e viene riconosciuto al coniuge:

  • privo di redditi propri: pensa, ad esempio, alla moglie che non svolge alcuna attività lavorativa;
  • non responsabile per la fine del matrimonio: in pratica, chi richiede il contributo non deve subire l’addebito della separazione, cioè non deve aver determinato il fallimento del rapporto coniugale.

La concessione del mantenimento, ovviamente, è oggetto di un attento vaglio del giudice, il quale deve decidere l’esatto ammontare in base ai redditi del coniuge obbligato.

Ex minaccia di non pagare il mantenimento

Innanzitutto, va precisato che il coniuge obbligato al mantenimento non può smettere di pagare di sua spontanea volontà. È necessario, infatti, presentare un ricorso al giudice per chiedere la modifica o la revoca dell’assegno, allegando i fatti che dimostrino un miglioramento delle condizioni economiche del coniuge beneficiario oppure un peggioramento della propria situazione reddituale. Ti faccio un esempio per farti capire meglio.

All’udienza di separazione, il giudice pone a carico di Tizio l’obbligo di versare alla moglie Caia un assegno mensile di 400 euro. Dopo qualche mese, Caia viene assunta a tempo indeterminato in un negozio di abbigliamento.

Nell’esempio che ti ho riportato, Tizio deve rivolgersi al giudice per chiedere la revoca del mantenimento in quanto la moglie, grazie al nuovo lavoro, è in grado di provvedere alle sue esigenze.

Spesso, però, l’ex minaccia di non pagare il mantenimento appena scopre che l’altro coniuge è andato a convivere con un nuovo partner. Sul punto, è intervenuta più volte la Cassazione [1], la quale ha ribadito che l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento cessa nel momento in cui l’altro coniuge vada a convivere, in modo stabile e continuativo, con un’altra persona dando così vita ad un progetto di vita futura.

Secondo gli Ermellini, infatti, la convivenza more uxorio crea una famiglia di fatto in cui vige l’obbligo reciproco per i partner di assistersi dal punto di vista morale e materiale. Di conseguenza, toccherà al nuovo compagno (e non più all’ex coniuge) occuparsi del mantenimento, a meno che il coniuge beneficiario dimostri che dalla nuova convivenza non trae alcun vantaggio economico che giustifichi una riduzione o, peggio, una revoca dell’assegno in questione.

Va detto poi che il coniuge che non paga il mantenimento rischia di incorrere nella responsabilità penale per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [2], punito dal Codice con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro ad 1032 euro. Per la configurabilità del reato, tuttavia, è necessario che il coniuge sia consapevole sia del suo obbligo di corrispondere il mantenimento sia di violare il provvedimento del giudice. Attenzione però: la norma richiede un comportamento reiterato, cioè il coniuge deve essere inadempiente per diverse mensilità.

Infine, la sentenza con cui il giudice stabilisce l’obbligo di versare il mantenimento è a tutti gli effetti un titolo esecutivo. Questo vuol dire che chi ha diritto all’assegno può notificare al coniuge inadempiente un atto di precetto per ottenere il pagamento di quanto dovuto.

Ex coniuge non paga il mantenimento: l’aiuto dello Stato

Devi sapere che lo Stato eroga degli aiuti ai coniugi separati che si trovano in stato di bisogno grazie al Fondo di Solidarietà. In pratica, si tratta di corrispondere un’anticipazione delle somme dovute a titolo di mantenimento. Facciamo un esempio.

Mevia è separata e il marito Sempronio non le corrisponde il mantenimento, nonostante il provvedimento del giudice. Mevia, però, non lavora e non sa come arrivare a fine mese.

In casi del genere, il coniuge può presentare una domanda al tribunale del luogo di residenza, a condizione che:

  • conviva con figli minori (o maggiorenni portatori di handicap grave);
  • abbia diritto al mantenimento a seguito del provvedimento del giudice;
  • abbia un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) non superiore ad euro 3.000;
  • sia risultato vano qualsiasi tentativo teso ad ottenere la corresponsione dell’assegno.

Una volta ricevuta la domanda, il tribunale la trasmette al ministero della Giustizia che provvederà ad erogare le somme spettanti (recuperandole successivamente dal coniuge inadempiente).


note

[1] Cass. sent. n. 16982/2018 del 27.06.2018.

[2] Art. 570 bis cod.pen.

Autore immagine: pixabay.com


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5 Commenti

  1. Io credo che non bisogna campare sulle spalle dei mariti e vivere nella speranza di farsi passare l’assegno di mantenimento. Sicuramente, anche fare la casalinga e crescere un figlio è un “lavoro” impegnativo, ma conosco donne che anche facendo fatica riescono a lavorare e a mantenere in piedi una famiglia. Ovviamente, è importante la collaborazione di tutti in casa.

  2. C’è chi si sente gratificata a stare in casa e dedicarsi alla famiglia, chi non ha istinto materno e non vuole figli, chi vuole dedicarsi solo alla carriera, chi riesce a lavorare e a conciliare famiglia e lavoro. Ognuno fa le sue scelte nella vita. Io non mi permetto di giudicare nessuno. Però, mi pare assurda la pretesa di fare la bella vita affidandosi ai guadagni del proprio uomo, senza muovere un dito, avere pure la domestica in casa e la baby sitter, preoccuparsi solo di trucco e parrucco, e poi quando finisce il matrimonio andare a scannarsi per un assegno perché la miss non può spezzarsi le unghia. Ma non facciamo le ridicole

  3. Ci sono molte donne che decidono di non lavorare o magari non trovano lavoro. Io penso che ognuno debba fare quel che lo renda felice, seguire le proprie aspirazioni ma al tempo stesso tenere i piedi per terra e darsi sempre da fare, perché non si può sperare nello stipendio e nei sacrifici di qualcun altro. Se dovessi sposare un miliardario, non lascerei mai e poi mai il mio lavoro.

  4. Allora, se io ho rinunciato alla mia carriera per consentire a mio marito di realizzarsi, certo che mi spetta il mantenimento. Lui guadagna molto e quindi possiamo permetterci di fare queste scelte. Io mi occupo della casa e della crescita di mio figlio. Quindi, non mi venisse a dire che non aiuto in casa e che fare la mamma e la casalinga a tempo pieno non è un lavoro!

  5. Ma di cosa stiamo parlando? Ci sono donne che si dividono tra lavoro e famiglia e non si lamentano e chiedono il mantenimento solo perché finito il matrimonio non riescono ad arrivare a fine mese… Ma mica fanno tanti capricci perché non vogliono lavorare, ma solo perché guadagnano poco

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