Revenge porn: è allarme sul boom di casi

24 Novembre 2020
Revenge porn: è allarme sul boom di casi

Da quando il nuovo reato è entrato nel Codice penale, un anno fa, il carico delle procure è aumentato. Bonafede soddisfatto: «Utile il Codice rosso». 

Più di mille fascicoli attualmente aperti dagli inquirenti di tutta Italia per punire il revenge porn. Numeri che testimoniano quanto questa pratica sia drammaticamente diffusa. Il reato è stato introdotto nella normativa italiana dal Codice rosso, entrato in vigore l’anno scorso, e punisce chi diffonde illegalmente foto o filmati hard senza che chi vi compare sia informato e d’accordo.

La nuova fattispecie ha accresciuto i carichi di lavoro delle procure italiane, come emerge da un report stilato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che rivendica di aver voluto così fortemente questo nuovo reato. Una specie di bilancio, nel primo anniversario dall’introduzione del nuovo reato, tracciato nel corso di una videoconferenza cui hanno partecipato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti e la presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere Valeria Valente.

Più precisamente, le inchieste aperte al riguardo sono, al momento, 1.083 su tutto il territorio nazionale. In particolare, nell’ambito di queste, si contano 121 richieste di rinvio a giudizio e 226 richieste di archiviazione. Otto le sentenze già pronunciate.

Si è molto parlato di revenge porn in questi giorni in relazione al caso di una maestra d’asilo di Torino licenziata a seguito della diffusione non autorizzata di sue foto sessualmente esplicite, da parte del suo ex fidanzato.

Non è l’unico reato introdotto dalla normativa del Codice rosso, che ha inserito nel Codice anche pene per la costrizione al matrimonio, gli sfregi permanenti e la violazione delle misure di protezione per le vittime. In totale, considerando anche le altre tre nuove fattispecie di reato a tutela delle vittime di violenza, si contano in tutto 3.932 indagini aperte, 686 delle quali con richiesta di rinvio a giudizio.

Numeri importanti che, sottolinea il guardasigilli, «consentono di rilevare l’utilità concreta dell’approccio procedimentale, basato sulla corsia preferenziale dell’ascolto, e della introduzione dei nuovi reati».



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