Covid: l’impatto sullo stipendio delle donne

24 Novembre 2020
Covid: l’impatto sullo stipendio delle donne

L’emergenza sanitaria blocca gli aumenti di retribuzione, ma a risentirne sono in particolare le lavoratrici.

Si chiama gender pay gap ed è il divario nel trattamento economico delle lavoratrici, rispetto ai lavoratori. Se è vero che la pandemia ha aumentato le disuguaglianze, come ha affermato oggi il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, questo ambito non fa eccezione.

Lo rivela l’ultimo rapporto di Odm Consulting, citato dall’agenzia di stampa Ansa, sulle retribuzioni delle donne con un impiego professionale. Risulta che nei primi sei mesi del 2020 si è registrato un congelamento degli stipendi che ha interessato tanto gli uomini quanto le donne. Vuol dire che la situazione è rimasta, di fatto, cristallizzata com’era: il gap rimane ed è compreso tra i 2.500 e i 10mila euro. Queste le cifre che le donne percepiscono in meno rispetto agli uomini a parità di qualifica.

Miriam Quarti, senior consultant e responsabile dell’area Reward & Engagement di Odm Consulting, ha spiegato all’Ansa che «La crisi sanitaria ha avuto ripercussioni anche sul mercato del lavoro e sul mondo imprenditoriale, con un calo del tasso di occupazione (57,5% nel secondo trimestre 2020 contro il 59% nel 2019, più alto livello misurato negli ultimi 5 anni) e un ricorso senza precedenti a misure di sostegno come la cassa integrazione guadagni, oltre a un congelamento del trend di crescita delle retribuzioni. Questo è avvenuto sia per gli uomini che per le donne ma queste ultime, partendo già da un livello retributivo inferiore, hanno sentito maggiormente il peso di questo fenomeno».

Ultimamente, come sottolinea Quarti, la tendenza era stata a premiare le donne sul lavoro. Un trend che l’emergenza sanitaria ha brutalmente interrotto. «Negli ultimi cinque anni le retribuzioni delle donne sono cresciute di più di quelle degli uomini, eccezion fatta per l’inquadramento degli impiegati – ha proseguito Quarti -. Sebbene questa tendenza del medio periodo confermi una generale diminuzione del gender gap, le differenze di genere a livello retributivo restano in tutte le categorie professionali e per tutte le componenti della retribuzione, ma in particolare vale per la retribuzione fissa, meno per quella variabile a indicazione del fatto che i livelli retributivi più bassi non sono collegati a una performance inferiore. La stabilità delle retribuzioni nel 2020 ha perciò consolidato il pay gap».

Complessivamente, i redditi delle donne sono in media inferiori del 25% rispetto a quelli dei colleghi uomini, ha ricordato oggi Alessandra Servidori, professoressa all’Università di Modena e Reggio Emilia e per molto tempo consigliera nazionale di Parità. Alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Servidori tiene a precisare che è violenza anche la discriminazione sul lavoro.

«Tutti gli indicatori ci dimostrano che le italiane sono fortemente ancora di più discriminate. Il tasso di occupazione delle donne è di 18 punti percentuali più basso di quello degli uomini, il lavoro part time riguarda il 73,2% le donne ed è involontario nel 60,4% dei casi. L’Italia resta l’ultimo tra i 27 Paesi europei nel sanare i divari di genere nel mondo del lavoro».



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