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Sinistro stradale: di chi è la responsabilità?

26 Novembre 2020 | Autore:
Sinistro stradale: di chi è la responsabilità?

Responsabilità da cose in custodia: cos’è e come funziona? Caso fortuito: cos’è? Assenza di guardrail: il Comune è responsabile per l’incidente?

È cosa nota che, quando un sinistro stradale è causato dalle pessime condizioni del manto stradale, è possibile rivalersi sull’ente che formalmente è titolare del tratto di strada o, quantomeno, che è tenuto a occuparsi della sua manutenzione. Ciò vale sia per gli incidenti che avvengono quando si è alla guida di un veicolo sia quando si è a piedi: anche il pedone che inciampa in una buca e cade sarebbe astrattamente legittimato a far valere le sue pretese risarcitorie contro l’ente pubblico responsabile della gestione. Con questo articolo ci soffermeremo sulla responsabilità del Comune per sinistro stradale.

Come vedremo, non ogni sinistro avvenuto in strada è imputabile al Comune: secondo la legge, la responsabilità da cose in custodia è evitabile ogni volta che il custode dimostri il caso fortuito oppure che l’incidente è avvenuto a causa della condotta pericolosa o imprudente del danneggiato stesso. Insomma: chi inciampa in una buca o sbanda con la propria auto a causa del pessimo stato del manto stradale non sempre può avanzare pretese nei riguardi del Comune. Se l’argomento t’interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando c’è responsabilità del Comune per sinistro stradale.

Responsabilità da cosa in custodia: cos’è?

Partiamo da una domanda basilare: perché il Comune dovrebbe essere responsabile del sinistro stradale provocato dalle condizioni del tratto di strada che ha in gestione?

La risposta è semplice e proviene direttamente dalla legge: ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito [1].

La strada è una delle cose che l’ente pubblico ha in custodia; pertanto, se da esse proviene un danno, il Comune dovrà risarcirlo, a meno che non provi il caso fortuito.

Caso fortuito: cos’è?

Secondo la giurisprudenza [2], per caso fortuito deve intendersi un evento imponderabile, imprevisto e imprevedibile, che si inserisce improvvisamente nell’azione del soggetto, vincendo ogni possibilità di resistenza e di contrasto, così da rendere fatale il compiersi dell’evento al quale l’agente viene a dare quindi un contributo causale meramente fisico.

Possono essere ricondotte al caso fortuito le eccezionali e imprevedibili condizioni meteorologiche avverse che, rendendo impraticabile il manto stradale, cagionano un pericoloso incidente. Ugualmente, può rientrare nella categoria del caso fortuito l’improvviso cedimento del terreno dovuto ad una frana, oppure una violenta scossa di terremoto.

Sinistro stradale: quando il Comune non è responsabile?

Se le condizioni del manto stradale sono causa diretta di un sinistro, il Comune potrà andare esente da responsabilità dimostrando il caso fortuito, cioè l’evento imprevisto e imprevedibile che esclude la propria colpa.

Secondo la Corte di Cassazione [3], l’ente che gestisce la strada risponde del danno cagionato dalla cosa in custodia, a meno che il sinistro non sia avvenuto prima che il personale potesse rimuovere l’ostacolo dalla strada stessa: in questo caso si configura il caso fortuito che libera da responsabilità l’ente.

Se un tratto di strada è invaso dal terreno che improvvisamente e senza preavviso è franato dalla collina vicina, l’automobilista travolto non potrà addossare la responsabilità al Comune che gestisce la strada, visto che l’ente non ha avuto nemmeno il tempo di intervenire.

Ugualmente, se l’insidia stradale è visibile e segnalata, non si potrà dare la colpa dell’incidente al Comune. Secondo la giurisprudenza, l’ente può andare esente da responsabilità per il danno causato da buca stradale anche se è dimostrata la disattenzione del danneggiato, in relazione all’orario e alla visibilità della buca [4].

A proposito di quest’ultimo aspetto bisogna però fare chiarezza. Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, l’imprudenza dell’automobilista non è di per sé sufficiente a discolpare il Comune. Prosegui leggendo il prossimo paragrafo.

Sinistro stradale: responsabilità per assenza di guardrail

Un caso molto frequente è quello del sinistro che si sarebbe potuto evitare se la strada non solo fosse stata in buone condizioni ma fosse anche dotata di guardrail.

Secondo la Corte di Cassazione [5], se non ci sono le barriere di protezione e il veicolo precipita con conseguenze fatali per il conducente, l’imprudenza dell’automobilista non può di per sé salvare il Comune dalla propria responsabilità.

All’origine della vicenda affrontata dalla Suprema Corte c’è la morte di un uomo, avvenuta dopo un terribile incidente stradale. Nello specifico, l’automobilista riportava lesioni mortali precipitando con la propria vettura in un dirupo sottostante ad una strada comunale priva di barriere di protezione in corrispondenza di una curva ad angolo retto.

Secondo il Comune, la condotta della vittima era stata a tal punto imprudente da escludere la responsabilità dell’amministrazione. A sostegno di questa tesi veniva evidenziato che l’uomo conduceva una vettura priva di certificato di revisione e, a causa della velocità eccessiva, aveva proseguito diritto ed oltrepassato il terrapieno posto ai margini della careggiata, senza lasciare tracce di frenata e con la marcia in folle.

In primo e in secondo grado la richiesta risarcitoria dei figli della vittima era rigettata perché priva di fondamento. In Appello, in particolare, i giudici affermavano che la strada in questione era comunale e, pertanto, il Comune aveva l’obbligo non solo di mantenerla in condizioni di sicurezza ed efficienza ma anche di custodirla in senso tecnico; i magistrati aggiungono però che, anche qualora si dimostrasse l’effettiva pericolosità della sede stradale, non sarebbe provato in alcun modo che essa sia stata la causa della fuoriuscita dell’autovettura, tenendo presente l’astratta riconducibilità dell’incidente a diverse cause determinanti, tra cui la velocità non adeguata allo stato dei luoghi, la distrazione, un malore improvviso.

Veniva proposto ricorso in Cassazione: per i richiedenti il risarcimento la corretta apposizione delle barriere protettive, su un tratto di strada caratterizzato da oggettiva pericolosità, avrebbe impedito il concretizzarsi dell’evento.

Queste considerazioni spingono i Giudici della Cassazione a ritenere plausibile la richiesta di risarcimento avanzata nei confronti del Comune.

La Suprema Corte ricorda che la custodia esercitata dal proprietario o gestore della strada non è limitata alla sola carreggiata, ma si estende anche agli elementi accessori o pertinenze, ivi comprese eventuali barriere laterali con funzione di contenimento e protezione della sede stradale; sicché, ove si lamenti un danno derivante dalla loro assenza (o inadeguatezza), la circostanza che alla causazione dell’incidente abbia contribuito la condotta colposa dell’utente della strada non è idonea ad integrare il caso fortuito, occorrendo accertare la resistenza che la presenza di un’adeguata barriera avrebbe potuto opporre all’urto da parte del mezzo.

In questa vicenda specifica, i giudici di merito non avrebbero potuto escludere il nesso di causalità fra la condizione della strada (e delle sue pertinenze) e la caduta del mezzo nel precipizio sul mero assunto di una condotta colposa della vittima, ma avrebbero dovuto accertare che quest’ultima presentava connotati di eccezionalità e imprevedibilità tali da determinare l’interruzione del rapporto causale fra la situazione della cosa e il sinistro.

Invece, la Corte di Appello ha mostrato di aderire ad una nozione di caso fortuito che lo identifica con la condotta colposa del danneggiato, senza tener conto della necessità di verificare se detta condotta presentasse anche i requisiti della non prevedibilità e non prevenibilità da parte del custode.

Caso fortuito e imprudenza del conducente

Insomma: per la Corte di Cassazione, l’imprudenza del conducente non è assimilabile al caso fortuito. La condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può escludere la responsabilità del custode solo ove sia colposa ed imprevedibile, ossia quando essa, rivelandosi come autonoma, eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, risulti dotata di efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento lesivo, giacché l’idoneità ad interrompere il nesso causale può essere riconosciuta solo ad un fattore estraneo avente carattere di imprevedibilità ed eccezionalità.

Nel caso affrontato dalla Corte di Cassazione, invece, non era stato stabilito con certezza che l’imprudenza del conducente fosse di per sé sufficiente a causargli la morte; al contrario, era molto probabile che la presenza del guardrail avrebbe prevenuto la caduta nel dirupo e, di conseguenza, il decesso dell’automobilista.


note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 6401 del 24.05.1978.

[3] Cass., sent. n. 10893/2016.

[4] Cass., ord. n. 25460 del 12 novembre 2020.

[5] Cass., ord. n. 26527 del 20 novembre 2020.

Autore immagine: canva.com/

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 2 ottobre – 20 novembre 2020, n. 26527
Presidente/Relatore Sestini

Rilevato che:

An. Pi. Vi. e Ar. Vi. convennero in giudizio il Comune di San Lucido (CS) per sentirlo condannare al risarcimento dei danni conseguenti al decesso del padre Giuseppe, il quale aveva riportato lesioni mortali precipitando, con la propria auto, in un dirupo sottostante ad una strada comunale che era priva di barriere di protezione in corrispondenza di una curva ad angolo retto; dedussero la responsabilità del convenuto ai sensi dell’art. 2051 c.c. o, in subordine, dell’art. 2043 c.c. e richiesero il pagamento di poco più di 35.000,00 Euro per ciascuno;
il Comune sostenne che la condotta della vittima era stata a tal punto imprudente da escludere la responsabilità dell’amministrazione, rilevando -fra l’altro- che il Vi. conduceva una vettura priva di certificato di revisione e che, a causa della velocità eccessiva, aveva proseguito diritto ed oltrepassato il terrapieno posto ai margini della careggiata, senza lasciare tracce di frenata e con la marcia in folle;
il Tribunale di Paola rigettò la domanda sull’assunto del difetto di prova della proprietà comunale della strada e del conseguente obbligo di custodia in capo all’ente;
la Corte di Appello di Catanzaro ha rigettato il gravame dei Vi. affermando che:
«non vi è dubbio che la strada in questione possa ritenersi comunale e, pertanto, il Comune di San Lucido ha obbligo non solo di mantenerla in condizioni di sicurezza ed efficienza ma anche di custodirla in senso tecnico»;
valutata la domanda ai sensi dell’art. 2051 c.c., «anche qualora si dimostrasse l’effettiva pericolosità della sede stradale non sarebbe provato in alcun modo che essa sia stata la causa della fuoriuscita dell’autovettura»; «né […] il requisito del nesso di causalità può essere ricavato in via presuntiva, stante […] la non univocità della situazione ovvero la astratta riconducibilità dell’occorso a diverse cause determinanti, tra cui la velocità non adeguata allo stato dei luoghi, la distrazione, un malore improvviso, attese altresì le condizioni di salute del Vi.»;
«appare, piuttosto, del tutto plausibile ritenere […] che il sinistro stradale sia dipeso da una sua disattenzione o da una errata manovra o da elevata velocità (la marcia inserita era folle), più che a causa della mancanza di barriere di protezione, con conseguente esclusione della responsabilità del Comune, ai sensi dell’art. 1227 c.c.»;
«mancando la prova del nesso causale tra “res” custodita e danno -presupposti indefettibili di responsabilità ex art. 2051 c.c.,- la domanda doveva essere rigettata»;
ha proposto ricorso per cassazione la sola An. Pi. Vi., affidandosi a tre motivi; né il Comune né gli altri intimati (gli eredi di Ar. Vi. nel frattempo deceduto) hanno svolto attività difensiva.

Considerato che:

col primo motivo, la ricorrente denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo (ai sensi dell’art. 360, n. 5 c.p.c.) in quanto la Corte territoriale «non ha valutato la circostanza che la corretta apposizione delle barriere protettive, in base ai criteri e alle caratteristiche previste ai sensi e per gli effetti dell’art. 2 D.M. 18.2.1992, n. 223 del Ministero dei Lavori Pubblici e dell’art. 2 L. 22.3.2001, n. 85, su un tratto di strada caratterizzato da oggettiva pericolosità, avrebbe impedito il concretizzarsi dell’evento»; precisa che «la Corte ha omesso di esaminare e valutare l’incidenza che avrebbe avuto la corretta predisposizione di barriere protettive […] volte a prevenire la fuoriuscita dell’autovettura dalla sede stradale, indipendentemente dalle cause dello sbandamento»;
il secondo motivo deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2051 c.c. e/o dell’art. 1227 c.c. e/o dell’art. 2 D.M. 18.2.1992 del Ministero del Lavori Pubblici e dell’art. 2 L. 22.3.2001 n. 85; assume la ricorrente che la custodia esercitata dal gestore di una strada non è limitata alla carreggiata, ma si estende anche alle pertinenze, comprese le eventuali barriere laterali di sicurezza, sicché può ben essere affermata la responsabilità per danni che conseguano all’assenza o all’inadeguatezza di tali elementi di protezione; contesta inoltre che il danneggiante avesse assolto all’onere, sullo stesso gravante, di provare il concorso colposo della condotta della vittima;
il terzo motivo denuncia «violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2 D.M. 18.2.1992, n. 223 del Ministero del Lavori Pubblici e dell’art. 2 L. 22.03.2001, n. 85», sul rilievo che la Corte di merito «non ha in alcun modo ritenuto di accertare la condotta omissiva del Comune di San Lucido in relazione alle disposizioni legislative sopra richiamate», con la conseguenza che «la sentenza è pervenuta dunque a ritenere irrilevante la mancanza di qualunque protezione sulla base di una motivazione meramente apparente, che ha omesso di valutare effettivamente la circostanza che la presenza delle barriere avrebbe impedito il concretizzarsi delle nefaste conseguenze del sinistro».
Ritenuto che, esaminati congiuntamente i tre motivi, il ricorso meriti accoglimento nei termini che seguono:
deve darsi continuità al principio -affermato da Cass. n. 9547/2015 in riferimento all’ipotesi di un veicolo precipitato in un burrone fiancheggiante una curva priva di guard rail- secondo cui, «in materia di responsabilità ex art. 2051 cod. civ., la custodia esercitata dal proprietario o gestore della strada non è limitata alla sola carreggiata, ma si estende anche agli elementi accessori o pertinenze, ivi comprese eventuali barriere laterali con funzione di contenimento e protezione della sede stradale, sicché, ove si lamenti un danno […] derivante dalla loro assenza (o inadeguatezza), la circostanza che alla causazione dello stesso abbia contribuito la condotta colposa dell’utente della strada non è idonea ad integrare il caso fortuito, occorrendo accertare giudizialmente la resistenza che la presenza di un’adeguata barriera avrebbe potuto opporre all’urto da parte del mezzo» (cfr. anche Cass. n. 6306/2013, Cass. n. 15723/2011, Cass. n. 24529/2009 e Cass. n. 3651/2006);
nello specifico, a fronte della dedotta responsabilità ex art. 2051 c.c. dell’ente gestore della strada, la Corte territoriale non avrebbe potuto escludere il nesso di causalità fra la condizione della strada (e delle sue pertinenze) e la caduta del mezzo nel precipizio sul mero assunto di una condotta colposa della vittima, ma avrebbe dovuto accertare che quest’ultima presentava connotati di eccezionalità e imprevedibilità tali da determinare l’interruzione del rapporto causale fra la situazione della cosa e il sinistro;
la Corte di Appello ha invece mostrato di aderire ad una nozione di caso fortuito che lo identifica con la condotta colposa del danneggiato, senza tener conto della necessità di verificare se detta condotta presentasse anche i requisiti della non prevedibilità e non prevenibilità da parte del custode;
è noto, infatti, che la giurisprudenza di legittimità ha evidenziato che la condotta della vittima del danno causato da una cosa in custodia può escludere la responsabilità del custode solo «ove sia colposa ed imprevedibile» (Cass. n. 25837/2017), ossia «quando essa, rivelandosi come autonoma, eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, risulti dotata di efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento lesivo» (Cass. n. 18317/2015), giacché l’idoneità ad interrompere il nesso causale può essere riconosciuta solo ad un fattore estraneo avente «carattere di imprevedibilità ed eccezionalità» (Cass. n. 2660/2013); in tal senso, anche i più recenti arresti di legittimità, pur affermando che il comportamento del danneggiato (da valutare anche officiosamente ex art. 1227, co. 1. c.c.) può assumere incidenza causale tale da interrompere il nesso eziologico tra la cosa e il danno, non hanno mancato di evidenziare che ciò può avvenire «quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale» (Cass. n. 2480/2018 e Cass. n. 9315/2019);
ciò non significa peraltro che, laddove non risulti idonea ad integrare il caso fortuito, la colpa della vittima non possa rivestire rilevanza ai fini risarcitori; ma ciò deve avvenire sotto il diverso profilo dell’accertamento del concorso colposo del danneggiato, valutabile -ai sensi dell’art. 1227 c.c.- sia nel senso di una possibile riduzione del risarcimento, secondo la gravità della colpa del danneggiato e le conseguenze che ne sono derivate (ex art. 1227, 1. co. c.c.), sia nel senso della negazione del risarcimento per i danni che l’attore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza (ex art. 1227, 2. co. c.c.), fatta salva, nel secondo caso, la necessità di un’espressa eccezione della controparte;
la sentenza va pertanto cassata, con rinvio alla Corte territoriale che, in diversa composizione, procederà a nuovo esame della vicenda alla luce dei principi sopra richiamati;
la Corte di rinvio provvedere anche sulle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia, anche per le spese di lite, alla Corte di Appello di Catanzaro, in diversa composizione.


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