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Lo sai che? Gratuito patrocinio: rileva il reddito dell’assegno di mantenimento

Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2013

L’accesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato può essere negato se l’assegno di mantenimento versato al coniuge non viene detratto dal reddito imponibile.

Il coniuge obbligato al mantenimento dell’altro coniuge non ha diritto ad essere assistito con il gratuito patrocinio a spese dello Stato se il proprio reddito imponibile dichiarato, al lordo degli assegni, supera il limite per l’accesso al gratuito patrocinio.

Per comprendere meglio la questione è opportuno fare una piccola premessa su che cosa si intenda per Patrocinio a spese dello Stato (noto anche come gratuito patrocinio).

Il Patrocinio a spese dello Stato garantisce l’accesso al diritto di difesa alle persone non abbienti [1], quindi, non in grado di munirsi autonomamente del patrocinio di un avvocato per l’incapacità reddittuale di sostenerne il costo.

La disciplina attuale [2] prevede che, per essere ammessi al Patrocinio a spese dello Stato, è necessario che il richiedente sia:

1. titolare di un reddito annuo imponibile non superiore a euro 10.776,33 lordi;

2. il reddito deve risultare dall’ultima dichiarazione.

Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.

Se uno dei familiari, però, è in contenzioso con un altro, come appunto nel caso di marito con la moglie, e uno dei due vuole presentare domanda di ammissione al Patrocinio a spese del Stato, il reddito dei due, in questo caso, non viene sommato.

Insomma, il reddito per la determinazione dei limiti di ammissibilità al gratuito patrocinio verrà calcolato facendo riferimento solo al richiedente ed agli altri eventuali familiari conviventi che non siano in conflitto tra loro.

A quale avvocato può rivolgersi chi presenta i requisiti per essere assistito con il Patrocinio a spese dello Stato?

La persona non abbiente, che abbia tutti i requisiti per l’ammissione al “gratuito patrocinio” può nominare un difensore scelto tra gli iscritti negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato.

Questi elenchi sono disponibili presso i Consigli dell’ordine del distretto di Corte d’appello nel quale ha sede il magistrato competente a conoscere del merito della causa o il magistrato dinanzi al quale pende il processo.

Che succede in caso di separazione

Premesso ciò, va detto che con la separazione cambiano gli aspetti fiscali e reddituali dei coniugi.

Il coniuge obbligato a versare l’assegno di mantenimento (quasi sempre il marito) può dedurre fiscalmente questo onere. Di conseguenza, il suo reddito complessivo verrà abbattuto. Dall’altro lato, per il coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento ciò che percepisce è, invece, assimilato al reddito da lavoro dipendente, quindi assoggettabile a tassazione.

Cosa accade, allora, se il coniuge obbligato dimentica di dichiarare fiscalmente la corresponsione degli assegni all’ ex coniuge?

Se, erroneamente, il coniuge obbligato al mantenimento dimentica di dedurre gli assegni dal proprio reddito, il suo reddito risulterà più alto di quello effettivamente goduto mentre il reddito del coniuge beneficiario risulterà nullo o immutato.

Può, quindi, accadere che, se il reddito imponibile del coniuge obbligato dovesse superare i limiti per l’accesso al gratuito patrocinio, il coniuge obbligato si vedrebbe precludere la possibilità di accesso al gratuito patrocinio.

Per completezza, si ricorda che il presupposto principale per poter essere ammessi al Patrocinio a spese  dello Stato è la “non abbienza“. Chi è tenuto a verificare i presupposti del richiedente, deve accertarsi che sussista in concreto lo stato di “non abbienza”, a prescindere da quella che può essere una dichiarazione dei redditi anche non veritiera o sbagliata.

Va infine chiarito che, per legge, dal reddito complessivo del coniuge obbligato al mantenimento sono deducibili gli assegni periodici corrisposti al coniuge in caso di separazione legale, scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili.

Non sono, invece, deducibili gli assegni di mantenimento destinati ai figli. Per una analisi più completa di questo argomento si rinvia all’articolo: “Separazione e divorzio: come dedurre l’assegno di mantenimento”.

Il coniuge obbligato a versare l’assegno di mantenimento all’ex coniuge può dedurre tale costo dal proprio reddito imponibile. Ciò significa che, presentando la dichiarazione dei redditi a fine anno, avrà delle agevolazioni fiscali.

Oltre però ad avere delle agevolazioni fiscali il coniuge obbligato che deduce dal proprio reddito imponibile anche gli assegni di mantenimento del coniuge può godere del Patrocinio a spese dello Stato se ne sussistono anche gli altri presupposti come la “non abbienza” (v. sopra nel testo dell’articolo).

Al contrario, se non dovesse dedurre dal proprio reddito i costi del mantenimento dell’ex coniuge, il reddito imponibile dichiarato potrebbe superare il limite consentito per l’ammissione al gratuito patrocinio.

note

[1] Art. 24 Cost.

[2] D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Autore immagine: 123rf.com


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