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Vincita nei casino stranieri: la Corte di Giustizia rigetta la tesi del Fisco italiano

2 Novembre 2014 | Autore:
Vincita nei casino stranieri: la Corte di Giustizia rigetta la tesi del Fisco italiano

Sull’esenzione da tassazione delle vincite nei Casino esteri, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea conferma l’orientamento profetico della giurisprudenza tributaria italiana.

La sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1] di pochi giorni fa, oggetto di un precedente articolo, nel quale si ponevano ulteriori considerazioni da approfondire, viene ora confermata e precisata da una sentenza recentissima della Corte Europea [2].

Per comprendere appieno la decisione bisogna però entrare nel dettaglio, perché la sentenza in commento affronta la materia in maniera ampia e, quasi, completa.

La vicenda inizia quando la Commissione Tributaria Provinciale di Roma, nel 2013, inoltra alla Corte di Giustizia dell’UE domanda di pronuncia pregiudiziale sulla seguente questione:

“Se l’assoggettamento ad obblighi dichiarativi ed impositivi a fini fiscali delle vincite conseguite presso case da gioco dei Paesi membri dell’UE da persone residenti in Italia, come previsto dalla legge italiana [3] si ponga in contrasto con la norma europea [4] oppure se sia da ritenersi giustificato da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica, ai sensi della legge europea [5].”

La CTP di Roma approfondisce dunque la questione e chiede alla Corte UE di pronunciarsi su due quesiti:

1. se la norma italiana contrasti con la norma europea ovvero sia discriminatoria quando impone la tassazione sulle vincite ottenute dai residenti nazionali presso case da gioco situate in altri Paesi Membri, mentre considera non imponibili quelle ottenute dagli stessi soggetti presso le case da gioco italiane;

2. se la differenza di trattamento effettuata dalla norma italiana riguardo allo stesso reddito (vincite ottenute in case da gioco) qualora prodotto in Italia o in altri Paesi Membri dell’UE, sia giustificabile in quanto l’Italia applicherebbe tale differente trattamento per combattere il riciclaggio internazionale e le ludopatie.

La Corte, dopo aver richiamato numerose sentenze di riferimento [6] effettua una accurata analisi del problema, soprattutto sul secondo quesito, rilevando, tra l’altro,  che il Governo di uno Stato Membro non può “validamente presumere, in maniera generale e senza distinzioni che gli  organismi e gli enti stabiliti in un altro Stato Membro si dedichino ad attività criminali”.

La Corte continua l’analisi affermando che la lotta al riciclaggio può essere effettuata con ben altri strumenti di indagine e controllo.

La Corte infine, a proposito della lotta alle ludopatie, afferma che, sebbene si tratti di una salvaguardia della salute pubblica, non sembra che assoggettare ad imposta redditi prodotti in altri Stati Membri sia uno strumento idoneo a garantire la realizzazione dell’obiettivo della lotta contro la dipendenza da gioco.

Pertanto la Corte dichiara che:

“La norma europea deve essere interpretata nel senso che osta alla normativa di uno Stato Membro, la quale assoggetti all’imposta sul reddito le vincite dei giochi d’azzardo realizzate in case da gioco situate in altri Stati Membri ed esoneri invece dall’imposta suddetta redditi simili allorché provengano da case da gioco situate nel territorio nazionale di tale Stato.”

È comunque quanto meno singolare che lo Stato italiano, organizzatore in regime di monopolio dei giochi a concorso, pronostici, d’azzardo e della diffusione delle new slots, cerchi di utilizzare la lotta alle ludopatie come giustificazione della discriminazione che la norma domestica comporta.

Occorre ancora osservare che la Corte di Giustizia UE non considera se la vincita conseguita sia o meno tassata alla fonte nello Stato estero in cui è sita la casa da gioco nella quale si produce, pertanto si deve ritenere che, qualora lo Stato Membro in cui la vincita viene effettuata, non tassi il provento, l’esenzione da tassazione in Italia dovrebbe permanere.

Occorre infine porre molta attenzione ai Paesi ai quali si può applicare il principio, infatti la non discriminazione vale solo per gli Stati Membri dell’UE e non pare che essa possa essere estesa anche a Stati Terzi, compresi quelli a fiscalità non privilegiata, pertanto le vincite conseguite in casino siti, ad esempio, in Paesi quali il Principato di Monaco o la Svizzera, sarebbero da considerare assoggettabili a tassazione, salva la possibile applicazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, ove esistenti.

Sarebbe infine da verificare l’applicabilità ai Paesi SEE [7].


note

[1] CTR Lazio sent. n. 5316/40/14 del 28.08.2014.

[2] C. Giust. dell’UE del 22 ottobre 2014 cause riunite C-344/13 e C-367/13 .

[3] Artt. 67 co. 1 lett. d), 69 co. 1 DPR 917/86 e 30 co. 1 DPR600/73

[4] Artt. 18,49 e 56 TFUE – principio di non discriminazione e di libera prestaz. servizi

[5] Art. 52 TFUE – principio giustificazione della discriminazione

[6] C. Giust. UE- causa “Lindman” C-42/02 del 13.11.2003.

[7] Spazio Economico Europeo.


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