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Congedo parentale e riposo giornaliero

13 Febbraio 2021
Congedo parentale e riposo giornaliero

La legge attribuisce alle lavoratrici e ai lavoratori degli speciali permessi dal lavoro in caso di nascita di un figlio.

Sei rimasta incinta. A breve, diventerai madre e sei preoccupata per il tuo posto di lavoro. Temi che gli impegni lavorativi non ti permetteranno di svolgere la funzione materna come vorresti. Vuoi sapere di quali permessi potrai usufruire dopo la nascita di tuo figlio.

Negli ultimi tempi è emersa sempre con più forza l’esigenza di trovare un migliore equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro. Questo bisogno è particolarmente sentito dai lavoratori neo genitori. Per questo la legge prevede degli appositi permessi che possono essere fruiti da chi ha avuto un figlio di recente.

In particolare, assolvono a questa funzione il congedo parentale e il riposo giornaliero previsto per neo mamme e neo papà. Grazie a questi strumenti i neo genitori hanno a disposizione delle ore di assenza retribuita dal lavoro per svolgere pienamente la loro funzione genitoriale.

Cos’è il congedo parentale?

La lavoratrice incinta deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro per un periodo di cinque mesi che deve essere fruito a partire da due mesi prima della data presunta del parto e sino a tre mesi dopo la nascita del neonato.

Se il medico di famiglia certifica l’assenza di controindicazioni al lavoro, tuttavia, la donna può decidere di modificare il periodo di fruizione del congedo obbligatorio di maternità e, in particolare, di astenersi dal lavoro a partire da un mese prima della data presunta del parto e sino a quattro mesi dopo la nascita del neonato oppure interamente dopo il parto.

Una volta terminato il congedo obbligatorio, la legge prevede il diritto dei genitori a fruire della maternità facoltativa, detta anche congedo parentale.

Il congedo parentale è un periodo di astensione dal lavoro al quale hanno diritto i neo genitori per svolgere la propria funzione genitoriale. Tale periodo di assenza può essere fruito in modo continuativo oppure frazionato, anche ad ore [1].

Quanto dura il congedo parentale?

Il congedo parentale spetta a entrambi i genitori che hanno a disposizione un periodo massimo di assenza da gestire insieme. Il periodo massimo fruibile cumulativamente dai due genitori è pari a 10 mesi. Ciascun genitore può fruire, al massimo, di un periodo continuativo o frazionato di permesso sino a 6 mesi.

Il congedo deve essere fruito entro i 12 anni di vita del figlio naturale oppure entro il 12° anno dalla data di ingresso in famiglia del figlio adottivo o in affidamento.

Se esiste un solo genitore, a questi spetta la maternità facoltativa per un periodo continuativo o frazionato di permesso sino a 10 mesi.

Congedo parentale: quanto spetta?

La tutela economica offerta al genitore che fruisce del congedo parentale è nettamente inferiore a quella prevista in caso di congedo obbligatorio di maternità. L’indennità di maternità Inps, infatti, è pari all’80% della retribuzione media giornaliera della lavoratrice.

L’indennità per congedo parentale Inps, invece, è pari a:

  • 30% della retribuzione media giornaliera del lavoratore fino ai 6 anni di età del bambino (o entro il 6° anno dall’ingresso in famiglia del minore);
  • 30% della retribuzione media giornaliera del lavoratore dai 6 agli 8 anni di età del bambino (o dal 6° al 8° anno dall’ingresso in famiglia del minore) solo se il reddito individuale del genitore richiedente risulti inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione;
  • nessuna indennità dopo l’ottavo anno di età del bambino (o dopo l’ottavo anno dall’ingresso in famiglia del minore) e sino al 12° anno.

Riposo giornaliero per allattamento: cos’è?

Oltre a poter fruire del congedo parentale, la lavoratrice dipendente ha anche diritto a fruire di speciali permessi giornalieri, detti riposi per allattamento. Tali permessi spettano fino all’anno di vita del bambino oppure, nel caso di adozioni o affidamento, entro un anno dalla data di ingresso del minore in famiglia.

I permessi per allattamento sono pari a:

  • in caso di orario di lavoro pari o superiore alle 6 ore giornaliere: 2 ore al giorno;
  • in caso di orario di lavoro inferiore alle 6 ore giornaliere: 1 ora al giorno.

I riposi per allattamento si raddoppiano nei seguenti casi:

  • adozione o affidamento plurimi, di 2 o più bambini;
  • parto plurimo o gemellare.

Durante le ore di permesso per allattamento la lavoratrice ha diritto a ricevere dall’Inps una indennità pari all’ammontare dell’intera retribuzione. La somma spettante è anticipata direttamente in busta paga dal datore di lavoro.


note

[1] L. 24 dicembre 2012, n. 228.


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