Cronaca | News

Pornografia: Telegram di nuovo nel mirino

25 Novembre 2020
Pornografia: Telegram di nuovo nel mirino

Sull’applicazione ci sono 89 canali dedicati alla diffusione di foto sessualmente esplicite, senza il consenso dei soggetti ritratti.

Pornografia non consensuale: su Telegram è sempre più frequente e la pandemia di Coronavirus sembra aver peggiorato la situazione. Un dossier dell’associazione PermessoNegato restituisce una fotografia del fenomeno: 89 i gruppi sull’app di messaggistica istantanea che sarebbero dedicati alla pornografia non consensuale e al revenge porn.

Si tratta di canali ancora aperti, che conterebbero almeno sei milioni di utenti in totale. Gruppi in cui vengono scambiati foto e video hot, senza che i soggetti ritratti ne siano a conoscenza e abbiano dato il consenso. Rispetto a maggio, gruppi come questi sono triplicati, a testimonianza del fatto che con l’emergenza sanitaria, incrementando il ricorso a smartphone e computer, è aumentato anche questo tipo di canali illeciti.

PermessoNegato si occupa proprio del supporto alle vittime. È un’associazione no-profit che aiuta chi subisce pornografia non consensuale e revenge porn. Persone le cui foto vengono diffuse a loro insaputa su questi gruppi, a volte ritoccando le immagini con dei software di intelligenza artificiale in grado di far apparire il soggetto ritratto come fosse nudo, anche se nello scatto originale era vestito (per approfondire leggi qui: Telegram: a rischio l’app che spoglia le donne).

Chi è iscritto ai canali chiede foto/video di un certo tipo, descrivendo quello che vorrebbe. Altri rispondono inviando le immagini. Tra le richieste, anche «video di bambine» o «bambine stuprate». L’app non collabora né per la cancellazione di questi canali, né fornendo alle forze dell’ordine i nomi degli iscritti.

Oggi, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, PermessoNegato ha pubblicato il dossier dove rende nota la quantità preoccupante di questi gruppi. Una segnalazione è stata inviata a Telegram, per la chiusura, e all’Interpol.

L’app, come riporta Repubblica, è diventata una sorta di «vivaio» per gli specializzati in questo tipo di reati. «Telegram, a differenza di altri servizi simili e social network, non risponde alle segnalazioni nostre e nemmeno a quelle della polizia postale. Con il risultato che i gruppi restano aperti a lungo», spiega Matteo Flora, presidente di PermessoNegato, al quotidiano diretto da Maurizio Molinari.

Il revenge porn è un particolare tipo di pornografia non consensuale. Consiste nella diffusione di foto/video hard senza il consenso di chi vi compare, in genere a titolo di vendetta nei confronti di un’ex. Il reato è entrato nel Codice penale italiano l’anno scorso, con l’entrata in vigore della legge sul Codice rosso. È punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da cinque a quindicimila euro.

Secondo una statistica del Servizio analisi della Direzione centrale della polizia criminale, si contano due video al giorno di questo tipo, girati consensualmente dalla vittima ma destinati a un uso esclusivamente privato e diffusi in modo del tutto illegale.



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