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Addebito separazione coniugale per percosse

25 Novembre 2020 | Autore:
Addebito separazione coniugale per percosse

Basta anche un singolo episodio di violenza per far scattare la pronuncia; ma l’assegno di mantenimento non è automatico.

Tuo marito non è più quello di una volta. Ti picchia spesso, ha scatti di ira nei tuoi confronti, ti offende con parole ingiuriose e a casa è irascibile senza motivo. Forse il suo comportamento è dovuto alla gelosia: tu sei giovane e bella, lui un po’ meno. Ma non sei mai venuta meno al tuo dovere di fedeltà coniugale. La sua violenza domestica è completamente ingiustificata.

Ora non ce la fai più ed hai deciso di separarti. Credi di averle provate tutte per salvare il rapporto, ma ormai ti rendi conto che è impossibile proseguire la convivenza in questo modo. Sarebbe troppo doloroso e mortificante per te.

Siccome la colpa della fine dell’unione è tutta sua, vorresti che il giudice dichiarasse a suo carico l’addebito della separazione coniugale per percosse e per gli altri maltrattamenti che hai ricevuto; così – pensi – potresti anche percepire l’assegno di mantenimento.

Ebbene, in proposito devi sapere che la giurisprudenza è molto rigorosa nei casi di violenze fisiche o anche morali. Alcune pronunce, che riporteremo in questo articolo, ritengono sufficiente anche un singolo episodio di percosse per fondare l’addebito della separazione. Ma il mantenimento non è una conseguenza automatica e a volte non spetta.

L’addebito della separazione coniugale

L’addebito della separazione viene pronunciato quando il giudice accerta che la fine del matrimonio è stata causata dalla condotta colpevole di uno dei coniugi. Così la rottura viene imputata a lui, con le conseguenze che tra poco esporremo.

Il matrimonio comporta una serie di doveri, tra i quali spiccano quello di fedeltà, di reciproca assistenza materiale e morale e di contribuzione ai bisogni della famiglia. Ma la solidarietà coniugale, ancor prima dell’affetto, implica innanzitutto il rispetto della persona del partner e della sua dignità umana.

L’addebito della separazione per violenza

Nei casi di violenza fisica questa integrità viene evidentemente lesa. Pugni, calci, schiaffi e qualsiasi altro tipo di percosse rappresentano comportamenti gravi se compiuti all’interno della coppia, dove la regola dovrebbe essere, se non l’amore costante e duraturo, almeno l’affetto reciproco.

Anche la violenza psicologica, che consiste in atteggiamenti ostili, insulti, minacce e vessazioni, è ritenuta parimenti grave ed è equiparata, quanto agli effetti che produce sull’addebito della separazione, alla violenza fisica.

In entrambi i casi infatti vengono palesemente violati i doveri di assistenza coniugale e di solidarietà tra i coniugi. Sorge allora il diritto del coniuge vittima di violenze a chiedere l’addebito della separazione nei confronti dell’autore di tali condotte.

Tieni presente, però, che in queste situazioni la violenza, per poter fondare la pronuncia di addebito, deve essere l’effettiva causa della separazione, non la conseguenza di una crisi coniugale preesistente per altri motivi.

Anna è esasperata delle continue botte ricevute dal marito Marco, che la picchia abitualmente quasi tutte le sere quando rientra a casa. Così abbandona il tetto coniugale e torna a vivere con sua madre. L’addebito della separazione sarà posto a carico di Marco, che ha violato i doveri del matrimonio. Il fatto che Anna ha interrotto la convivenza ed è andata via di casa è una diretta conseguenza delle violenze subite ed ha rappresentato un modo per sfuggirvi.

Le conseguenze dell’addebito: l’assegno di mantenimento

La principale conseguenza dell’addebito della separazione è che il coniuge nei cui confronti esso è pronunciato non potrà chiedere all’altro l’assegno di mantenimento (mantiene, però, l’eventuale diritto agli alimenti, se non ha modo di procurarsi il necessario per sopravvivere).

Il diritto a percepire il mantenimento in capo al coniuge al quale la separazione non è addebitata, invece, non è automatico, cioè non discende inevitabilmente e in tutti i casi dall’addebito. Molti pensano che la pronuncia di addebito comporti sempre il dovere di mantenimento nei confronti dell’ex coniuge, ma  non è così.

L’assegno di mantenimento infatti è una misura assistenziale prevista per colmare la disparità economica del coniuge più debole, in modo da garantirgli lo stesso tenore di vita di cui godeva in costanza di matrimonio. Se questa necessaria condizione manca, il mantenimento non sarà disposto.

Luisa ha ottenuto la separazione con addebito nei confronti del marito Vincenzo, colpevole di ripetute violenze fisiche e morali nei suoi confronti. Luisa però ha un posto fisso in un ente pubblico, con uno stipendio di 1.800 euro mensili, mentre Vincenzo è disoccupato e svolge lavori saltuari; non guadagna mai più di 500 euro al mese. Nonostante l’addebito in suo favore, Luisa non avrà diritto al mantenimento, ma non dovrà neppure corrisponderlo a Vincenzo, nonostante le sue precarie condizioni economiche.

Quale violenza è necessaria per l’addebito della separazione?

Abbiamo visto che gli atti di violenza compiuti da un coniuge sull’altro sono considerati comportamenti molto gravi, che possono far scattare l’addebito della separazione in quanto violativi dei doveri coniugali. Ma quale e quanta violenza occorre per arrivare a tale risultato? In cosa devono consistere le condotte violente e per quanto tempo devono essere ripetute affinché scatti la soglia di intollerabilità necessaria per arrivare all’addebito della separazione nei confronti di chi le ha perpetrate?

Secondo la giurisprudenza recente basta anche un singolo episodio di percosse. Lo ha affermato la Corte di Cassazione [1], prendendo le mosse da un caso di maltrattamenti in famiglia reiterati [2], ma la pronuncia ha rimarcato che è sufficiente un solo fatto di violenza per addebitare la separazione a chi lo ha compiuto.

La Suprema Corte ha sottolineato che «le violenze fisiche e morali costituiscono violazioni talmente gravi e inaccettabili dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole, quand’anche concretantisi in un unico episodio di percosse, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti l’intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all’autore».

Non solo: gli Ermellini hanno evidenziato che in tali casi «è da esonerare il giudice del merito dal dovere di comparare con esse, ai fini dell’adozione delle relative pronunce, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei».

Violenza domestica singola o reiterata

Il principio di fondo che se ne trae è che le violenze familiari sono intollerabili in qualsiasi loro manifestazione e la loro commissione prevale, nella valutazione di addebitabilità della separazione, su altri comportamenti violativi dei doveri coniugali posti in essere dal coniuge che ne è stato vittima, come, ad esempio, il tradimento o l’allontanamento dalla casa coniugale.

Ora su questa scia si aggiunge una nuova sentenza di merito [3], che, sia pure per inciso, ha stabilito come basta un solo episodio di percosse per far scattare l’addebito della separazione nei confronti del coniuge violento, come affermano anche altre recenti pronunce [4].

Il caso deciso è eloquente: si trattava di una coppia connotata da una notevole differenza di età e di condizioni sociali, con un marito che aveva quasi 20 anni più della giovane moglie, di nazionalità rumena, divenuta mamma a soli 19 anni.

La sentenza riporta che il marito era geloso della ragazza, «attratta dalle frivolezze della vita». Le violenze fisiche sono consistite in schiaffi, pugni e tirate di capelli. La donna per sottrarsi a questi episodi trascorreva lunghi periodi nella sua casa di origine: «Le frequenti condotte violente dell’uomo l’avevano costretta a rifugiarsi presso la propria madre», annotano i giudici, giustificando dunque il suo allontanamento.

A seguito delle percosse la donna si era recata in pronto soccorso, era stata refertata ed aveva sporto denuncia per lesioni personali e maltrattamenti. Nel procedimento penale il giudice aveva adottato nei confronti del marito la misura cautelare del divieto di avvicinarsi alla moglie.

Al momento della pronuncia di separazione giudiziale i coniugi erano ormai separati di fatto da tre anni. I giudici hanno stabilito che la responsabilità del fallimento del matrimonio è tutta del marito «che si è reso autore di ripetuti atti di violenza fisica ai danni della coniuge, costringendola ad allontanarsi da lui».

E sottolineano in proposito che -come afferma testualmente la sentenza – «la violenza domestica è di per sé sufficiente a determinare l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, non rilevando in contrario alcuna diversa mancanza da parte dell’altro coniuge». Ma in questo caso l’assegno di mantenimento non è stato disposto, non essendo emersa una disparità economica tra i due coniugi.

Per conoscere altre pronunce giurisprudenziali recenti sull’argomento trattato leggi addebito separazione violenza: ultime sentenze.


note

[1] Cass. sent. n. 22689/17 del 28 settembre 2017.

[2] Art. 572 Cod. pen.

[3] Trib. Firenze, Sez. I Civile, sent. n. 1314/20 del 5 giugno 2020.

[4] Trib. Vicenza, sent. n. 2330/2019.


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1 Commento

  1. Io non sono sposato , ma ho avuto modo di una volta convivere con una bella ragazza , al quale io ero innamorato, avevo tutta la fiducia in questa ragazza , non ero neanche in po geloso , con passare un paio di anni questa e cambiata nei miei confronti a cominciato a agredire i verbalmente per nulla, non perdeva l’occasione per ingiuriarmi pesantemente, ogni cosa che facevo non gli andava bene, lei non lavorare , io ho affittato la casa, lo arredata come lei voleva, o fatto anche dei debiti, portavo totalmente lo stipendio a lei , giustamente volevo vedere i bollettini pagati , diverse volte mentre eravamo fuori a camminare si sentiva male , subito andavamo all’ospedale , i medici la visitavano , ma l’unica cosa che gli riscontra vano stress , ma io non la stressato , era diventata esaurita , io cercavo di accontentare in tutti i modi , ma non c’era nulla da fare , finché ad un certo punto mi chiamo un poliziotto dicendomi che la mia compagna era andata a dire in caserma che io la picchiavo e diverse volte era stata costretta a recarsi al pronto soccorso , gli anno detto di sporgere denuncia , ma lei non ha voluto sporgere la denuncia, sono andato a casa gli o detto quello che o saputo , lei prima me lo ha negato poi mi ha detto che aveva parlato con una sua amica raccontando che io la maltrattato per scherzo , la sua amica e andata a dirlo a un suo amico poliziotto , il quali mi ha chiamato mi ha rimproverato dicendomi che facevano gli accertamenti di ufficio e se riscontra vano che era vero mi avrebbero arrestato, così senza dire nulla mi sono preso le mie cose , e me ne sono andato , ho disdetto l’affitto pagando qualche mese in più , lei mi a cercato chiedendomi scusa che non sarebbe più successo , a me mi è caduta dal cuore non sono stato più capace di subire , se ero sposato non potevo fare quello che o fatto , alle volte il matrimonio rovina le persone .

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