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Che succede se non si paga l’avvocato?

26 Novembre 2020
Che succede se non si paga l’avvocato?

Recupero crediti e denuncia penale al cliente che non versa la parcella al legale. 

Che succede se non si paga l’avvocato? Qualcuno potrebbe dire che il comportamento di chi non onora la parcella del professionista costituisce un semplice illecito civile, un inadempimento di fronte al quale è possibile avviare una pratica di recupero del credito. Ma non è sempre così. In alcuni casi, infatti, chi non paga l’avvocato commette reato. Di certo, spetta sempre al legale agire contro il proprio cliente e non tutti sono disposti a fare guerra, a meno che il rapporto con l’assistito non sia definitivamente cessato.

Cosa rischia allora chi non paga l’avvocato e si vede ricevere una diffida formale? Ne parleremo qui di seguito.

La parcella

Per spiegare accuratamente che succede se non si paga l’avvocato è bene descrivere ogni fase del recupero crediti che questi può intraprendere, partendo proprio dalla presentazione della parcella.

Il più delle volte, la parcella che l’avvocato presenta al proprio assistito viene rivolta verbalmente. È l’avvocato stesso a dire al cliente quanti soldi gli deve versare. A seguito del pagamento – e non prima – il professionista deve consegnare la fattura.

Ciò che deve essere necessariamente scritto è il preventivo ad inizio mandato. Ma se anche il preventivo non dovesse essere stato fornito o dovesse essere stato anticipato verbalmente, il cliente non potrebbe utilizzare tale giustificazione per non pagare. In questo caso, sussistendo una contestazione sull’entità dell’importo, sarà il giudice a decidere il più giusto ammontare della parcella del legale e lo farà basandosi sulle tariffe professionali fissate in un decreto ministeriale del 2014. Lo trovi nell’articolo “Fare una causa a qualcuno: quanto costa?“.

La lettera di sollecito

Se il cliente non dovesse pagare immediatamente alla richiesta dell’avvocato, quest’ultimo provvederà a sollecitare l’adempimento con una lettera, il più delle volte spedita tramite raccomandata a.r. Non è indispensabile ma serve per evitare un contenzioso legale. A questa ne potrebbero seguire delle altre oppure il professionista potrebbe decidere di agire direttamente in giudizio contro il proprio assistito debitore.

Il decreto ingiuntivo o la causa

Se il cliente non dovesse pagare neanche dopo i solleciti, l’avvocato agirà in giudizio in via civile. Questa azione può essere intrapresa con la richiesta di un decreto ingiuntivo o con un procedimento speciale d’urgenza. Nel primo caso, il cliente si vedrà notificare direttamente l’atto giudiziario con la condanna del giudice, al quale potrà fare opposizione nei successivi 40 giorni sostenendo eventuali ragioni che lo inducano a ritenere l’obbligazione inesistente. Nel secondo caso, invece, riceverà l’avviso a presentarsi in tribunale per difendersi per il tramite di un altro avvocato.

La responsabilità dell’avvocato

Il cliente che voglia contestare la pretesa dell’avvocato non può opporre l’eventuale sconfitta in causa. Il legale, infatti, va pagato anche quando perde il giudizio a meno che la ragione di tale sconfitta sia stata un suo errore e senza di esso l’esito del processo sarebbe stato diverso. 

Quindi, non si può avviare un giudizio di responsabilità professionale contro l’avvocato se la causa era comunque “persa in partenza” e, anche in assenza dell’errore, il giudice avrebbe deciso nello stesso modo. 

Quando non pagare l’avvocato è reato

Finora, abbiamo presunto che il mancato pagamento dell’avvocato – dovuto a una specifica volontà o a incapacità economica – fosse un illecito civile, un semplice inadempimento (e quindi, per dirla con parole tecniche, un “illecito di natura contrattuale”). 

Tuttavia, non pagare un avvocato può essere reato – quello di appropriazione indebita – tutte le volte in cui il cliente riceve dalla controparte le somme destinate al suo difensore e, invece di consegnarle a quest’ultimo, le trattiene per sé. Come ha chiarito di recente la Cassazione [1]: «Integra il delitto di appropriazione indebita la condotta del cliente che, nel ricevere dalla compagnia assicuratrice una somma di denaro imputata al pagamento degli onorari del proprio avvocato, ometta di versare tale somma a quest’ultimo».

Ciò può succedere ad esempio quando, a seguito di una transazione, la controparte concordi con il cliente un importo a titolo di risarcimento e un altro a titolo di compenso dovuto al suo avvocato. Qui, spetterà al cliente versare immediatamente le somme al proprio difensore. Diversa è invece l’ipotesi del semplice “rimborso spese legali” che viene liquidato non già in favore dell’avvocato ma del suo stesso cliente, sulla presunzione che questi abbia anticipato in precedenza, al professionista, la parcella a lui dovuta. 


note

[1] Cass. sent. n. 20117/2018.

Autore immagine: depositphotos.com


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2 Commenti

  1. Nell’articolo si prende in esame la posizione dell’avvocato. Mi piacerebbe sapere quando un avvocato non presenta alcuna parcella o previsione di spesa, si rivolge all’Ordine chiedendo l’avvallo dell’importo ed è l’Ordine a comunicare che è stato aperto un provvedimento nei confronti del ex assistito. Il cliente contesta l’importo debitamente motivato e sottolineando il comportamenti poco professionale, tanto da revocare il mandato. Quali possibilità ha un cittadino di far valere le proprie ragioni innanzi al giudice?
    Grazie

    1. Per ulteriori informazioni a riguardo, ti consigliamo di leggere i nostri articoli:
      -Parcella avvocato: come deve essere? https://www.laleggepertutti.it/429670_parcella-avvocato-come-deve-essere
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      -Se l’avvocato non rilascia fattura https://www.laleggepertutti.it/384199_se-lavvocato-non-rilascia-fattura

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