Il piano del Governo per evitare licenziamenti

26 Novembre 2020 | Autore:
Il piano del Governo per evitare licenziamenti

I ministeri dell’Economia e del Lavoro preparano la strategia per la scadenza del divieto di recessi: largo al contratto di espansione anche per medie aziende.

Che succederà quando, ad aprile 2021, non ci sarà più il divieto di licenziamento e le aziende che hanno accusato il colpo della crisi provocata dal Covid sentiranno il bisogno di alleggerire il proprio organico? Il Governo sta lavorando ad una soluzione che, da una parte, possa garantire la continuità occupazionale mettendo a disposizione delle imprese degli strumenti di sostegno e, dall’altra, riesca a rendere il meno traumatica possibile l’uscita di chi dovrà lasciare l’attuale posto di lavoro.

Una prima ipotesi è quella di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria o straordinaria che, però, prima o poi, sfocerebbe nel licenziamento. Ecco che, allora, entra in campo un’altra soluzione, vagliata dai ministeri dell’Economia e del Lavoro: quella del contratto di espansione, in vigore in via sperimentale fino alla fine di quest’anno, che richiede un accordo tra il ministero del Lavoro ed i sindacati. La legge di Bilancio che deve essere approvata dal Parlamento da qui a un mese prevede già il ricorso a questo tipo di contratto nel 2021 non solo per le aziende con oltre 1.000 dipendenti (come fino ad ora) ma anche per quelle con più di 500 dipendenti. In termini numerici, significa portare il numero delle aziende interessate a quasi un migliaio.

Il Governo, però, sta valutando un ulteriore intervento. Potrebbe, infatti, essere abbassata la soglia relativa ai dipendenti fino a 250, il che raddoppierebbe la cifra delle imprese coinvolte. Si pensa anche a nuovi incentivi a sostegno dello scivolo verso la pensione per le grandi aziende che prevedono nuove assunzioni e che presentano un piano di rilancio strategico, consono ai nuovi obiettivi del Governo in vista del Recovery Fund. Infine, un’altra possibilità è quella di promuovere i contratti di espansione senza il limite dei cinque anni di distanza dalla pensione e ripristinando l’obbligo dell’assegno di ricollocazione.

Va ricordato che il contratto di espansione nelle più grandi aziende prevede, previo accordo con i sindacati ed in caso di riorganizzazione, la possibilità di attivare ulteriori 18 settimane di ammortizzatore sociale con riduzione dell’orario di lavoro fino al 30% in modo da gestire al meglio l’uscita di lavoratori a cui mancano non più di cinque anni alla pensione anticipata o di vecchiaia. In cambio, però, le aziende devono garantire nuove assunzioni. I costi dell’operazione vengono divisi tra le imprese e lo Stato in questo modo: l’azienda paga un incentivo all’esodo non tassato per i primi nove mesi e lo Stato garantisce al dipendente la Naspi per un massimo di due anni.



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