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Incrocio: che succede se due macchine passano contemporaneamente

26 Novembre 2020
Incrocio: che succede se due macchine passano contemporaneamente

Il conducente di un veicolo, nell’impegnare un crocevia, deve prefigurarsi anche l’eccessiva velocità delle altre automobili.

Tutti sanno che, chi viene da destra, ha la precedenza nel momento in cui c’è da attraversare un incrocio. Ma si tratta di una regola generale che subisce eccezioni a seconda del caso concreto. Così, in caso di incidente stradale, non è detto che la colpa dello scontro sia sempre di chi proviene da sinistra. Di qui il dubbio: «All’incrocio, che succede se due macchine passano contemporaneamente?». La questione è stata più volte analizzata dalla giurisprudenza. Da ultimo, la Cassazione ha avuto modo di chiarire, con una recente pronuncia [1], di chi è la responsabilità in caso di incidente stradale a un incrocio. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Come funziona la regola della precedenza?

La prima cosa che bisogna fare a un incrocio è visionare la segnaletica stradale. È questa a stabilire, innanzitutto, chi ha la precedenza. 

Solo in assenza di segnaletica si applica la regola generale che impone di dare la precedenza a chi viene da destra. Se si tratta però di un’immissione in un’arteria, è chi viene dalla strada secondaria che deve dare la precedenza alle altre automobili, anche se queste provengono da sinistra.

Se c’è un cartello stradale con lo stop è obbligatorio fermarsi prima della linea orizzontale sulla strada, anche quando non sembra avvicinarsi alcun’altra automobile. Invece, con il cartello di precedenza non è necessario fermarsi in assenza di pericolo.

In ogni caso, l’articolo 145 del Codice della strada che regola il diritto alla precedenza impone ai conducenti, approssimandosi ad un’intersezione, di usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti.

Macchine passano insieme a un incrocio: che succede?

Come anticipato, quando due macchine stanno per impegnare un incrocio oppure laddove le loro traiettorie stiano comunque per intersecarsi, c’è l’obbligo di dare la precedenza a chi proviene da destra, salvo diversa segnaletica.

Questo, però, non significa che chi proviene da destra debba prepotentemente occupare l’incrocio anche quando si accorge che sta per sopraggiungere un’altra auto. Oltre al dovere di prudenza, c’è anche un’altra regola non scritta del Codice della strada che impone di fare di tutto per evitare incidenti. Il che significa che bisogna prefigurarsi la possibilità che altri automobilisti violino le regole. 

Dunque, quando si ha la capacità di prevedere altrui condotte imprudenti, bisogna comportarsi in modo tale da prevenire un eventuale scontro. 

Come chiarito dalla Cassazione, il conducente, nell’impegnare un crocevia, deve prefigurarsi anche l’eccessiva velocità degli altri veicoli.

Per giurisprudenza consolidata, l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché prevedibile. 

Quindi, a un incrocio bisogna sempre rallentare e, nel momento in cui si nota il sopraggiungere di un altro veicolo che non ha alcuna intenzione di rallentare, l’automobilista che proviene da destra deve comunque fermarsi e lasciare passare l’altro conducente, seppur questi sta violando il Codice della strada. 

Non può farsi affidamento sul fatto di avere la precedenza: bisogna sempre prefigurarsi che altri veicoli non rispettino tale regola. Eventualmente, si potrà parlare di un concorso di colpa nel momento in cui chi proviene da sinistra procede a una velocità talmente elevata da rendere impossibile lo scontro. 

La regola della precedenza di fatto

Alla regola della precedenza si aggiunge quella della precedenza di fatto. Chi, pur non avendo la precedenza, ha già occupato l’incrocio ha diritto di passare. In tal caso, la responsabilità dell’incidente sarà di chi proviene da destra.

Per stabilire se si è in presenza di tale condizione si dovranno verificare i punti di contatto tra le due auto. Se la macchina proveniente da destra è andata ad urtare contro la parte centrale o finale dell’altra vettura significherà che quest’ultima aveva già impegnato buona parte dell’incrocio e, pertanto, il relativo conducente avrà diritto al risarcimento del danno da parte dell’assicurazione. 


note

[1] Cass. sent. n. 32879/20 del 24.11.2020.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 10 – 24 novembre 2020 n. 32879

Presidente Fumu – Relatore Ferranti

Ritenuto in fatto

1.Con la sentenza in epigrafe la Corte d’Appello di Torino, in riforma della sentenza di condanna del Tribunale di Verbania del 14.05.2013, ha assolto Gr.Ma. dal reato di cui all’art. 589 c.p., perché il fatto non costituisce reato, revocando le statuizioni civili.

1.1.L’imputazione riguardava l’aver, alla guida della autovettura […], procedendo sul via privata che conduce al Residence […], effettuato la manovra di immissione verso sinistra sulla strada statale n. (omissis) non prestando la dovuta attenzione ai veicoli procedenti con direzione di marcia (omissis) e così nell’aver causato una collisione con il motociclo tg […], condotto da G.E. , avente la precedenzà in quanto procedeva verso Verbania; in conseguenza dell’impatto G.E. decedeva a causa delle gravissime lesioni patite. In (omissis).

1.2. Il Tribunale aveva ritenuto la colpevolezza dell’imputata dopo aver ricostruito la seguente dinamica dell’incidente sulla base dei rilievi della Sezione della polizia stradale di Verbania e le conclusioni tecniche effettuate dai CT del Pm, della parte civile e della difesa dell’imputata: la Gr. provenendo da una strada laterale con obbligo di dare la precedenza ai veicoli percorrenti la strada statale aveva intrapreso la manovra di immissione sulla statale con svolta a sinistra impegnando la corsia di destra, non avvedendosi del sopraggiungere del motoveicolo, proveniente dalla parte sinistra rispetto al punto di immissione; nonostante il motociclista fosse avvistabile per via diretta prima dell’urto e si trovasse a circa 30-35 metri; risultava che a carico dell’imputata era stata elevata la contravvenzione di cui all’art. 154 C.d.S., 3.8; la pericolosità dell’intersezione avrebbe dovuto suggerire alla Gr. secondo il comportamento richiesto all’agente modello di adottare la massima prudenza e attenzione (art. 154 C.d.S., comma 3 e art. 145 C.d.S.) senza intraprendere l’attraversamento della corsia della SS con svolta a sinistra, avendo avvistato, mentre si trovava vicino alla linea di confine della strada statale, poco più avanti della linea tratteggiata, il motociclista (fol 6 e 7 sentenza di primo grado).

1.3. La Corte d’Appello è giunta alla formula assolutoria sulla base del ragionevole dubbio in ordine alla negligenza e imprudenza della condotta di guida della imputata.

In particolare nella ricostruzione in fatto dell’incidente ha affermato che:

-la conformazione della intersezione stradale, così come sostenuto anche dal primo Giudice, offriva al guidatore del veicolo proveniente dalla strada laterale una visuale dell’area dell’incrocio molto limitata ed ostruita dal muro di recinzione eretto a ridosso della carreggiata della strada statale;

– l’avvistamento dei veicoli provenienti da sinistra per chi imbocca la statale era realizzabile in prima battuta attraverso due specchi parabolici situati sul lato opposto della statale poi implicava necessariamente un avanzamento del veicolo sino al limite della linea orizzontale discontinua che segna il margine della statale e solo in tale seconda fase aveva una visuale diretta per 40-45 mt;

– l’assenza di certezze in ordine alla velocità di percorrenza del motociclo (tra 70 o 90 KMh) prima dell’avvistamento dell’autovettura della Gr. e dell’inizio, da parte del motociclista stesso, della manovra di frenata;

– la divaricazione dei tempi di avvistabilità della moto da parte della conducente l’auto era stimabile tra un minimo di 1,20 secondi ed un massimo di 3 secondi;

– il motociclista aveva potuto avvistare la vettura in fase di immissione da una distanza di 40-45 mt rispetto al punto di collisione; l’impatto era avvenuto a 0.70/0,80 cm dalla linea di mezzeria.

Ha concluso affermando che a fronte dell’indubbio peso da riconoscere all’incertezza in ordine alla effettiva possibilità di ascrivere l’evento collisione/morte alla negligenza o all’imprudenza della condotta di guida dell’imputata, vi è l’indubbio rilievo da attribuire alla condotta del motociclista che, ove fosse stata adeguata alle condizioni della strada e alla segnaletica, avrebbe impedito che la frenata determinasse la perdita del controllo del mezzo, lo sbandamento fino alla collissione con l’autovettura.

2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione il difensore della costituita parte civile, eredi G. , lamentando violazione di legge e vizi motivazionali, secondo i seguenti profili di censura.

I) Vizio di motivazione in ordine allo stato dei luoghi come risultanti dal contenuto dei rilievi de degli accertamenti tecnici in atti. Deduce che la sentenza impugnata dà atto di una visuale dell’area di incrocio assai limitata e difficoltosa con la necessità di avanzare dal margine della careggiata per poter avere la visuale dei veicoli in avvicinamento, mentre dai rilievi della polizia stradale è rilevabile una visibilità diretta dal margine di immissione per oltre 40 m attraverso gli specchi convessi. Lamenta in definitiva un travisamento dei dati fattuali ricavabili dai rilievi e dagli accertamenti tecnici in relazione alle condizioni di visibilità sia diretta che tramite gli specchi convessi.

II) Vizio di motivazione con riferimento alla velocità di percorrenza del tratto stradale da parte del motociclo. In maniera contraddittoria, pur dando atto della forbice esistente tra i calcoli del consulente del PM (89 kmh) e quelli del consulente di parte civile 70 Kmh, ha disatteso le conclusioni tecniche nella ricostruzione cinematica dell’incidente con specifico riferimento alla avvistabilità della moto da parte della imputata che, allorché ha iniziato la manovra di immissione, poteva vedere la moto che si trovava secondo la ricostruzione del consulente del PM a 25 mt e quindi nella sua piena visuale.

III) Vizio di motivazione con riferimento alla concreta condotta colposa addebitabile alla imputata nella manovra pericolosa posta in essere di avanzamento ed immissione sulla statale nonostante il motociclista fosse visibile.

A fronte dell’obbligo di dare la precedenza al motociclo e alla avvistabilità concreta della moto, l’esigibilità della regola di comportamento, posta dal codice della strada, viene superata dalla Corte territoriale attraverso l’assunto illogico della breve durata del tempo di percepibilità della visuale diretta. In realtà proprio il fatto che abbia potuto avvistare il motociclo e ciò nonostante abbia proseguito la manovra di immissione porta a constatare la violazione di una precisa regola di comportamento che imponeva l’arresto del mezzo e comunque la massima prudenza e diligenza.

IV) Vizio di motivazione in ordine alla evitabilità dell’evento e al giudizio controfattuale che è stato ricondotto erratamente al fatto se l’evento potesse essere evitato ove il motociclista avesse rispettato il limite di 50 Km. Lamenta che secondo il ragionamento illogico della Corte, date le condizioni di pericolosità dell’intersezione, non sarebbe rimproverabile la condotta di immissione e non sarebbe esigibile l’obbligo di arresto e di precedenza per i veicoli provenienti dalla strada privata laterale.

Deduce anche la violazione di legge, in specie dell’art. 43 c.p. e di qualificazione del comportamento colposo in presenza di un eventuale concorso di colpa della vittima non sufficiente di per sé ad escludere la responsabilità del conducente.

Considerato in diritto

1.Il ricorso va accolto.

2.Il primo motivo è fondato nella parte in cui lamenta un vizio di illogicità e contraddittorietà della motivazione che, nelle premesse, a fol 6/7, dà per accertato, secondo la ricostruzione condivisa effettuata dal Tribunale, sulla base dei rilievi tecnici, che l’avvistamento dei veicoli provenienti dalla sinistra per chi imbocchi la statale era concretamente possibile attraverso due distinte e successive modalità di osservazione del tratto stradale (la prima indiretta, mediante specchi convessi, la seconda diretta attraverso la visione del tratto stradale a una distanza di 45 metri dopo aver operato una manovra di avanzamento del veicolo sino al limite della linea orizzontale bianca discontinua che segna il margine della strada statale); poi, in successivo passaggio, a fol 10, fa proprie, in maniera apodittica e con un salto logico evidente, le dichiarazioni rese in dibattimento del consulente della difesa secondo cui per avvistare direttamente eventuali veicoli provenienti dalla sinistra la parte anteriore del veicolo che si immetteva nella statale doveva avanzare fino a sporgere su quest’ultima per un metro e mezzo-due metri creando una situazione di estremo pericolo. A tal riguardo, la giurisprudenza costante di questa Corte ammette, in virtù del principio del libero convincimento del giudice e di insussistenza di una prova legale o di una graduazione delle prove, la possibilità del giudice di scegliere fra varie tesi, prospettate da differenti periti, di ufficio e consulenti di parte, quella che ritiene condivisibile, purché dia conto con motivazione accurata ed approfondita delle ragioni del suo dissenso o della scelta operata e dimostri di essersi soffermate sulle tesi che ha ritenuto di disattendere e confuti in modo specifico le deduzioni contrarie delle parti.

Nel caso di specie, il Giudice di primo grado aveva specificatamente

riportato l’esito di sopralluoghi sulla verifica di spazi di avvistabilità, (fol 5 sentenza di primo grado), che consentivano all’utente che, dalla strada privata voglia immettersi sulla […], in direzione […] (dopo aver oltrepassato lievemente la striscia bianca discontinua del margine della corsia statale per facilitare la propria visione diretta del campo stradale) e aveva accertato una visuale di 40 mt della corsia in direzione Verbania; sul punto la Corte territoriale ha omesso qualsiasi motivazione, riportando, invece, apoditticamente a fol 10 le dichiarazioni del consulente della difesa, secondo cui il veicolo che si immetteva nella statale doveva avanzare fino a sporgere su quest’ultima per un metro e mezzo-due metri creando una situazione di estremo pericolo.

3. Il secondo, terzo e quarto motivo, sono pure fondati ritenendo il Collegio che la motivazione dell’impugnata sentenza, sottoposta al vaglio di legittimità, non supera le censure di manifesta illogicità riguardanti le questioni concernenti la prevedibilità, l’evitabilità dell’evento e il giudizio controfattuale.

È opportuno fare qualche riferimento al principio dell’affidamento, evocato in sentenza a favore dell’imputata, circa la non prevedibilità ed evitabilità in concreto dell’incidente a seguito del comportamento tenumotociclista. E ormai consolidato l’orientamento della Corte di legittimità secondo il quale il principio dell’affidamento, nello specifico campo della circolazione stradale, trova un opportuno temperamento nell’opposto principio, secondo cui l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità (vds. Sez 4 n. 25552 del 27.04.2017 rv 270176; sez. 4 n. 7664 del 6.12.2017 rv 272223; Sez. 4, n. 8090 del 15/11/2013, dep. 2014, Saporito, Rv. 259277). Tale prevedibilità dev’essere però valutata non già in astratto, ma in concreto e si sostanzia nell’assunto che vale non solo a definire in astratto la conformazione del rischio cautelato dalla norma, ma anche va ragguagliata alle diverse classi di agenti modello ed a tutte le specifiche contingenze del caso concreto (Sez. U., n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn e altri, non massimata sul punto). Inoltre, considerato che le regole di cautela che nel caso di specie si assumono violate di cui all’art. 154 C.d.S. si presentano come regole “elastiche”, che indicano, cioè, un comportamento determinabile in base a circostanze contingenti, è comunque necessario che l’imputazione soggettiva dell’evento avvenga attraverso un apprezzamento della concreta prevedibilità ed evitabilità dell’esito antigiuridico da parte dall’agente modello (Sez. 4, n. 37606 del 06/07/2007, Rinaldi, Rv. 237050).

3.1. Sul punto la Corte, da una lato, ha evidenziato e riportato la ricostruzione del Tribunale (fol 9) che ha accertato la violazione da parte della Gr. dell’obbligo del conducente di utilizzare la massima prudenza nella manovra di immissione dalla strada privata sulla statale, con svolta a sinistra, avendo deciso di intraprendere, pur in presenza di una intersezione pericolosa l’attraversamento della carreggiata, nonostante avesse avvistato o potuto avvistare, usando la prudenza e la diligenza necessarie, il sopraggiungere del motociclo (almeno un secondo e mezzo prima dell’urto); dall’altro, in maniera illogica e carente, ha fatto discendere dalla breve durata dei tempi di avvistamento e dalla velocità tenuta dalla moto, ricostruita tra i 70 e 90 Km orari, con conseguente oscillazione dei tempi di avvistabilità da 1,20 e 3 secondi e mezzo, l’incertezza sui reali profili di colpa dell’imputata. Con ciò non applicando in maniera rigorosa il principio secondo cui non può farsi affidamento sulla circostanza che i veicoli favoriti siano a loro volta gravati dall’obbligo di rallentare in prossimità dell’intersezione, giacché l’eccessiva velocità di questi ultimi, se non costituisce un fatto sopravvenuto, può rappresentare soltanto una causa concorrente dell’incidente eventualmente occorso, di per sé non sufficiente ad escludere la responsabilità dello stesso conducente. Poiché la Gr. aveva una velocità quasi nulla, evidentemente doveva aver percepito la presenza del motociclo avvistabile a 40 mt. mentre si trovava sul lato della carreggiata avente diritto di precedenza. L’eccessiva velocità del motociclista non costituiva un fattore imprevedibile.

3.2.Costituisce principio acquisito pacificamente alla giurisprudenza della S.C. che in tema di disciplina della circolazione stradale per integrare l’inosservanza dell’obbligo di precedenza è sufficiente, particolarmente nel caso di immissione sulla strada pubblica con provenienza da un luogo non soggetto a pubblico passaggio, occupare anche una minima parte della carreggiata in cui procede il veicolo favorito, essendo soltanto necessario che sorga il concreto pericolo di interferenza delle traiettorie e non avendo alcuna rilevanza, se non ai fini di un concorso di colpa, la possibilità per detto veicolo di evitare collissione mediante manovre più o meno agevoli per deviare verso la parte stradale non ancora libera (Sez 4 n. 14213 del 9.07.1990 rv 185568). In definitiva l’eccessiva velocità della persona offesa, può rappresentare una causa concorrente dell’incidente eventualmente occorso, di per sé non sufficiente ad escludere la responsabilità dello stesso conducente gravato dall’obbligo di precedenza (Sez. 4, n. 25552 del 27/04/2017, Luciano, Rv. 270176; Sez. 4, n. 33385 del 08/07/2008, Ianniello, Rv. 240899); il conducente di un veicolo, nell’impegnare un crocevia, deve prefigurarsi anche l’eccessiva velocità da parte degli altri veicoli che possono sopraggiungere, onde porsi nelle condizioni di porvi rimedio, atteso che tale accadimento rientra nella normale prevedibilità (Sez. 4, n. 20823 del 19/02/2019, Farimbella, Rv. 275803, in fattispecie di omicidio colposo in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità dell’imputato per aver effettuato una svolta repentina senza fermarsi e controllare che non stessero sopraggiungendo altri veicoli, nonostante la vittima del sinistro procedesse su un motoveicolo a velocità superiore al consentito).

3.3. In conclusione la Corte territoriale non ha fatto corretto uso dei principi ermeneutici affermati dalla giurisprudenza di questa Corte. La manovra di svolta a sinistra uscendo da una strada privata con immissione in una strada statale determina una situazione di pericolo ed esige, quindi, la massima prudenza e l’adozione di tutte le possibili cautele; a questo scopo il conducente che tale manovra deve attuare, non solo ha l’obbligo di eseguire di avvicinarsi gradualmente all’asse della carreggiata, ma anche quello imposto dalla comune prudenza, di accertare mediante con ispezione diretta o in qualsiasi altro modo, che non vi siano veicoli sopraggiungenti, lasciando a tali veicoli, eventualmente, la precedenza (Sez. 4, n. 9114 del 09/06/1983, Calarco, Rv. 160979; Sez. 6, n. 2515 del 17/10/1975, dep. 1976, Cecci, Rv. 132517).

4. La sentenza impugnata deve essere pertanto annullata agli effetti civili con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello cui si demanda anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello cui demanda altresì la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

 


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