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Lo sai che? Aborto illegale e omicidio volontario del neonato: quali differenze?

Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2013

La vita di un feto si può considerare al pari di quella di un bambino già nato, al punto da poter qualificare l’aver provocato la sua morte come un omicidio?

 

Vi siete mai chiesti a partire da quando, per la legge, un nascituro può considerarsi un bambino e non più un feto?

Se, in stato di ebbrezza, mi metto alla guida di un’auto e, scontrandomi con un mezzo che sta portando in ospedale una donna in travaglio, provoco la morte del nascituro, sarò imputato per aver procurato l’aborto del nascituro o per omicidio colposo?

Una recente pronuncia della Cassazione [1] ha permesso di chiarire la linea di demarcazione che esiste tra la nozione di aborto illegale e quella di omicidio volontario. I giudici supremi hanno precisato, infatti, che “la vita autonoma del feto inizia con la rottura del sacco contenente il liquido amniotico”, anche se il feto non è ancora autosufficiente.

Vi è, dunque, un preciso momento a partire dal quale quella del feto può considerarsi vita autonoma, la cui soppressione non è più qualificabile come aborto, bensì come omicidio: quella del momento iniziale del travaglio e non il momento della nascita.

Per meglio comprendere tale pronuncia è bene fare un cenno alla vicenda.

La sentenza prende spunto dal caso di infermiere che, col consenso di una gestante , ne aveva provocato il parto prematuro; tale atto aveva causato la morte della bambina che la donna portava in grembo.

Per tale condotta gli indagati erano stati imputati in primo grado per il reato di “procurato aborto illegale[2], in quanto, a dire del Tribunale, non era provato che l’evento “morte” fosse avvenuto dopo la nascita.

La consulenza medica, al contrario, rilevava che la bambina era morta durante il travaglio (nella fase cosiddetta intra-peri partum), e ciò, secondo la Cassazione, implicava l’accusa di omicidio volontario [3].

note

[1] Cass pen, sent.  n° 43565/13 del 24.10.13.

[2] Art. 19 L. n. 194/78.

[3] Art. 575 cod. pen.

Chi provoca la morte di un nascituro quando sia già iniziato il travaglio della madre, dovrà rispondere di “omicidio” volontario o colposo (a seconda che abbia voluto o meno causare il decesso del bambino) e non più del reato di “procurato aborto”.


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